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Parco eolico da 65 milioni nelle Valli del Natisone, la Regione istituisce i biotopi che possono fermarlo

Nuovi biotopi sul Monte Craguenza e Joanaz: la Regione Fvg mette a rischio il progetto eolico Pulfar da 65 milioni.

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Pale eoliche - progetto eolico Pulfar
Pale eoliche ( © Depositphotos)

La Regione Friuli-Venezia Giulia ha compiuto un passo destinato a incidere profondamente sul futuro delle Valli del Natisone. Con un decreto firmato dal presidente Massimiliano Fedriga, sono stati istituiti i biotopi naturali del Monte Joanaz e dei prati di Spignon/Varh e del Monte Craguenza/Kraguojnca, una decisione che potrebbe rappresentare l’ostacolo decisivo alla realizzazione del contestato progetto eolico Pulfar.

Un impianto da 28 megawatt al centro delle polemiche

Il progetto, presentato nel luglio 2025 dalla società milanese Ponente Green Power, prevedeva la realizzazione di quattro pale eoliche alte 200 metri sui prati stabili del Craguenza, tra i territori comunali di Pulfero e Torreano.

L’investimento complessivo era stimato in circa 65 milioni di euro, per un impianto capace di produrre 28,3 megawatt di energia. Fin dall’annuncio, tuttavia, l’iniziativa aveva incontrato una forte opposizione da parte del territorio.

Cittadini, associazioni, amministrazioni comunali e la Comunità di montagna delle Valli del Natisone si erano mobilitati raccogliendo oltre 3.000 firme contro il progetto.

Il primo stop e la procedura ambientale

La società aveva inizialmente richiesto una procedura semplificata di verifica di non assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale (Via). Tuttavia, il numero e il contenuto delle osservazioni presentate durante l’iter avevano portato gli uffici competenti a stabilire la necessità di una Valutazione di impatto ambientale completa.

Ad oggi, la società proponente non ha ancora depositato la nuova documentazione richiesta per proseguire l’iter autorizzativo.

Cosa cambia con l’istituzione dei biotopi

Secondo la normativa regionale, i biotopi sono aree di particolare pregio naturalistico minacciate da processi di degrado o alterazione e che necessitano quindi di specifiche misure di tutela.

Il regolamento approvato insieme al decreto introduce importanti limitazioni, tra cui il divieto di realizzare nuove edificazioni, infrastrutture, scavi e asfaltature. Disposizioni che risultano difficilmente conciliabili con la costruzione di un grande impianto industriale come quello previsto dal progetto Pulfar.

Resta però un elemento di incertezza giuridica: nel caso in cui la società presentasse una nuova proposta nelle prossime settimane, sarà necessario chiarire se l’iter verrà considerato completamente nuovo e quindi soggetto ai nuovi vincoli, oppure come prosecuzione della procedura già avviata nel 2025.

La documentazione scientifica a sostegno della tutela

L’istituzione dei biotopi è stata supportata da una relazione scientifica redatta dal professor Francesco Boscutti, docente di Botanica ambientale e applicata dell’Università di Udine, incaricato dai Comuni interessati.

Nel documento viene evidenziato come i prati da sfalcio rappresentino il risultato di interazioni millenarie tra uomo e natura, capaci di generare habitat unici dal punto di vista ecologico e biogeografico.

Secondo Boscutti, l’abbandono delle superfici agricole verificatosi nel dopoguerra ha provocato una progressiva perdita di biodiversità, modificazioni faunistiche e un aumento dei rischi ambientali. Per questo motivo risultano necessarie azioni urgenti di tutela e recupero delle aree abbandonate.

Soddisfazione dal territorio e dalla politica regionale

La decisione della Regione è stata accolta positivamente da diversi esponenti politici.

Il consigliere regionale di Forza Italia Roberto Novelli ha parlato di una “vittoria del territorio e del buon senso”, sottolineando come le istituzioni abbiano contrastato sin dall’inizio un progetto considerato troppo impattante per le Valli del Natisone.

Anche il consigliere regionale della Lega Elia Miani ha espresso soddisfazione, evidenziando che la tutela ambientale e la transizione energetica devono procedere insieme, ma senza compromettere le aree di maggiore pregio naturalistico e paesaggistico.

Per Miani, il provvedimento potrebbe inoltre aprire una nuova fase dedicata alla valorizzazione del Monte Craguenza e del Monte Joanaz attraverso iniziative ambientali, culturali e turistiche compatibili con la conservazione del territorio.

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