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Case della comunità, avviso pubblico di Asugi per coinvolgere il Terzo settore
Presentato a Trieste l’avviso pubblico per coinvolgere il Terzo settore nella co-progettazione delle Case della comunità. Interventi per fragili, anziani, caregiver e famiglie. Domande entro il 30 giugno 2026
Un avviso pubblico per costruire, insieme al Terzo settore, nuovi interventi a favore di persone fragili, anziani, caregiver e famiglie. È questo il cuore dell’iniziativa presentata all’ospedale di Cattinara, a Trieste, e destinata a rafforzare il modello organizzativo delle Case della comunità nel territorio dell’Azienda sanitaria Giuliano Isontina.
La notizia centrale riguarda proprio l’apertura del percorso di co-progettazione, rivolto agli enti del Terzo settore, chiamati a collaborare con Asugi e con gli Ambiti territoriali sociali per sviluppare azioni concrete di supporto alla popolazione più fragile. La domanda di partecipazione dovrà essere inviata via Pec entro il 30 giugno 2026.
Un avviso pubblico per rendere concrete le Case della comunità
L’avviso punta a coinvolgere il mondo associativo e sociale nella costruzione di un’assistenza territoriale più vicina ai bisogni reali delle persone. Non si tratta soltanto di un bando amministrativo, ma di uno strumento con cui la Regione intende dare forma operativa a un modello di sanità più integrato, capace di andare oltre la risposta ospedaliera e prestazionale.
L’iniziativa, presentata ieri 17 giugno a Trieste alla presenza dell’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, del direttore generale di Asugi Antonio Poggiana e del direttore sociosanitario Giulio Antonini, si inserisce nel quadro del decreto ministeriale 77/2022, che definisce i nuovi standard per l’assistenza territoriale.
Riccardi: “Mettere a terra la presa in carico territoriale”
Secondo Riccardi, il progetto rappresenta un passaggio strategico perché consente di trasformare in pratica temi discussi per anni, come la presa in carico delle persone fragili e l’organizzazione territoriale dei servizi.
“Questo progetto rappresenta un atto strategico che mette finalmente a terra la presa in carico e l’organizzazione territoriale, temi discussi per anni senza mai tradursi in pratica”, ha evidenziato l’assessore. L’obiettivo indicato è una trasformazione culturale in grado di superare il modello esclusivamente ospedaliero, costruendo una vera alleanza sociosanitaria fondata anche sulla sussidiarietà e sul contributo del Terzo settore.
Per Riccardi, infatti, soltanto un sistema più capillare e integrato può intercettare bisogni complessi, spesso non immediatamente visibili, e offrire risposte organizzative adeguate.
L’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi
A chi si rivolge il bando: requisiti e scadenza
La partecipazione all’avviso è aperta agli enti del Terzo settore iscritti da almeno sei mesi al Registro unico nazionale del Terzo settore, il Runts. Gli enti dovranno avere almeno una sede operativa nel territorio di competenza di Asugi e svolgere le attività di interesse generale indicate nell’avviso.
Il bando è disponibile nella sezione “Associazionismo e Terzo settore” del sito istituzionale di Asugi. Le domande dovranno essere trasmesse tramite Pec entro il 30 giugno 2026, una data che segna il primo passaggio operativo per l’avvio del percorso co-progettato.
Interventi per anziani, fragili e caregiver
Gli enti selezionati saranno chiamati a diventare parte attiva nella realizzazione di attività dedicate alla promozione del benessere e della salute, al contrasto dell’isolamento sociale, all’informazione, all’orientamento e all’accompagnamento del paziente.
Il target comprende in particolare persone anziane, persone fragili, non autosufficienti, caregiver e famiglie, cioè quei nuclei che spesso vivono situazioni complesse in cui il bisogno sanitario si intreccia con quello sociale, relazionale e assistenziale.
In questa prospettiva, le Case della comunità non vengono intese soltanto come luoghi fisici, ma come presidi di prossimità capaci di mettere in rete servizi, operatori pubblici, associazioni e comunità locali.
Due milioni di euro per sostenere il percorso
Per dare concretezza alla sperimentazione, la Regione ha già stanziato un milione di euro per il biennio 2025-2026 e ha previsto un ulteriore milione di euro per il periodo 2027-2028. Risorse che serviranno a sostenere gli interventi progettati insieme agli enti del Terzo settore e a rendere più stabile il nuovo modello di presa in carico.
“Abbiamo investito risorse importanti per garantire i Livelli essenziali di assistenza, superando le inadeguatezze istituzionali e i limiti del mercato”, ha rimarcato Riccardi, sottolineando la necessità di rendere strutturale la sperimentazione avviata.
Meno pressione sugli ospedali, più governo della cronicità
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda il rapporto tra territorio e ospedale. L’assessore ha richiamato la necessità di governare meglio i percorsi di cronicità, perché una presa in carico insufficiente sul territorio finisce inevitabilmente per aumentare la pressione sui pronto soccorso e sui reparti ospedalieri.
“Dobbiamo capire che la risposta alla salute non risiede solo nei pronto soccorso”, ha aggiunto Riccardi. “Se non governiamo il percorso cronico sul territorio, l’impatto sull’acuzie rimarrà insostenibile”.
Il nuovo avviso pubblico, dunque, punta a rafforzare quella parte del sistema sanitario che intercetta i bisogni prima che diventino emergenza, accompagnando le persone nella quotidianità e costruendo risposte più personalizzate.
Una sanità territoriale fondata sulla collaborazione
La co-progettazione con il Terzo settore rappresenta un cambio di passo nel modo di intendere i servizi. Le associazioni, le realtà sociali e gli enti radicati nei territori possono infatti contribuire a riconoscere fragilità sommerse, sostenere le famiglie, promuovere reti di prossimità e facilitare l’accesso ai servizi.
Per il Friuli-Venezia Giulia, l’avviso pubblico presentato a Trieste diventa così un tassello importante nel percorso di costruzione di una sanità territoriale più vicina alle persone, più integrata con il sociale e più capace di rispondere alle trasformazioni demografiche e assistenziali in corso.
Come ha sottolineato Riccardi, la sfida è complessa e richiede competenze, continuità e collaborazione. Ma il punto politico e operativo è chiaro: i paradigmi di cui per anni si è parlato stanno iniziando a prendere forma concreta nelle Case della comunità.
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