Seguici su

Eventi & CulturaMonfalcone

“Contaminazioni della Storia” prosegue a Monfalcone, Dot e Zeugna tra memoria e presente

Prosegue a Monfalcone “Contaminazioni della Storia”, mostra che rilegge il dialogo tra Fulvio Dot e Sandra Zeugna attraverso le radici del Novecento di confine

Avatar

Pubblicato

il

La Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone
La Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone

Prosegue fino al 28 giugno alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone la mostra “Contaminazioni della Storia”, progetto espositivo curato da Giancarlo Bonomo che mette in dialogo le opere di Fulvio Dot e Sandra Zeugna con l’eredità dei grandi maestri del secondo Novecento.

Dopo l’inaugurazione, il percorso entra nel vivo della sua lettura critica: non solo una bipersonale, ma un confronto tra figurazione e informale, tra memoria del territorio e ricerca contemporanea. Come spiega Bonomo, in questa esposizione il dialogo tra Fulvio Dot e Sandra Zeugna è proprio tra Visibile e Invisibile e, in senso filosofico, tra Lògos e Pàthos, ovvero Ragione e Passione.

Panoramica della mostra

Panoramica della mostra

Il taglio del nastro all'inaugurazione

Il taglio del nastro all’inaugurazione

Due mondi apparentemente distanti

La forza della mostra nasce dalla scelta di mettere accanto due ricerche diverse. Da un lato Fulvio Dot, architetto e designer, che porta nella pittura il segno della costruzione, della superficie materica e della memoria urbana. Dall’altro Sandra Zeugna, artista che lavora su rarefazioni cromatiche, tensioni gestuali e forme che emergono per poi dissolversi.

La sfida è proprio questa: proporre un confronto e ricercare un collegamento fra mondi apparentemente distanti”, osserva Bonomo. Dot, con le sue costruzioni “impacchettate” e sospese nello spazio, presenta “cartoline pronte da spedire nel futuro”; Zeugna, invece, con le sue rarefazioni informali, invita “a guardare oltre, verso un Indistinto che unisce tutte le Cose”.

Il risultato è un dialogo che non cerca una sintesi forzata. Dot costruisce, sovrappone e incrina; Zeugna evoca, sottrae e lascia affiorare. È proprio questa distanza a rendere vivo il confronto.

Le radici nel Novecento di confine

Uno degli elementi centrali dell’esposizione è la sala dedicata agli artisti storici che hanno rappresentato punti di riferimento e contaminazione per le ricerche dei due protagonisti. In mostra compaiono nomi come Anton Zoran Mušič, Afro Basaldella, Giorgio Celiberti, Giuseppe Zigaina, Agostino Piazza, Klavdij Palčič e Cesare Mocchiutti.

Per Bonomo, gli artisti storici rappresentano le dovute citazioni di un tempo glorioso, la seconda metà del ’900, che ha certamente contribuito a formare e influenzare la sensibilità artistica delle generazioni successive. Non sono quindi semplici presenze celebrative, ma radici ancora vive, capaci di spiegare il senso stesso delle “contaminazioni” richiamate dal titolo.

La presenza di figure come Mušič e Basaldella, artisti di rilievo internazionale, rafforza il respiro del progetto. Le loro opere, accanto a quelle degli altri maestri, collocano il percorso dentro una storia artistica che parte dal territorio ma guarda ben oltre i suoi confini.

La sala storici

La sala storici

Il Max Fabiani e la memoria goriziana

La mostra richiama anche il ruolo dell’Istituto d’Arte “Max Fabiani” di Gorizia, oggi Liceo Artistico, luogo fondamentale nella formazione di molte sensibilità artistiche dell’area isontina.

Bonomo ricorda che alcuni di questi artisti della storia ne sono stati docenti, lasciando nella memoria collettiva una traccia indelebile, mentre diversi allievi sono diventati maestri. Da questa trama nasce il riferimento alla possibile “Scuola di Gorizia”, intesa come esperienza capace di unire radicamento territoriale e apertura internazionale.

Ferrari: la memoria diventa linguaggio attuale

Nel contributo critico di Raffaella Rita Ferrari, project manager della mostra, il Novecento di confine viene letto come una forza ancora capace di alimentare le ricerche contemporanee. L’eredità del Novecento, che qui possiamo dire di confine, non è dunque autoreferenziale, ma detiene in sé quell’energia trasmissibile e capace di alimentare le ricerche correnti, scrive Ferrari.

In questa prospettiva, il passato non viene soltanto evocato, ma trasformato in materia viva. Come osserva ancora Ferrari, la memoria si traduce in linguaggio attuale; il confine diviene spazio di elaborazione contemporanea; il viaggio assume la forma di crescita interiore.

Il percorso accompagna così il pubblico dal riconoscibile verso l’astrazione. Per Ferrari bisogna infatti guardare al passaggio dal dato figurativo verso la forma dell’astrazione o l’informalità, dove la vibrazione materica del colore diviene bussola d’orientamento emotivo.

Le parole di Dot e Zeugna

Il legame con la tradizione emerge anche dalle parole degli artisti. Fulvio Dot racconta la propria formazione tra Scuola d’Arte e architettura, spiegando che la sua pittura nasce dall’incontro tra opposti: Da questo mix, da questi opposti nasce la mia pittura. La sua esigenza di “rompere” il soggetto diventa così una frattura aperta, leggibile sia come cedimento sia come ricostruzione.

Fulvio Dot

Fulvio Dot

Sandra Zeugna riconosce invece in Giuseppe Zigaina una figura decisiva: Giuseppe Zigaina è stato il mio Maestro di riferimento, il mio mentore. Per lei il lavoro pittorico nasce dal passaggio dal vedere al sentire, dall’osservazione della natura e delle sue tensioni. Anche i materiali hanno un ruolo centrale: Il carboncino è il materiale di cui non potrei fare a meno, perché permette di fissare rapidamente un pensiero, una tensione, un’emozione.

Sandra Zeugna

Sandra Zeugna

Un progetto costruito in squadra

Dietro “Contaminazioni della Storia” c’è anche un importante lavoro di squadra. Il progetto porta la firma curatoriale di Giancarlo Bonomo, ma ha trovato un sostegno decisivo nel contributo di Raffaella Rita Ferrari, figura centrale nelle dinamiche organizzative e nell’allestimento alla Galleria Comunale di Monfalcone.

Bonomo e Ferrari con opere di Afro (centro) e Celiberti (ai lati)

Bonomo e Ferrari con opere di Afro (centro) e Celiberti (ai lati)

A questo lavoro si è aggiunto l’apporto del personale amministrativo e tecnico del Comune, che ha seguito le diverse fasi operative dell’evento. Una collaborazione che rappresenta una delle chiavi della mostra: non solo la qualità delle opere, ma la capacità di costruire un percorso condiviso.

Una mostra sulle contaminazioni che attraversano il tempo

“Contaminazioni della Storia” continua così a offrire al pubblico una lettura stratificata dell’arte del territorio: da una parte il peso fertile del Novecento di confine, dall’altra la capacità degli artisti contemporanei di trasformare quella memoria in linguaggio attuale.

Il confronto tra Fulvio Dot e Sandra Zeugna non cerca una sintesi rassicurante. Lascia emergere differenze e affinità: costruzione e dissolvenza, materia e gesto, progetto e istinto. È in questa tensione che la mostra trova la propria forza, invitando il visitatore a riconoscere come le eredità della storia possano ancora agire nel presente come possibilità creative.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie di Diario FVG e segui la nostra pagina Facebook

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Tu cosa ne pensi?