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Tutti pazzi per d’Annunzio!

Il Vate: successo tra cinema, teatro e tv, tra mito, leggende metropolitane e valorizzazione del territorio FVG

Massi Boscarol

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Maurizio Lombardi interpreta Gabriele d'Annunzio in un fotogramma del film "Alla festa della rivoluzione"

FVG – Cento anni sono un battito di ciglia per chi ha fatto del proprio respiro un’opera d’arte, un’eternità per chi invece arranca nel grigiore della mediocrità quotidiana. Cento anni eppure il Vate è ovunque, magnetico come una calamita che non smette di attirare sguardi, cineprese e polemiche. Cento anni eppure la sua ombra si allunga vorace sui palinsesti televisivi, sale teatrali e sale cinematografiche, reclamando quel centro della scena che non ha mai davvero abbandonato.

Vediamo il cinema vibrare di un’energia nuova con “Fiume o morte“, una produzione croata che sceglie la via del paradosso per raccontare l’impresa fiumana. Vediamo un d’Annunzio in versione punk, provocatorio e dissacrante, una maschera che lo prende in giro con intelligenza e che, siamo certi, avrebbe strappato un sorriso complice proprio a lui, il primo vero rock’n’roll rebel della storia europea. Vediamo un’operazione cinematografica astuta che trasforma la memoria storica in un volano per il territorio, prendendo in prestito l’evento più incandescente di una Fiume che oggi riscopre le sue radici attraverso la lente della provocazione.

Sentiamo il profumo della passione decadente nel film “Duse“, dove l’eleganza di Valeria Bruni Tedeschi ridà corpo e voce alla Divina, l’unica donna capace di reggere il passo del volo dannunziano. Sentiamo il peso della storia farsi narrazione avvincente nella puntata di “Una giornata particolare” guidata da Aldo Cazzullo, capace di sezionare l’attimo fuggente della gloria con la precisione di un chirurgo del destino. Sentiamo l’eco del dandismo più puro nell’episodio televisivo firmato da Edoardo Sylos Labini, un omaggio inimitabile di nome e di fatto a quell’estetica del superfluo che diventa necessità vitale per chi non si accontenta di esistere.

E troviamo la conferma definitiva del mito in “Alla festa della rivoluzione“, un’opera che in questi giorni è in tutte le sale d’Italia e che torna a ricordarci come la politica, per d’Annunzio, fosse solo un’altra forma di teatro. Troviamo in tutto questo fermento un omaggio straordinario alle terre di confine, con un Friuli Venezia Giulia che emerge come scenografia naturale e spirituale di un’epopea senza fine. Troviamo, tra le pieghe di questi racconti, la prova che il Vate non è un reperto da museo, ma un fuoco che continua a bruciare, illuminando con il suo dandismo immortale le nostre piccolezze moderne.

Siamo tutti pazzi per d’Annunzio – detrattori compresi, anzi, in prima fila! – perché abbiamo sete di bellezza, di eccesso e di quel coraggio folle che solo chi sa trasformare la vita in un capolavoro può permettersi di possedere. Cento anni dopo, il sipario non è ancora calato. E il prossimo appuntamento in regione è all’Istituto di Musica Antonio Vivaldi di Monfalcone, per la Seconda Giornata Dannunziana; in agenda segnate 6 giugno.

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