Cronaca & Attualità
Emergenza idrica finita in Friuli, ma 760 pozzi e sorgenti restano sorvegliati ogni settimana
Emergenza idrica conclusa in Friuli: Cafc continua a monitorare 760 pozzi, sorgenti e opere di presa
L’emergenza idrica dell’estate 2026 può considerarsi conclusa e quasi tutti i Comuni serviti da Cafc possono revocare le ordinanze che limitavano gli utilizzi non essenziali dell’acqua. Le piogge hanno migliorato la situazione, ma sotto il Friuli il controllo non si ferma: ogni settimana vengono monitorate 760 opere di presa, tra pozzi, sorgenti e gallerie filtranti, per verificare livelli e portate e anticipare eventuali nuove criticità.
Il monitoraggio di 760 opere di presa
Il sistema di controllo fa capo all’Ufficio concessioni e misure di Cafc, guidato dalla geologa Elena Grande. Il cuore dell’attività è un database che raccoglie i dati delle 760 opere di presa, comprese 112 entrate nella rete con HydroGEA.
Ogni lunedì i responsabili delle undici zone operative aggiornano le informazioni su portate e condizioni delle opere, mentre vengono rilevati anche i livelli dei pozzi principali. Il monitoraggio settimanale era stato introdotto durante l’emergenza idrica del 2022 e da allora non è più stato interrotto.
Sotto osservazione i punti strategici
Tra le fonti più importanti controllate da Cafc figurano la sorgente dei Musi, il Fontanon di Timau, i pozzi della città di Udine, Molino del Bosso, il campo pozzi di Biauzzo a Camino al Tagliamento e la piana di Sant’Agnese a Zompitta di Reana.
Nei pozzi principali apposite sonde registrano continuamente la quota della falda. Più complesso è il monitoraggio delle sorgenti montane, spesso situate in zone difficili da raggiungere e prive di energia elettrica. In questi casi assumono un ruolo fondamentale il telecontrollo e le verifiche degli operatori sul territorio.
Dall’allerta alle ordinanze dei sindaci
Il sistema permette di intervenire prima che la scarsità d’acqua diventi un’emergenza. Quando le curve delle sorgenti iniziano a scendere o peggiorano i livelli delle falde, Cafc può rinviare i lavaggi delle reti e gli interventi non indispensabili che richiedono acqua, oltre a intensificare i controlli sulle perdite.
Se la situazione continua a deteriorarsi vengono coinvolti i Comuni, ai quali può essere chiesta l’adozione di ordinanze per limitare gli usi non potabili, come l’irrigazione di giardini e orti.
La crisi del 2026 era iniziata in inverno
Le difficoltà dell’estate erano state anticipate dalla scarsa neve dei mesi di gennaio e febbraio. Una situazione che ha ridotto la capacità di ricarica delle sorgenti profonde. Già a marzo i dati sul manto nevoso avevano evidenziato la criticità, successivamente aggravata dalle alte temperature e dall’evapotraspirazione.
La carenza d’acqua non riguarda inoltre soltanto l’estate: sullo Zoncolan e in altre aree montane, in assenza di neve, può rendersi necessario trasportare acqua anche durante l’inverno per compensare la ridotta portata delle sorgenti.
Le piogge non bastano per tutte le falde
Le precipitazioni hanno consentito di superare la fase più difficile, ma i tempi di recupero cambiano notevolmente. Le sorgenti superficiali reagiscono velocemente alla pioggia e altrettanto rapidamente possono tornare a perdere portata. Le falde profonde e i pozzi, invece, richiedono tempi più lunghi per ricaricarsi.
Per questo, nonostante la possibilità di revocare le ordinanze, Cafc continuerà con il monitoraggio settimanale. In caso di nuove difficoltà, il sistema può ricorrere a fonti temporanee alternative oppure alle interconnessioni tra acquedotti, così da trasferire acqua dalle reti che ne dispongono verso quelle in maggiore sofferenza.
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