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Tornano le Province in Friuli-Venezia Giulia: approvata la riforma in Consiglio regionale
Ora cabina di regia e leggi di settore per definire funzioni e competenze delle province
Il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia ha approvato la norma che reintroduce le Province come enti locali elettivi, dopo la soppressione avvenuta nel 2016. Si tratta di un passaggio istituzionale rilevante, destinato a ridisegnare l’organizzazione amministrativa del territorio regionale e a chiudere progressivamente la fase degli Enti di decentramento regionale.
La riforma non si esaurisce però nel voto dell’Aula. Come ha chiarito l’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, il via libera rappresenta soltanto il primo tassello di un percorso più ampio: ora si apre la fase decisiva, quella della definizione delle funzioni, delle competenze e dei contenuti da attribuire ai nuovi enti di area vasta.
Il ritorno degli enti elettivi
Con l’approvazione del disegno di legge sull’istituzione e l’ordinamento delle Province, il Friuli-Venezia Giulia si prepara a riportare nel proprio assetto amministrativo un livello intermedio di governo territoriale. Le nuove Province torneranno a essere enti eletti direttamente dai cittadini, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il rapporto tra amministrazione pubblica e comunità locali.
“Oggi è stato compiuto il primo e fondamentale passo di questo percorso”, ha affermato Roberti al termine del voto in Consiglio regionale. “Ora ci aspetta una sfida altrettanto importante: quella di dare ulteriori funzioni e contenuti a questi enti”.
Il punto politico della riforma è chiaro: non solo ripristinare una struttura istituzionale, ma costruire un modello amministrativo capace di avvicinare le decisioni ai territori, lasciando alla Regione un ruolo più concentrato sulla programmazione e sulla legislazione.
Dalla soppressione del 2016 alla nuova riforma
Le Province erano state soppresse in Friuli-Venezia Giulia nel 2016. Secondo Roberti, quella scelta ha lasciato in eredità una situazione giudicata critica “sotto il profilo amministrativo, dei servizi ai cittadini e del dialogo interistituzionale”.
Per rispondere a quel vuoto, negli anni successivi sono stati costituiti gli Edr, gli Enti di decentramento regionale. Ora, con il nuovo provvedimento, la Regione intende compiere un ulteriore passaggio, riportando al centro il principio della rappresentanza elettiva.
Roberti ha spiegato che l’obiettivo è “ridare la parola agli elettori”, consentendo ai cittadini di tornare a incidere direttamente sulle scelte di amministrazione del territorio. Un aspetto che, nelle intenzioni della Giunta regionale, dovrà tradursi in una maggiore responsabilità politica e in una gestione più vicina alle esigenze locali.
Cabina di regia e prime leggi di settore
Il lavoro non si fermerà all’approvazione della norma. Il prossimo passaggio sarà la costituzione di una cabina di regia incaricata di valutare quali funzioni oggi in capo alla Regione potranno essere trasferite ai nuovi enti.
Successivamente, ha precisato Roberti, saranno predisposte le prime leggi di settore, auspicabilmente già alla fine dell’estate. Questi provvedimenti avranno il compito di attribuire ulteriori competenze alle Province, oltre a quelle ereditate dagli Edr.
La riforma, dunque, procederà per gradi. Le prime competenze obbligatorie potranno essere assegnate entro la fine dell’anno, mentre per la piena operatività dei nuovi enti servirà più tempo. La Regione punta a evitare accelerazioni considerate rischiose, privilegiando un percorso progressivo e ponderato.
L’assessore regionale Pierpaolo Roberti, durante la discussione in Aula sul ddl che reintroduce le province in Friuli-Venezia Giulia
“Non un ritorno al passato, ma un balzo in avanti”
Roberti ha insistito su un punto: la reintroduzione delle Province non va letta come una semplice restaurazione dell’assetto precedente. “Questa norma non è un ritorno al passato ma un balzo in avanti che punta a semplificare e favorire i cittadini e l’intero sistema degli enti locali”, ha dichiarato l’assessore.
La sfida sarà trasformare il nuovo assetto in uno strumento realmente efficace. Il tema centrale sarà infatti la distribuzione delle competenze: senza funzioni concrete, le Province rischierebbero di restare contenitori istituzionali; con un trasferimento ben calibrato, invece, potranno diventare snodi amministrativi tra Regione e Comuni.
Nel disegno delineato dall’assessore, la Regione dovrà tornare a concentrarsi sul proprio ruolo originario: programmare e legiferare. Le scelte di amministrazione e gestione del territorio dovrebbero invece essere affidate a un livello più vicino alle comunità.
Servizi, territori e responsabilità amministrativa
Uno dei nodi principali riguarda la qualità dei servizi. Roberti ha ricordato che decisioni assunte in passato “in modo frettoloso”, compresa l’abolizione delle Province, avrebbero prodotto disservizi e maggiori oneri a carico della collettività, come certificato dalla Corte dei conti.
Per questo motivo, ha aggiunto, ogni futura decisione sarà valutata con attenzione. “Non abbiamo fretta perché questa legge non è una bandierina elettorale, ma un provvedimento che punta ad assicurare servizi efficienti ed efficaci ai cittadini”.
Il trasferimento graduale delle competenze sarà quindi il vero banco di prova della riforma. La nuova architettura istituzionale dovrà dimostrare di poter rendere più semplice il dialogo tra Comuni e Regione, migliorare la gestione delle funzioni di area vasta e rispondere con maggiore rapidità ai bisogni dei territori.
Una nuova fase per le autonomie locali
Con il voto del Consiglio regionale si apre una fase nuova per le autonomie locali del Friuli-Venezia Giulia. Il ritorno delle Province elettive rappresenta una scelta destinata a incidere sull’equilibrio istituzionale regionale e sul rapporto tra cittadini, amministratori e territori.
La partita decisiva, però, comincia adesso: definire cosa faranno concretamente le nuove Province, quali competenze riceveranno e con quali strumenti potranno operare. Solo da questo passaggio dipenderà la capacità della riforma di trasformarsi da scelta istituzionale a cambiamento percepibile nella vita quotidiana delle comunità.
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