Cronaca & AttualitàTrieste
Trieste, le fogne raccontano la droga: record per ecstasy e ketamina, cala solo la cannabis
Relazione tossicodipendenze 2026: Trieste tra le città con i dati più preoccupanti per ecstasy e ketamina nelle acque reflue.
Le acque reflue di Trieste continuano a fotografare una situazione preoccupante sul fronte del consumo di sostanze stupefacenti. A evidenziarlo è la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, presentata il 24 giugno a Roma, che dedica un approfondimento anche ai dati raccolti attraverso il monitoraggio delle fogne italiane. Se da un lato emerge un segnale positivo per la cannabis, in diminuzione, dall’altro diverse sostanze mostrano livelli che collocano il capoluogo giuliano ai vertici nazionali.
I dati delle acque reflue fotografano il 2024
La relazione pubblicata nel 2026 riporta dati riferiti al 2025, ma per quanto riguarda il monitoraggio delle acque reflue le analisi si basano sui campionamenti effettuati nel 2024. Un metodo ormai consolidato che permette di stimare il consumo di droghe attraverso le sostanze presenti nelle reti fognarie, offrendo una fotografia particolarmente dettagliata della diffusione degli stupefacenti sul territorio.
Per Trieste il quadro resta complesso. L’unica nota incoraggiante riguarda la cannabis, il cui consumo risulta in diminuzione. Secondo la relazione, solo Trieste e Torino registrano un miglioramento su questo fronte rispetto alle altre città monitorate.
Ecstasy e ketamina ai massimi livelli
Se la cocaina mantiene un andamento sostanzialmente stabile e non rientra tra le situazioni più critiche evidenziate dal rapporto, diverso è il discorso per altre sostanze.
Il dato più significativo riguarda l’ecstasy, per la quale Trieste registra il valore più alto a livello nazionale nelle analisi delle acque reflue.
Preoccupante anche il quadro relativo alla ketamina e ai suoi principali metaboliti, norketamina e deidro-norketamina. Il consumo medio rilevato nel capoluogo giuliano risulta infatti tra tre e quattro volte superiore alla media italiana, un primato condiviso solamente con Bologna e Milano.
Per quanto riguarda l’eroina, il rapporto evidenzia invece una diminuzione rispetto al biennio 2020-2022, pur sottolineando come la sostanza continui a essere presente. Nella vicina Gorizia sono inoltre state rilevate tracce di amfetamina.
Crescono anche le nuove sostanze psicoattive
La relazione dedica un capitolo anche alle Nuove sostanze psicoattive (Nps), monitorando complessivamente sessanta composti tra oppioidi sintetici, triptamine e catinoni sintetici.
Pur affermando che i consumi risultano generalmente contenuti, il documento evidenzia come proprio a Trieste si registrino incrementi significativi nel consumo di catinoni sintetici, una categoria di sostanze che negli ultimi anni è diventata sempre più diffusa in diversi contesti europei.
La situazione nelle carceri del Friuli-Venezia Giulia
La relazione affronta anche il tema della tossicodipendenza negli istituti penitenziari. In questo caso il Friuli-Venezia Giulia presenta dati superiori alla media nazionale per quanto riguarda i detenuti presi in carico dai servizi per uso primario di oppiacei.
La quota raggiunge infatti il 58%, un valore nettamente superiore alla media italiana e inferiore soltanto alla provincia autonoma di Trento, dove arriva al 62%, mentre la Sardegna si attesta al 46%.
La fotografia restituita dalla relazione evidenzia quindi un quadro articolato: accanto alla riduzione del consumo di cannabis, Trieste continua a distinguersi per livelli molto elevati di ecstasy, ketamina e, più recentemente, anche di nuove sostanze psicoattive, confermando come il fenomeno delle dipendenze rimanga una sfida rilevante per il territorio.
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