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“L’uomo è una smorfia che ci mette una vita a confezionare!” Electronic Céline per La Notte dei Lettori

Michele Guerra, NTR MISSION e Zerosummer: reading elettronico per estratti di voci e campionamenti da uno dei romanzi più significativi del ‘900: Viaggio al Termine della Notte. La performance al Circolo Arci Nuovi Orizzonti

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Viaggio al termine della notte. Reading elettronico per La notte dei Lettori

UDINE – “E poi è passato al lato oscuro della forza!” Sono le parole con cui Michele Guerra (attivista e romanziere) conclude la presentazione della lettura su basi elettroniche di uno dei capolavori del ‘900 per raccontare come l’autore, Louis-Ferdinand Céline, chiuda il periodo anarchico e si avvicini alla Repubblica di Vichy. Scelta nefasta che, come sanno bene i numerosi tra i bibliotecari presenti nel parterre, gli costerà prima isolamento e povertà (in vita), poi un testo che se non boicottato, poco ci manca.

E così sembra addirittura audace il fatto di riproporre questo classico del secolo scorso fedele – sicuramente nel testo – all’originale e senza adattarlo ai mantra contemporanei di sostenibilità, inclusione, ecologia e chi più ne ha meno ne metta. Un romanzo completo, si diceva: la prima guerra  mondiale, assurdità, ingiustizie, colonialismo francese, capitalismo USA, la povertà dei quartieri parigini, la lost generation.

“Viaggiare è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è fatica.” Sipario al Circolo Arci Nuovi Orizzonti, con due mani sul microfono, un immaginario sonoro che ricorda subito le mille sfaccettature dell’elettronica primi ‘90s, arpeggi che strizzano l’occhio (e l’orecchio) agli attacchi dei Durutti Column. “Tutto il resto è… fatica!”

Prosegue così, questo particolarissimo viaggio al termine della notte dei lettori, con l’ascoltatore che scopre come a Parigi vadano a passeggio da mattina a sera o – se brutto tempo – se ne stiano dentro con caffè alla crema o birra schiumosa e che la razza francese non esista, su loop che ricordano il miglior Eno, di più, i Future Sound of London, per chi ancora se li ricordasse. Qui, nella città per Iside, sono arrivati già vinti – così come narra Céline nel 1932 – dai quattro angoli della terra e più in là non potevano andare. Perchè c’è il mare, su sottofondo ambient, coerente, mai stucchevole.

MC di consumata esperienza – Michele Guerra, in questi giorni in libreria con il suo ultimo romanzo “Il mio nome è Rosa Parks” enfatizza che “la guerra” scusate il gioco di parole “si avvicinava senza che ci rendessimo conto!” e questo rimbomba con una certa efficacia, specie in questi giorni.

NTR MISSION aka Matteo Zavattin (sintetizzatore e basi) e Zerosummer, alter ego di Paolo Taviano (chitarra ed effetti), alla loro prima collaborazione ufficiale, impastano un’alchimia sonora di indubbio effetto, che catapulta il parterre in una notte nella quale sembra non ci sia termine, a dispetto del titolo dell’opera.

L’ipnotismo vuoto dei bassi e l’impeto di MG che scandisce con clamore nel Voyage “sei un pirla da niente, Ferdinand!” è il primo giro di boa. E’ già tardi e i nostri antieroi sono già fatti, come topi.

Entra la cassa, incedere da Teardrop, una pioggia sintetica che fa da tappeto alla chitarra frippiana in direzione di un antitetico Darshan e ci ritroviamo dentro il conflitto, non prima di aver specificato che “non gli avevo fatto niente io ai tedeschi io, ero persino stato a scuola da loro, quei caciaroni; e non avevo cambiato idea su di loro anche se sparavano lunghi fili d’acciaio intriganti che cercano di colpirti nel caldo dell’estate.”

l trio ora è nero forse più di quella famosa notte: dichiarazione di odio profondo per la campagna con quelle case dove la gente non c’è mai e i seniteri che non vanno da nessuna parte. Un luogo da evitare sempre insomma, figuriamoci quando i cannoni sparano. Fa capolino un giro di accordi early-eighties, un po’ Tangerine Dream con sonorità vintage sulla parallela di Blade Runner. Un po’ di luce, perchè “non c’è nessuno come i generali per amare le rose.” Ma un attimo dopo le fiamme sono più alte dei covoni di fieno ed un arpeggio più drammatico di quello di 21 grammi non lascia tregua.

Così quelli che avevano ancora un po’ di cuore a questo punto  l’hanno perso: ancora bassi, break, rotture, forse spari, tuoni. Cinismo corrosivo, crudele, senza pietà, che descrive emozioni umane ancor più banali e patetiche e ridicole nella sofferenza. Bestie senza governo perchè “l’uomo è una è una smorfia che ci mette una vita a confezionare”. Silenzio, o almeno questa è la percezione.

Le confessioni di un medico, mestiere socio economico prima ancora che scientifico, con la consapevolezza che non ci sia nulla di meglio che guardare i ricchi per tonficarli. Loro. Ed “artisti dappertutto, per precauzione” – che suona mortalmente attuale. Ma tutto decorato, per avere l’aria di essere appassionati, costi quel che costi, anticipato da un caleidoscopio sonoro, gran mix con dentro pure suggestioni pinkfloydiane e pre trip-hop.

Michele scandisce Louis-Ferdinand: una prosa crudele, priva del benché minimo sconto, che ti taglia, che lacera, che se sei anche solo un po’ benpensante rifiuti categoricamente. E naturalmente neghi. Neghi in un ambiente disturbato, periferico, siderurgico, music for (distructed) airport, ma giammai tossica, fermamente lucida.

Ultimi aneliti di voce, di suoni, di parole per i compagni nel viaggio: “imbarazza essere povero e duro, e non hai niente per aiutare qualcuno a morire. La pietà, il suo posto è con la merda. Avrebbe dovuto cercare un altro Ferdinand per morire, per aiutarlo a morire.”

Ancora qualche battuta, a bpm sempre più bassi, a chiudere la proposta indubbiamente più originale, autentica e coraggiosa di quest’edizione de La notte dei lettori. Le ultime note che accompagnano in una trionfante sofferenza il rimorchiatore che se ne va come un feretro, “che tutto si portava via, anche la Senna, tutto! E che non se ne parli più.”

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