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Specie aliene nell’Adriatico, il DNA aiuta a scoprirle: a Trieste i risultati del progetto ALIENA

A Trieste il 9 novembre saranno presentati i risultati del progetto ALIENA: 2,6 milioni di euro per studiare cinque specie aliene nell’Adriatico. Nel Golfo nuove analisi del DNA e sistemi per prevederne la diffusione

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Locandina del progetto ALIENA
Locandina del progetto ALIENA

Individuare le specie aliene presenti nel mare, seguirne la diffusione e intervenire prima che possano compromettere gli equilibri degli ecosistemi. È l’obiettivo del progetto europeo ALIENA, che lunedì 9 novembre 2026 farà tappa a Trieste per presentare i risultati delle ricerche condotte nell’Adriatico da sette partner italiani e croati. L’appuntamento, organizzato da ARPA Friuli-Venezia Giulia, si terrà al Museo Sartorio e rappresenterà un momento di confronto su una delle sfide ambientali più importanti per il futuro del mare.

Finanziato nell’ambito del programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027, il progetto dispone di un budget complessivo di 2,62 milioni di euro e ha concentrato le attività su quattro aree pilota, dal Golfo di Trieste fino alle coste della Puglia e della Dalmazia.

Specie aliene, sotto osservazione cinque organismi prioritari

Le specie aliene, chiamate anche specie non indigene, sono organismi introdotti in ambienti diversi da quelli di origine. Possono arrivare attraverso le acque di zavorra delle navi, aderendo agli scafi o seguendo altre vie legate alle attività umane.

Non tutte le specie aliene sono invasive o dannose. Alcune riescono però a riprodursi e diffondersi rapidamente, entrando in competizione con gli organismi autoctoni e modificando le catene alimentari.

Per comprendere meglio questi fenomeni, ALIENA ha selezionato cinque specie considerate prioritarie, sottoponendole a monitoraggi specifici in quattro zone dell’Adriatico: costa pugliese, Golfo di Trieste, costa istriana e costa dalmata.

Tra gli organismi studiati figura Mnemiopsis leidyi, uno ctenoforo gelatinoso originario dell’Atlantico occidentale che si nutre di zooplancton, una risorsa fondamentale anche per numerosi pesci. La sua proliferazione può quindi influire sugli equilibri alimentari dell’ambiente marino.

Nel Golfo di Trieste un laboratorio studia le tracce di DNA nell’acqua

Una delle principali innovazioni introdotte dal progetto riguarda l’impiego del DNA ambientale (eDNA), una tecnica che permette di individuare tracce genetiche degli organismi direttamente nei campioni d’acqua o nei sedimenti.

Grazie ai finanziamenti europei, ARPA FVG ha allestito a Trieste un laboratorio di genetica ambientale, affiancando alle osservazioni tradizionali strumenti di biologia molecolare.

I primi risultati sono già concreti. In un approfondimento pubblicato il 27 ottobre, l’Agenzia ha confermato che le analisi molecolari hanno permesso di verificare la presenza nel Golfo di Trieste del piccolo granchio Pinnotheres bicristatus, successivamente oggetto di una pubblicazione scientifica.

Le nuove metodiche consentono inoltre di effettuare ricerche mirate su organismi difficili da individuare con le tecniche tradizionali, come l’alga invasiva Rugulopteryx okamurae, anche quando le tracce genetiche sono presenti in concentrazioni estremamente ridotte.

Modelli previsionali per capire dove possono diffondersi

Il progetto non si limita a identificare le specie. I ricercatori stanno sviluppando anche sistemi di previsione e allerta precoce, utilizzando i dati raccolti durante i monitoraggi e le informazioni sulle condizioni marine.

Una prima versione operativa dei modelli, presentata nel giugno 2026, elabora previsioni quotidiane sulle condizioni ambientali favorevoli alla diffusione degli organismi non autoctoni.

Tra le aree per le quali sono stati adattati questi strumenti figura proprio il Golfo di Trieste.

L’obiettivo è mettere a disposizione delle autorità informazioni utili per programmare controlli e interventi, tutelando la biodiversità e le attività economiche legate al mare, dalla pesca all’acquacoltura fino al turismo.

A Trieste il 9 e 10 novembre la presentazione dei risultati

L’appuntamento pubblico si svolgerà lunedì 9 novembre al Museo Sartorio, in largo Papa Giovanni XXIII 1, a Trieste.

Nel corso della giornata saranno illustrati i monitoraggi delle quattro aree pilota e le metodologie sviluppate, con un confronto tra ricercatori, istituzioni ed esperti. Una tavola rotonda affronterà il passaggio dall’individuazione delle specie alle possibili azioni di gestione e prevenzione.

Martedì 10 novembre, invece, è previsto un incontro tecnico riservato ai partner presso il Museo Civico di Storia Naturale.

La collaborazione, avviata nel marzo 2024 e con conclusione programmata a dicembre 2026, coinvolge sette partner, coordinati dalla Regione Puglia, tra cui ARPA FVG, ARPA Puglia, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, Bluefarm e due istituti scientifici croati.

I dati conclusivi che saranno illustrati a Trieste permetteranno di comprendere meglio quanto siano efficaci i nuovi strumenti e quali indicazioni possano offrire per la tutela dell’Adriatico.

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