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Eventi & Cultura

Presentata la nuova mostra di Illegio: sarà dedicata alla carne, materia dello spirito

La nuova esposizione promossa dal Comitato di San Floriano aprirà i battenti il 21 maggio e resterà visitabili fino al 22 ottobre 2023

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TOLMEZZO – Lo sguardo, nella prossima mostra di Illegio, si concentra sulla carne, la materia dello spirito: la carne, cioè, come dimensione fondamentale del nostro essere, quella che ci dà sensibilità, concretezza, identità, collocazione nel tempo e nello spazio, tenerezza, sensualità, possibilità di aver cura gli uni per gli altri, ma anche fragilità, limiti, morte, attesa della futura vita completa. Quando si pensa alla carne, il paradigma cartesiano che la qualifica come res extensa e la contrappone alla res cogitans e forse quanto si avvicina di piu ad una concezione sbagliata ma diffusa, all’idea della carne come a qualcosa che e “la fuori” e che si puo misurare e soppesare, alimentare, ferire e curare, ma come se fosse tutt’altro rispetto al mondo interiore e a quello spirituale. Uno sguardo piu attento sul fenomeno della carne mette in crisi l’idea riduttiva della carne come materia bruta, totalmente esterna e in fondo vile. Dal VI secolo a.C. al primo Novecento, duemilacinquecento anni di bellezza in un viaggio affascinante tra le oltre 40 opere – diverse sono inedite e mai visibili al pubblico –, alcune firmate da artisti raffinati e tutti da scoprire, altre dai più grandi maestri della storia dell’arte: basti citare, tra gli altri, Donatello, Canova, due capolavori di Peter Paul Rubens, Gerrit van Honthorst, Giambattista Tiepolo, Eugène Delacroix.
L’uscita dal dualismo e da una prospettiva superficialmente riduttiva – che nega la realta spirituale e metafisica, o che lo contrappone totalmente alla realta fisico – si fonda proprio sulla scoperta che la carne e il nesso tra i soggetti e il mondo. Ognuno di noi ha coscienza del mondo attraverso la propria carne, mentre la stessa coscienza della propria carne si evolve continuamente attraverso l’esperienza del mondo. Toccare e sentirsi toccati, e scoprire le cose fuori dal nostro essere e al tempo stesso scoprire il mio corpo come senziente, come vedente, come reagente ad ogni contatto e ad ogni percezione. In questo senso la carne non e una massa, e una delle coordinate dell’essere, e il luogo dove puo accadere la vera reciprocita: gli altri oggetti del mondo interagiscono, si incontrano e si scontrano, stabiliscono legami o repulsioni, si scambiano energie e informazioni, ma non possono davvero sentirsi, solo la carne tocca e sente i corpi fisici, mentre questi non sentono nulla, neppure di esser toccati.

