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Il Friuli Venezia Giulia ospita il forum internazionale sulla Guerra fredda

Promosso da Friuli Storia, Università di Udine e Harvard

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UDINE – Un’iniziativa che accende un vasto interesse scientifico e divulgativo sulle conseguenze della Seconda Guerra mondiale, sulla Guerra fredda e sulla rilevanza che quei fatti hanno su quanto accade ai giorni nostri, stimolandone lo studio troppo spesso superficiale che la scuola ha riservato finora a quella parte del Novecento.  Questo in sintesi il pregio che l’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, ha attribuito al forum internazionale “Terre di confine. Dalla Guerra fredda ai conflitti dei nostri giorni” che Udine e Gorizia ospiteranno dal 9 all’11 marzo su iniziativa del premio Friuli Storia e delle Università di Udine e di Harvard.   Una partnership che muove i suoi passi proprio da Friuli Storia e dal suo presidente, che è anche direttore scientifico del Forum, Tommaso Piffer, e che ha trovato sostegno in due bandi della Regione Friuli Venezia Giulia, quello della direzione Cultura riservato a progetti di valorizzazione storica ed etnografica e quello della direzione Attività produttive riservato alle iniziative turistiche.
L’iniziativa si articola infatti in due progettualità: una di carattere scientifico e di ricerca, con il coinvolgimento di una quarantina di analisti e studiosi internazionali, impegnati in otto percorsi tematici sulla Guerra fredda e le sue conseguenze mondiali; l’altra di carattere turistico intitolata Frontiera Est, che per la prima volta mette a sistema le strutture difensive realizzate sul confine orientale nel corso del XX secolo.

L’evento ha inoltre il contributo e la collaborazione della Fondazione Friuli, della Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia e del Comune di Udine, oltre che della Rai regionale e del Gruppo europeo di cooperazione territoriale – Gect. Proprio al Gect, nella persona del suo presidente, l’esponente dell’Esecutivo regionale ha rivolto un ringraziamento per l’impegno con cui sta coordinando il percorso di avvicinamento a Go!2025, in cui anche questo forum si inserisce favorendo la conoscenza internazionale della storia del confine orientale.
Un confine da cui scaturisce ancora – come ha ricordato l’assessore – la specialità di questa regione che non può essere riferita all’unico aspetto del plurilinguismo. Il Friuli Venezia Giulia è stata terra di incrocio cruento di matrice bellica, ma anche confine tacito e subito come quello della Guerra fredda. L’opportunità di Nova Gorica e Gorizia capitale europea della Cultura 2025 è racchiusa nella possibilità di riproporsi come terra di incrocio di idee e di incontri pacifici, vera e propria porta dell’Occidente.
Il programma del Forum sarà inaugurato dalla lectio magistralis di uno degli storici più autorevoli a livello internazionale, Mark Kramer, direttore del Cold War Studies Project dell’Università di Harvard e senior fellow del Davis Center for Russian and Eurasian Studies di Harvard (giovedì 9 marzo alle 18 nella al Castello di Udine) e si chiuderà con l’intervento di un altro notissimo storico, l’accademico Charles S. Maier, professore di Storia europea ad Harvard (sabato 11 marzo alle 16:15 a Gorizia nella sede della fondazione Carigo).

Il 21 marzo sarà invece inaugurato il portale frontieraest.it, un progetto dell’Università di Udine che mette in rete per finalità turistiche quattro strutture difensive del secolo scorso: una struttura del Vallo alpino del Littorio (le opere 2 e 3 dello sbarramento Invillino Ovest nel Comune di Villa Santina, gestite dall’associazione Friuli Storia e Territorio), e due strutture del Vallo alpino riadattate dalla Nato negli anni Cinquanta (opera 4 dello sbarramento di Ugovizza-Nebria nel Comune di Malborghetto-Valbruna e opere 1 e 2 dello sbarramento di Passo Monte Croce Carnico nel Comune di Paluzza, rispettivamente gestite da Associazione Landscapes e ASSFN-E), oltre ad una struttura originale Nato, il bunker San Michele nel Comune di Savogna d’Isonzo, curato dall’associazione nazionale Fanti d’Arresto.

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