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Frena la crescita del Friuli-Venezia Giulia, serve nuovo impulso agli investimenti

Segnali di stop per l’economia della nostra regione così come per tutto il Nord Est italiano. Si aspettano gli effetti del PNRR, che valgono 2,3 miliardi di euro.

Selena Bernardi

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Banconote in euro
Banconote in euro (© Depositphotos)

Brusco stop per l’economia del Friuli-Venezia Giulia, soprattutto per quanto riguarda l’export che fa segnare una perdita del 2,3%. Colpa della recessione in Germania e del calo del mercato cinese, ma gli effetti negativi arrivano soprattutto dalla guerra in Medio Oriente, che pesa sui prezzo dell’energia e sul trasporto delle merci.

Non è un quadro positivo quello che è stato presentato a fine anno nella sede di Trieste di Bankitalia con alcuni piccoli segnali che fanno ben sperare sul futuro. Il primo è il tasso di disoccupazione, sceso al 4,7% contro una media nazionale del 7,3%. Il secondo, invece, è l’effetto mitigatore del PNRR sugli investimenti pubblici. Sono infatti 2 miliardi e 300 milioni di euro i fondi stanziati per la nostra regione, praticamente più di 1.900 per abitante. Il 20% di queste risorse andranno ai porti e all’intermobilità, per la mobilità sostenibile e infine per l’istruzione e la ricerca. È così insomma che si rimette in moto l’economia, tanto a livello regionale che a livello personale.

Sono sempre di più, infatti, le persone che si affacciano sul mondo della finanza per provare a capire quali sono gli investimenti per il futuro. Sono tre gli obiettivi generali degli investitori: risparmio, rendimento e soprattutto sicurezza. Per questo gli strumenti più ricercati sono i conti deposito, i fondi pensione, i Piani di Accumulo Capitale, le azioni e le obbligazioni oppure i FCI, i Fondi Comuni di Investimento. Secondo gli esperti, questi strumenti finanziari rappresentano soluzioni di investimento robuste che offrono diversificazione, accessibilità e buone prospettive di guadagno, per guardare con rinnovata fiducia al domani.

Le opportunità di investimento e di crescita, infatti, ci sono. Basta saperle cogliere e soprattutto saperle sfruttare. Ne è convinto Pierluigi Zamò, Presidente di ConfIndustria Friuli Venezia Giulia e imprenditore attivo nel campo delle cucine, che in questa intervista spiega: “per i prossimi 12 mesi nella digitalizzazione, nella sostenibilità ambientale e nelle risorse umane, segno che l’economia è strutturalmente forte. Margini di miglioramento ce ne sono sempre ma questa è una fase in cui le variabili dipendono da dinamiche sovranazionali”.

Le rotte di navigazione colpite dalle milizie Houthi, l’energia che costa sempre di più dallo scoppio della guerra in Ucraina, il mercato tedesco e quello cinese che sembrano fermarsi. Sono tanti, insomma, i fattori che incidono sulla situazione economica italiana. Ma sono ugualmente tante le possibilità di uscita, i modi di contrastare i rischi della recessione e della crisi. Uno tra questi è quello di guardare agli investimenti, grandi o piccoli che siano, per le aziende e per i singoli cittadini. Per far tornare a crescere il Friuli-Venezia Giulia.

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