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Un giardino sui tetti di Udine: l’esperimento per ridurre il caldo e riportare biodiversità in città

Al campus scientifico di Udine nascerà un tetto verde sperimentale. Il progetto europeo GRACE studierà 12 coperture tra Italia e Austria per capire gli effetti su clima urbano e biodiversità

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Tetti verdi in città per la biodiversità
Tetti verdi in città per la biodiversità (© Redazione / AI)

Un tetto non più soltanto fatto di cemento, guaine e impianti, ma trasformato in un piccolo ecosistema capace di ospitare piante spontanee, insetti e potenzialmente offrire punti di passaggio a farfalle, uccelli e pipistrelli. È ciò che verrà sperimentato al campus scientifico dell’Università di Udine nell’ambito di GRACE – Tetti verdi per la connettività ecologica alpina, progetto europeo dedicato al ruolo che le coperture vegetate possono avere nelle città.

L’obiettivo non è semplicemente rendere gli edifici più belli. I ricercatori vogliono capire quanto una rete di tetti verdi possa migliorare il microclima urbano, favorire la biodiversità e ricucire almeno in parte la frammentazione tra città e aree rurali. Il progetto coinvolge Udine, Bolzano e Innsbruck e prevede attività di ricerca fino alla primavera del 2028.

Al campus di Udine nascerà un tetto verde sperimentale

La parte più visibile del progetto in Friuli-Venezia Giulia sarà la realizzazione di un impianto verde pensile sperimentale nel campus scientifico dell’Università di Udine.

La copertura avrà una funzione sia scientifica sia dimostrativa e didattica. Saranno sperimentate tecniche per favorire specie spontanee tipiche dei prati stabili, scelte anche per la loro ridotta necessità di acqua e manutenzione e per la capacità di contribuire alla biodiversità locale.

Non si tratta quindi del classico giardino ornamentale realizzato semplicemente collocando qualche pianta sopra un edificio. Il tetto diventerà un vero laboratorio a cielo aperto, nel quale verificare come differenti soluzioni vegetali reagiscono alle condizioni particolarmente difficili presenti sulle coperture: sole diretto, vento, alte temperature e periodi di siccità.

Esperienze analoghe sono già in corso a Bolzano, dove nella primavera del 2026 Eurac Research ha realizzato sul proprio edificio storico un tetto che riproduce in miniatura diversi ambienti dell’Alto Adige utilizzando specie vegetali adattate alle condizioni estreme delle coperture urbane.

Non un solo tetto, ne saranno studiati 12

GRACE ha però una dimensione decisamente più ampia. La ricerca riguarda complessivamente 12 tetti verdi distribuiti tra Udine, Bolzano e Innsbruck.

A Udine i ricercatori analizzeranno anche coperture presenti nel comprensorio ospedaliero Santa Maria della Misericordia e su edifici commerciali della città. Alle attività collaborano infatti anche Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale e Despar – Venezia.

Il progetto è coordinato da Eurac Research e vede tra i partner l’Università di Udine, la Provincia autonoma di Bolzano e i Tiroler Landesmuseen di Innsbruck.

Il finanziamento complessivo è di 737.297,95 euro attraverso il programma Interreg VI-A Italia-Austria 2021-2027, mentre la quota relativa all’Università di Udine è di circa 190mila euro. Per l’ateneo friulano lavora un gruppo del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali coordinato da Maurizia Sigura e Francesco Boscutti.

Farfalle, api, uccelli e pipistrelli: cosa cercheranno i ricercatori

Uno degli aspetti più interessanti riguarda il modo in cui verrà misurata la biodiversità.

Nei siti interessati dal progetto saranno effettuati rilievi della vegetazione e monitoraggi di farfalle, cavallette e api selvatiche. Per individuare uccelli e pipistrelli verranno invece utilizzati anche registratori acustici, capaci di raccogliere i suoni successivamente analizzati dagli specialisti.

Per gli insetti saranno impiegate differenti tipologie di trappole e alcune analisi ricorreranno persino al DNA metabarcoding, tecnica che permette di identificare contemporaneamente numerose specie a partire dai campioni raccolti.

A tutto questo si aggiungeranno misurazioni del microclima e modellazioni spaziali, necessarie per capire non soltanto cosa vive sui singoli tetti ma anche quale potrebbe essere il loro ruolo all’interno dell’intera città.

Tetti come “ponti” tra città e campagna

È proprio quest’ultimo aspetto a rendere GRACE particolare.

Una singola copertura verde ha inevitabilmente dimensioni limitate. Una rete di coperture vegetate, invece, potrebbe funzionare come una sequenza di piccole isole attraverso le quali determinate specie riescono a spostarsi all’interno di zone fortemente urbanizzate.

Il progetto vuole verificare se questi spazi possano diventare veri e propri “ponti ecologici”, favorendo la connessione tra parchi, giardini, periferie e aree rurali e aumentando così gli habitat disponibili per farfalle, uccelli, pipistrelli e altri organismi.

Per individuare dove si trovano già le coperture vegetate a Udine, i ricercatori utilizzeranno anche immagini ad alta risoluzione ottenute tramite telerilevamento, combinate con dati tridimensionali sull’altezza e sulla distribuzione degli edifici.

Possono davvero rendere le città più fresche?

Il possibile contributo dei tetti verdi non riguarda soltanto la biodiversità.

La Commissione europea considera le coperture vegetate tra le soluzioni basate sulla natura che, se adeguatamente progettate, possono contribuire a ridurre il surriscaldamento urbano, trattenere parte dell’acqua piovana e aumentare gli spazi disponibili per specie animali e vegetali in città.

Non esiste però un beneficio identico per qualunque tetto. Una vasta revisione della letteratura scientifica mostra che le prestazioni dipendono da numerosi fattori, tra cui tipo di copertura, vegetazione, substrato, clima, gestione e caratteristiche dell’edificio. Proprio per questo sono importanti monitoraggi effettuati in condizioni reali e per periodi sufficientemente lunghi.

Ed è precisamente una delle domande alle quali GRACE cercherà di rispondere nel contesto delle città alpine.

Udine come laboratorio urbano

Il progetto dovrebbe concludersi entro marzo 2028. Oltre alla ricerca scientifica sono previste attività rivolte a scuole, cittadini, amministratori e professionisti della pianificazione urbana, con l’obiettivo finale di trasformare i risultati in strumenti utilizzabili da chi progetta le città.

La domanda alla base dell’esperimento è semplice ma tutt’altro che banale: quanta natura può essere recuperata utilizzando superfici urbane che oggi consideriamo praticamente inutilizzate?

A Udine la risposta comincerà anche da un tetto.

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