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L’Università di Udine monitora i primi due sciacalli dorati dell’Emilia Romagna

Uno intrappolato e impallinato dai bracconieri, l’altro era caduto in una vasca di liquami 

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UDINE – Per la prima volta in Emila Romagna sono stati applicati i radiocollari satellitari a due individui di sciacallo dorato, grazie anche all’intervento del gruppo di ricerca in Conservazione e gestione della fauna selvatica dell’Università di Udine. L’operazione è stata coordinata e gestita dai tecnici faunisti della Regione in collaborazione con gli studiosi dell’Ateneo friulano, dell’Ispra, delle università di Lubiana e di Parma, l’Ente di gestione per i parchi e la biodiversità – Emilia occidentale e il Wolf Apennine Center. I dispositivi, forniti e predisposti dall’Università di Udine, permetteranno di seguire per qualche mese gli spostamenti degli animali e ottenere informazioni sulle abitudini della specie in una area di recentissima neocolonizzazione. Si tratta infatti dei primi casi in Emilia Romagna di sciacalli dorati recuperati e tornati liberi, dotati di radiocollari satellitari.

Le due vicende sono distinte. Nel primo caso uno sciacallo in buone condizioni era stato rinvenuto all’interno di una vasca di liquami in provincia di Reggio Emilia. Da qui poi è stato trasportato nel centro di recupero della fauna selvatica “Rifugio Matildico” dove è stato alimentato e poi liberato, dopo qualche giorno, con il nome di Gianni.
Il secondo caso di sciacallo dorato risale al 21 novembre scorso quando un cittadino ha notato quella che a lui sembrava una volpe intrappolata in un laccio d’acciaio posizionato dai bracconieri. Sul posto sono intervenuti gli esperti del Centro veterinario San Marino che lo hanno salvato, visitato, medicato e curato, visto che era stato anche colpito da diversi pallini da caccia. Dopo 23 giorni di assistenza, Primo Malatesta, questo il nome che i veterinari gli hanno dato, si è completamente ripreso ed è stato rimesso in libertà, non prima però di essere stato “collarato”.
«I due animali – spiega il coordinatore del gruppo di ricerca dell’Ateneo friulano, Stefano Filacorda – stanno dando delle informazioni importanti sul comportamento di questa specie in zone con livelli di naturalità molto diversi rispetto al Friuli Venezia Giulia dove l’Università di Udine studia gli sciacalli da oltre 20 anni.

«Nella nostra regione – sottolinea Filacorda – sono stati studiati i comportamenti di molti branchi e, in particolare, di altri 8 sciacalli dotati di collare satellitare. Di questi 4 sono stati catturati in natura e immediatamente rilasciati, altri 4 sono stati rinvenuti e curati presso il Centro per il recupero della fauna selvatica dell’Ateneo a Pagnacco, e poi liberati. In Friuli Venezia Giulia la popolazione di sciacalli ha superato i 400 individui, distribuiti dal mare alle alpi, diventando la “popolazione sorgente” per la diffusione in tutta Italia e non solo».
Lo sciacallo dorato, confondibile con una grande volpe o un piccolo lupo, è una specie protetta da normative nazionali e regionali. Oltre che per il tipico mantello, si differenzia dalla volpe per le maggiori dimensioni (può pesare anche oltre 16 chilogrammi), per la coda più corta (al massimo 20-25 centimetri), le zampe più lunghe (altezza alla spalla circa 50 centimetri, oltre che per il tipico mantello. Generalmente si alimenta di piccoli mammiferi, carcasse di animali, oltre che di anfibi, rettili e uccelli. Non è una specie “tipica” italiana, ma un canide che proviene dall’Europa orientale, in particolare dai Balcani. La comparsa dello sciacallo in Friuli Venezia Giulia è attribuibile, con certezza, a metà anni Ottanta quando alcuni animali, scambiati per volpi, furono abbattuti vicino a Udine e a San Vito di Cadore, nel bellunese.

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