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Gorizia

Legge elettorale, no dall’Aula alla proposta sulla doppia preferenza di genere

Presentata per la terza volta in questa legislatura dal primo firmatario Francesco Russo (Pd)

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FVG – Nuova fumata nera per la proposta di legge che intendeva introdurre la doppia preferenza di genere nel meccanismo di elezione del Consiglio regionale. Presentata per la terza volta in questa legislatura dal primo firmatario Francesco Russo (Pd) e sottoscritta nel corso della seduta da tutti i consiglieri di Opposizione, la pdl è stata bocciata per 23 voti a 17. Hanno premuto il pulsante rosso tutti i gruppi del Centrodestra, con l’eccezione della leghista Maddalena Spagnolo che è uscita dall’aula al momento del voto.
“La norma che propongo – ha spiegato Russo all’inizio del dibattito – è già in vigore in tutti i Comuni del Fvg e in molte altre Regioni italiane, di destra e di sinistra. Non si tratta di quote rosa né di liste bloccate con l’obbligatoria alternanza di genere, ma della semplice possibilità di esprimere due preferenze, assegnandole a persone di genere diverso: un piccolo passo che ci aiuterebbe a superare l’attuale imbarazzante dato di sole 6 donne in Consiglio su 49 consiglieri”. Russo ha ricordato il sì alla proposta da parte della Commissione regionale per le pari opportunità (“Io stimo la presidente Dusy Marcolin, ma non si può certo dire che faccia riferimento alla nostra parte politica”) e l’impegno in questo senso di tante associazioni, alcune delle quali presenti in aula per assistere alla discussione.
Il consigliere dem ha ricordato inoltre “le parole del presidente Piero Mauro Zanin su questo tema, che gli fanno onore” e “il dialogo avviato con Fratelli d’Italia” per arrivare all’auspicio, rivolto al Centrodestra, “di votare insieme questa norma, per non essere più fanalino di coda in Italia e riportare in alto la credibilità della politica, mai così bassa e fonte di una crescente disaffezione al voto”.

Concetti ripresi da molti consiglieri di Opposizione. Chiara Da Giau (Pd) ha detto che “la pdl aprirebbe una strada che altrove ha dimostrato di essere efficace”, contestando quelli che ha chiamato “mercanteggiamenti sulla legge elettorale, avvenuti oggi nei corridoi, quando invece si tratta di fissare un semplice principio”. Simona Liguori (Cittadini) ha fatto riferimento alle associazioni che si battono per la doppia preferenza, mentre Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia) ha ricordato che “il Centrodestra aveva promesso un’organica legge elettorale, riforma ormai impossibile a pochi mesi dal voto” invitando a  “non usare male la specialità regionale, per diminuire il livello di accesso alle istituzioni anziché aumentarlo”.
E se Furio Honsell (Open Fvg) ha auspicato “la soluzione di un problema che tutti riconoscono”, Mauro Capozzella (M5S) ha parlato di “chance in più per le donne. Non siamo comunque all’anno zero perché le liste dei candidati alle elezioni prevedono un equilibrio di genere”. Secondo Cristiano Shaurli (Pd) “la citazione delle donne eccellenti, nella politica e in generale nella società del Fvg, non deve diventare la scusa per dire: se sono brave possono farcela comunque. Vi chiedo se il 13 per cento di rappresentanza in Consiglio, che è il dato attuale, corrisponda al peso effettivo delle donne nella nostra regione”. La collega dem Mariagrazia Santoro ha infine ricordato “la sentenza della Corte Costituzionale che impone di non sottrarsi al riequilibrio, a meno che non ci siano condizioni peculiari locali che qui onestamente non vedo”.
Per la Maggioranza, il primo a rispondere è stato Claudio Giacomelli. “Non siamo pregiudizialmente contrari alla doppia preferenza di genere – ha spiegato il capogruppo di Fratelli d’Italia – ma non lo sentiamo come un principio irrinunciabile, al quale aderire anche a costo di distinguerci dagli altri partiti del Centrodestra. Va anche detto che altrove questa norma ha favorito la partecipazione femminile nei Consigli regionali, ma non si è dimostrata definitiva né risolutiva. In generale il problema è il minor interesse delle donne per la politica, e solo in Paesi dove le condizioni sociali sono migliori questa percentuale di interesse cresce, riducendo il divario di genere. Ricordo peraltro che questa Giunta e questo Consiglio hanno preso molte misure che consentiranno alle donne di stabilizzarsi nella società”.

Tirata in ballo da Moretuzzo, che le aveva ricordato il suo sì alla doppia preferenza, la leghista Spagnolo ha ribadito quella posizione: “Si tratta di uno strumento che aiuta le donne a ottenere maggiore rappresentanza. Ma bisogna sottolineare che neppure la scorsa legislatura ha introdotto la doppia preferenza per il Consiglio regionale, limitandola ai soli enti locali”.
A spiegare compiutamente le ragioni del no alla pdl sono stati Mauro Bordin e l’assessore alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti. In premessa, il capogruppo della Lega ha invitato “a rispettare le scelte degli elettori: non credo sia giusto dire che all’esterno ci sono persone più degne di noi di stare in quest’Aula: tutti siamo stati scelti dai cittadini, e che i 49 consiglieri siano uomini o donne poco importa”. Poi Bordin ha attaccato Russo e le Opposizioni sul piano della procedura: “Già nei precedenti dibattiti su questo tema vi avevamo invitato a sedervi con noi, per riscrivere tutti insieme le regole del gioco, e non avete voluto farlo. Su questi temi non vanno bene le iniziative unilaterali, e ormai siamo fuori tempo massimo”.
Il capogruppo leghista ritiene infatti necessario modificare anche altri aspetti della norma elettorale, tra i quali l’ingresso in Consiglio del terzo candidato presidente più votato, una più precisa rappresentanza della Maggioranza (“Oggi anche chi prendesse il 95% dei voti avrebbe solo il 60% dei consiglieri”) e la tutela delle minoranze linguistiche. Dello stesso tenore la replica di Roberti. “Dopo il primo tentativo di approvare questa legge abbiamo cercato di costruire un tavolo con una proposta di Maggioranza che avete giudicato irricevibile – ha detto l’assessore -, poi abbiamo chiesto di ripartire da un foglio bianco ma ancora non volevate discutere. Ci sono diverse altre storture da correggere, e dobbiamo farlo insieme perché per la modifica a una legge statutaria servono maggioranze molto ampie”.
Ricostruzione contestata da Russo, nella sua replica finale: “La mia prima proposta di legge è del novembre 2019, e c’era tutto il tempo: spetta poi alla Maggioranza aprire un tavolo con una proposta definita. Tre anni fa il governatore Fedriga disse che la norma sarebbe arrivata nel giugno 2020, poi siamo tornati in aula nel 2021: pur con la pandemia di mezzo, c’era davvero la possibilità di arrivare a una soluzione”.
Prima del voto sull’unico articolo della pdl, il presidente Piero Mauro Zanin ha spiegato che un emendamento modificativo proposto
da Forza Italia “è stato giudicato inammissibile in quanto riguarda un altro oggetto della norma elettorale”. Prendendone atto, Mara Piccin (FI) ha fatto sapere che quell’idea sarà ripresa in una nuova proposta di legge.

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