Cronaca & AttualitàRegione FVG
Salute mentale, il pensiero di Franco Basaglia verso la candidatura Unesco
Avviato l’iter per candidare il pensiero di Franco Basaglia a patrimonio immateriale Unesco. Riccardi sostiene il percorso e richiama il ruolo decisivo di Gorizia e Trieste
Il pensiero di Franco Basaglia potrebbe diventare patrimonio culturale immateriale dell’umanità tutelato dall’Unesco. A Gorizia è stato presentato l’avvio dell’iter per la candidatura, un percorso che punta a riconoscere non soltanto l’eredità storica dello psichiatra veneziano, ma anche il valore universale di una rivoluzione culturale nata e cresciuta in modo decisivo in Friuli-Venezia Giulia.
La candidatura mette al centro una visione che ha cambiato radicalmente il modo di intendere la salute mentale, la cura, la libertà e la dignità della persona. Non si tratta, dunque, di un semplice omaggio alla memoria di Basaglia, ma di un tentativo di portare sul piano internazionale un patrimonio di idee, pratiche e trasformazioni sociali che continua ancora oggi a interrogare le istituzioni, i servizi sanitari e le comunità.
Alla conferenza stampa in Municipio a Gorizia ha preso parte anche l’assessore regionale alla Salute, politiche sociali e disabilità, Riccardo Riccardi, che ha espresso il sostegno della Regione al percorso di candidatura.
Riccardi: «Una visione che ha trasformato il modo di concepire la persona»
Per Riccardi, l’iniziativa rappresenta «un’occasione importante per valorizzare una visione straordinaria che ha profondamente trasformato il modo di concepire la salute mentale e, più in generale, la persona».
L’assessore ha sottolineato come l’attualità del pensiero basagliano risieda nella capacità di superare una lettura esclusivamente sanitaria del disagio psichico. La salute, ha evidenziato, nasce dall’integrazione tra dimensione sanitaria, sociale e relazionale. Una prospettiva che oggi appare ancora più urgente, di fronte a fragilità diffuse, nuove forme di sofferenza e bisogni sempre meno riconducibili a categorie rigide.
Il cuore del messaggio resta quello che ha reso Basaglia una figura di riferimento mondiale: mettere al centro la persona, la sua dignità, la sua libertà e la sua capacità di autodeterminazione. Principi che, a distanza di decenni, continuano a rappresentare una bussola per chi è chiamato a costruire politiche pubbliche e servizi di salute mentale capaci di rispondere alla complessità del presente.
Il legame con il Friuli-Venezia Giulia: Gorizia e Trieste luoghi simbolo
Il percorso di candidatura trova nel Friuli-Venezia Giulia una radice profonda. Riccardi ha richiamato due luoghi decisivi nella storia basagliana: Gorizia, dove prese avvio l’esperienza destinata a mettere in discussione il modello manicomiale, e San Giovanni a Trieste, dove quella visione trovò una delle sue realizzazioni più note e incisive.
A Gorizia, Basaglia arrivò nel 1961 come direttore dell’ospedale psichiatrico. Fu lì che cominciò a prendere forma una critica radicale all’istituzione manicomiale e alla riduzione del paziente a oggetto di custodia. Da quella stagione nacque una nuova idea di cura, fondata sull’ascolto, sulla relazione e sulla restituzione di diritti.
Trieste divenne poi il luogo in cui il progetto assunse una forza ancora più ampia. Dal 1971, con la direzione dell’ospedale psichiatrico di San Giovanni, Basaglia e il suo gruppo portarono avanti un processo di apertura e trasformazione che avrebbe avuto un impatto decisivo sul dibattito nazionale e internazionale. Proprio San Giovanni, oggi parco culturale e luogo di servizi, università, cooperative e associazioni, resta uno dei simboli più potenti della possibilità di trasformare gli spazi dell’esclusione in luoghi di comunità.
Una candidatura che guarda oltre la memoria
Il valore della candidatura Unesco non risiede solo nella ricostruzione storica di un’esperienza. L’obiettivo è riconoscere il pensiero basagliano come patrimonio vivo, capace di parlare alle sfide contemporanee.
La salute mentale è oggi una delle questioni più delicate per i sistemi sanitari e sociali. Aumentano le fragilità, cambiano le forme del disagio, crescono solitudini, vulnerabilità giovanili, difficoltà familiari e bisogni di presa in carico integrata. In questo scenario, il lascito di Basaglia conserva una forza particolare: ricorda che la cura non può essere separata dalla cittadinanza, dai diritti, dalle relazioni e dalla possibilità per ogni persona di essere riconosciuta nella propria dignità.
Riccardi ha evidenziato proprio questo passaggio: il disagio mentale contemporaneo è «più diffuso, più complesso, meno facilmente classificabile» rispetto a quello dell’epoca in cui operò Basaglia. Per questo servono strumenti adeguati, ma anche una cultura capace di non perdere di vista il principio fondamentale: nessun servizio può funzionare davvero se smarrisce la centralità della persona.
Il sostegno della Regione al percorso
L’assessore regionale ha espresso la disponibilità ad accompagnare l’iniziativa e a valutare il supporto necessario per favorirne lo sviluppo e la valorizzazione. Una presa di posizione che rafforza il significato istituzionale della candidatura, nata da una proposta maturata a Gorizia e ora avviata verso un percorso più ampio.
All’incontro erano presenti anche il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, il consigliere comunale Franco Perazza, che aveva lanciato l’idea della candidatura del pensiero basagliano a patrimonio immateriale Unesco all’Amministrazione comunale, l’assessore comunale alle politiche per la Capitale europea della cultura e rapporti con il Gect Go, Patrizia Artico, e il vicepresidente del Club Unesco di Gorizia, Adriano Macchitella.
La candidatura si inserisce così in un orizzonte che unisce memoria, identità territoriale e visione internazionale. Per il Friuli-Venezia Giulia, significa valorizzare una pagina di storia che ha contribuito a cambiare il mondo della psichiatria. Per Gorizia e Trieste, significa riaffermare il ruolo di due città che hanno segnato in modo profondo la nascita di una nuova cultura della salute mentale.
Un patrimonio di idee per il futuro della salute mentale
Il cammino verso l’Unesco sarà inevitabilmente articolato, ma il suo significato politico e culturale è già chiaro: riconoscere che il pensiero di Basaglia non appartiene soltanto al passato. È una chiave per leggere il presente e per immaginare servizi più umani, comunità più inclusive e istituzioni più attente alle fragilità.
«Le iniziative che promuovono il pensiero di Basaglia hanno un grande valore», ha concluso Riccardi, perché aiutano a riflettere, a comprendere le trasformazioni della società e a mantenere viva una cultura dell’inclusione e del rispetto della persona.
La candidatura a patrimonio immateriale Unesco, dunque, non è solo un riconoscimento alla storia. È un invito a continuare un percorso: quello che da Gorizia e Trieste ha indicato al mondo una strada diversa per guardare alla sofferenza mentale, non come marginalità da nascondere, ma come parte della vita collettiva da accogliere, comprendere e accompagnare.
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