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“Quando tornano le rondini”, il terremoto del Friuli raccontato da Giada Messetti

Alla Camera dei deputati presentato il libro di Giada Messetti sul terremoto del Friuli del 1976. Un racconto tra memoria, dolore e rinascita che celebra la resilienza del popolo friulano

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Il libro "Quando tornano le rondini" di Giada Messetti presentato alla Camera dei Deputati
Il libro "Quando tornano le rondini" di Giada Messetti presentato alla Camera dei Deputati

A cinquant’anni dal devastante terremoto che colpì il Friuli nel 1976, la memoria di quei giorni continua a vivere attraverso testimonianze, racconti e opere capaci di tramandare alle nuove generazioni il significato profondo di quella tragedia e della straordinaria ricostruzione che ne seguì.

Questa mattina, nella Sala stampa della Camera dei deputati a Roma, è stato presentato il libro Quando tornano le rondini – Friuli 1976: memorie di un terremoto della scrittrice e sinologa friulana Giada Messetti, su iniziativa dell’onorevole Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera.

Rizzetto: “Un omaggio necessario al Friuli-Venezia Giulia”

Nel corso dell’incontro, Walter Rizzetto ha sottolineato il valore simbolico e civile dell’opera, definendola un tributo alla memoria collettiva del Friuli-Venezia Giulia e dell’intero Paese.

“Abbiamo il dovere morale e civile di custodire quella memoria e trasmetterla alle nuove generazioni”, ha dichiarato il parlamentare friulano, ricordando come il terremoto del 1976 non rappresentò soltanto una tragedia immane, ma anche l’inizio di un nuovo modello di ricostruzione e collaborazione istituzionale.

Alla presentazione hanno partecipato anche il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, il sindaco di Gemona del Friuli Roberto Revelant, la madre dell’autrice Mila Brollo e il sindaco di Montenars Claudio Sandruvi, entrambi testimoni diretti del sisma. A moderare l’evento è stata la giornalista e scrittrice Raffaella Silvestri.

La presentazione del libro di Giada Messetti

La presentazione del libro di Giada Messetti

La storia personale di Giada Messetti: “Sono una figlia del terremoto”

Il libro intreccia la memoria privata con quella collettiva. Giada Messetti è nata a Gemona del Friuli, uno dei centri simbolo della devastazione causata dall’Orcolat. Sua madre, Mila Brollo, perse tutto sotto le macerie, mentre il padre Augusto arrivò in Friuli come volontario per prestare soccorso. Da quell’incontro, nato nel dramma, prese forma una nuova vita.

L’autrice si definisce infatti una “figlia del terremoto”, nata nel 1981 da una storia segnata dal dolore ma anche dalla solidarietà e dalla speranza.

“Ho voluto scrivere un libro che parla di vita e non di morte”, ha spiegato Messetti, sottolineando come molti giovani sotto i cinquant’anni non conoscano realmente la portata storica ed emotiva del terremoto del Friuli.

Il simbolo delle rondini e il ritorno della speranza

Il titolo dell’opera richiama uno degli elementi più evocativi del racconto: le rondini e i loro nidi, scomparsi insieme alle case distrutte dal sisma.

Nel libro, il loro ritorno rappresenta la possibilità di rinascere dopo la perdita, il recupero della memoria e la continuità della vita anche dopo una tragedia devastante. Un’immagine potente che attraversa tutta l’opera e che diventa metafora della ricostruzione friulana.

Il terremoto del 6 maggio 1976 e la nascita del “modello Friuli”

La notte del 6 maggio 1976, una scossa di magnitudo 6.5 devastò centinaia di paesi tra le province di Udine e Pordenone. Il bilancio fu drammatico: 990 vittime, oltre 3mila feriti e più di 100mila sfollati. Distrutte circa 18mila abitazioni e danneggiate altre 75mila.

Da quella tragedia nacque però quello che ancora oggi viene riconosciuto come il “modello Friuli”, fondato sulla collaborazione tra istituzioni, amministrazioni locali e cittadini.

Accanto al commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, operarono Regione, sindaci e comunità locali, dando vita a una gestione dell’emergenza innovativa che contribuì alla nascita del moderno sistema di Protezione civile italiana.

L'on. Walter Rizzetto durante il suo intervento

L’on. Walter Rizzetto durante il suo intervento

Fedriga: “Dal dolore nacque la forza di ripartire”

Nel suo intervento, il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha ricordato come il cinquantesimo anniversario debba rappresentare non soltanto una commemorazione storica, ma un’occasione per riflettere sul valore della ricostruzione friulana.

“Già dal giorno dopo il terremoto il popolo friulano iniziò a progettare la rinascita”, ha evidenziato Fedriga, parlando di una collaborazione istituzionale senza precedenti che diede ampio potere decisionale ai sindaci e ai territori.

Le testimonianze: “Eravamo tutti uguali”

Particolarmente toccanti le parole di Mila Brollo, madre dell’autrice, che ha ricordato la vita nelle tendopoli e nei prefabbricati come un’esperienza di comunità e condivisione. “Eravamo tutti uguali”, ha raccontato, spiegando come il trauma collettivo abbia favorito solidarietà e cooperazione tra le persone colpite dal sisma.

Anche il sindaco di Montenars, Claudio Sandruvi, ha ricordato l’importanza della mobilitazione collettiva nei giorni successivi al terremoto: “Da soli non si ricostruisce nulla”.

Un libro che parla ancora al presente

“Quando tornano le rondini” non è soltanto un libro commemorativo. È una riflessione sul valore delle radici, della memoria e della capacità di una comunità di trasformare il dolore in rinascita.

A quasi cinquant’anni dal sisma, il Friuli continua infatti a essere riconosciuto in Italia e nel mondo come esempio di resilienza, concretezza e buon governo, capace di ricostruire non solo edifici ma anche il tessuto umano e sociale delle proprie comunità.

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