I corpi fisici agiscono sulla mia carne proprio perche questa ha il privilegio eccezionale di sentire, soffrire, gioire. Questo privilegio e strettamente legato ad un altro: l’autopercezione. In effetti, e per il fatto che originariamente sento me stesso, sento di sentire, e quindi effettivamente sento di esserci, che e possibile sentire tutto il resto e sentirne anche l’alterita, accorgermi che e altro da me. La mia carne sente le cose del mondo con quelle facolta per mezzo delle quali, intimamente, io faccio esperienza di me stesso in me stesso.
L’accesso della carne di un soggetto alla carne di altri soggetti e un evento che supera questa dinamica e che non puo rimanere dentro i confini della semplice percezione, come se si trattasse dell’esperienza di un qualsiasi corpo fisico del mondo. La carne, infatti, non e esposta alla percezione al modo delle cose, ma si espone nella sua nudita. Non la nudita intesa come mancanza di abito: si tratta del sentirsi esposta al sentire altrui. La carne si lascia sentire dalla carne di un altro essere in modo che essa sente di sentirla e di essere sentita. E un intreccio che puo portare a mille sfumature e a indicibili emozioni, nella gamma che va dall’ostilita reciproca fino all’erotizzazione reciproca o alla tenerezza reciproca. Possiamo dire, dunque, che io sento un oggetto fisico inerte come tale perche non solo avverto le sue caratteristiche, ma avverto che mi resiste, che non mi consente di fare un passo dentro il suo spazio, dentro il suo “mistero”; e di fronte a quel corpo fisico faccio esperienza di me stesso come carne perche non posso vincere tale resistenza, debbo fermarmi, non posso diventare parte di quel tavolo o di quella pietra, sebbene ogni mio contatto con i frammenti di questo mondo contenga in fondo una certa tensione ad una conoscenza profonda di ogni cosa. La carne altrui, invece, la sento come tale in quanto non mi resiste totalmente, reagisce lasciandomi spazio, facendomi sentire che io provoco qualcosa nell’essere dell’altro, che si tratti di qualcosa di positivo o di negativo o di indecifrabile; e così so che si tratta di una carne, di una carne altrui. Quando questo non succede, viviamo il fenomeno dell’indifferenza o quello della riduzione ad oggetto. L’indifferenza ferisce perche non e solo l’esperienza dell’altrui inedia all’incontro, ma mi comunica che io non sono riconosciuto e sembra che non faccia accadere nulla nell’essere dell’altro. La riduzione ad oggetto e invece l’offerta della carne a mera materia di percezione, quando il mio essere e l’essere altrui, nel contatto reciproco delle carni, si ignorano in quanto soggetti e si consumano poveramente nella sola consumazione di sensazioni materiali: e il caso della oscenita o della pornografia, che distrugge la possibilita stessa dell’amore pur imitandone i linguaggi e i gesti. Ed e riduzione ad oggetto anche la spersonalizzazione violenta e diabolica della carne viva di persone vive in realta come campi di sterminio o di lavoro o gulag o altri epicentri da incubo generati da abissi di malvagita umana nel corso della storia. La carne e anche il primo messaggio rivolto all’io: non rende presente soltanto agli altri la realta di una persona, ma rende presente a quella stessa persona i confini della sua realta, la sua collocazione. Carne vuol dire poter essere qui e non la, adesso e non in un momento diverso, futuro o passato, che pure a volte vorremmo poter abitare. Vuol dire ricevere in continuazione il segnale che la fonte della vita non sta in noi, che proprio per questo abbiamo continuamente fame e sete e sonno, mentre i nostri pensieri e i nostri sentimenti e i nostri slanci spirituali non conoscerebbero, di natura loro, alcuna stanchezza. Carne vuol dire crescere e vuol dire invecchiare. Vuol dire patire, ammalarsi. Vuol dire morire. Tutta una serie di pareti della dimora in cui l’abitante interiore, potenzialmente illimitato, si trova collocato, domandandosi il senso di questa finitezza e di quella attesa di infinito che innegabilmente ha nel cuore.

La carne che avverte quella dell’altro si esprime nella cura per la fragilità dell’altro e nella tenerezza. Dall’allattamento del cucciolo d’uomo che senza quel seno non potrebbe sopravvivere, fino al dar da mangiare all’affamato e al dar da bere all’assetato e al vestire l’ignudo e al curare il malato, prende consistenza reale l’amore, che altrimenti rimane un’emozione inconcludente o una farsa gentile. Questo e tanto vero che al cuore della fede cristiana sta la sconcertante affermazione del Prologo del Vangelo di Giovanni: «E il Verbo si è fatto carne». Tesi a prima vista inverosimile, inimmaginabile, sulla quale il cristianesimo fonda tutta la sua bellezza. Essa afferma che Dio per amarci seriamente ha assunto in se la carne, per quella concretezza che si diceva un attimo fa, cosicche la sua carne diventa rivelazione e punta alla salvezza di tutti i soggetti incarnati, raggiungendo fisicamente gli esseri umani. E poi, la prospettiva cristiana ha la nitida speranza della risurrezione finale della carne. Questa carne che canta e danza, che si eccita e che si deprime, che può e che non può, che ha bisogno di cura e che sa prendersi cura, è testimone della ricchezza intrigante e misteriosa della vita. Tanto che perfino al vertice della fede sta la rivelazione che l’Immenso si è fatto carne.
Mai come in questa epoca, che oscilla confusa tra l’idolo della carnalità esasperata e lo spettro di corpi degradati e ignorati e macellati, abbiamo bisogno di ritrovare la grazia della carne, il suo destino a diventare carezza e luce. La mostra di Illegio racconta questa destinazione.

Carne La materia dello spirito
Illegio, Casa delle Esposizioni 21 maggio – 22 ottobre 2023
Una mostra a cura di Don Alessio Geretti

ORARI DI APERTURA
Domenica ore 9.30-19.30
Da martedì a sabato: ore 10.00-19.00. Da agosto aperto anche lunedì.

PRENOTAZIONI E INFORMAZIONI
• Tel. (+39) 0433 44445
• mostra@illegio.it
• form sul sito www.illegio.it
La prenotazione favorisce l’ingresso all’orario desiderato e brevi tempi d’attesa, specialmente di sabato e domenica.

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