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Bonifiche in Friuli-Venezia Giulia, recuperati oltre 5 ettari di aree contaminate

La Regione supera il target del Mase e recupera oltre 53mila metri quadrati nei siti contaminati di Precenicco, Porcia e Monfalcone. Confermato il finanziamento Pnrr da oltre 9,6 milioni

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Operazioni di bonifica di un terreno
Operazioni di bonifica di un terreno (© Redazione / AI)

La Regione Friuli-Venezia Giulia ha raggiunto gli obiettivi fissati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per la bonifica di tre siti contaminati “orfani” situati nei comuni di Precenicco, Porcia e Monfalcone.

Gli interventi hanno permesso di restituire al territorio 53.085 metri quadrati, pari a oltre cinque ettari, superando il target stabilito dal Mase e garantendo così il mantenimento dell’intero finanziamento, superiore a 9,6 milioni di euro.

Confermato il finanziamento da 9,6 milioni di euro

Il risultato raggiunto entro la scadenza del 30 giugno 2026 consente alla Regione di confermare integralmente il finanziamento di 9.659.038 euro, destinato agli interventi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Le risorse potranno essere utilizzate anche nei mesi di luglio e agosto per completare le lavorazioni ancora in corso nei siti interessati. Complessivamente è stato riqualificato oltre il 70% della superficie programmata, superando la soglia richiesta dal Ministero.

«Recuperare importanti aree contaminate significa, prima di tutto, non consumare nuovo suolo», ha sottolineato l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro.

Secondo l’assessore, la possibilità di restituire allo sviluppo economico e produttivo superfici già inserite in contesti industriali rappresenta uno degli elementi centrali della transizione ecologica.

Cosa sono i siti contaminati “orfani”

I siti “orfani” sono aree contaminate, o potenzialmente contaminate, nelle quali il responsabile dell’inquinamento non è stato individuato oppure non ha provveduto a realizzare o completare le necessarie attività di bonifica.

In questi casi l’intervento pubblico diventa essenziale per mettere in sicurezza i terreni, ridurre i rischi ambientali e sanitari e rendere nuovamente utilizzabili zone rimaste per lungo tempo inutilizzate.

Le aree interessate dal programma regionale si trovano nell’ex discarica Girardi di Precenicco, in via Sant’Angelo a Porcia e nel comprensorio delle Terme Romane di Monfalcone.

A Precenicco recuperato il 96% della superficie prevista

A Precenicco, nell’area dell’ex discarica Girardi, il progetto di messa in sicurezza permanente è entrato nella fase di collaudo.

Al 30 giugno risultavano riqualificati 29.180 metri quadrati, rispetto ai 30.462 complessivamente programmati. Il tasso di realizzazione ha quindi raggiunto il 96%.

L’intervento ha consentito di mettere in sicurezza quasi l’intera superficie prevista, riducendo i rischi collegati alla presenza di materiali contaminanti e preparando l’area a una possibile futura valorizzazione.

Terme Romane di Monfalcone, bonificati oltre 22mila metri quadrati

A Monfalcone, nel comprensorio delle Terme Romane, la messa in sicurezza permanente ha riguardato 22.300 metri quadrati sui 41.756 previsti. Il livello di avanzamento si attesta al 53% e anche questo intervento si trova nella fase di collaudo.

Per completare il recupero dell’intero comprensorio, la Regione ha inoltre disposto uno stanziamento aggiuntivo di 2,5 milioni di euro, destinato alla realizzazione del secondo lotto. L’investimento permetterà di proseguire le attività di bonifica e rigenerazione di un’area considerata strategica per il territorio monfalconese.

A Porcia conclusa la bonifica di via Sant’Angelo

A Porcia, nell’area di via Sant’Angelo, i lavori di bonifica del terreno sono stati completati integralmente. Sono stati recuperati tutti i 1.605 metri quadrati previsti dal progetto, raggiungendo il 100% dell’obiettivo programmato.

L’intervento rappresenta il primo dei tre cantieri a essere concluso completamente e ha consentito di restituire alla comunità una superficie nuovamente sicura, agibile e conforme alla normativa ambientale.

Recuperare aree compromesse senza consumare nuovo suolo

L’obiettivo delle operazioni non è soltanto eliminare o contenere le fonti di contaminazione, ma anche favorire il riutilizzo di superfici già urbanizzate o inserite in contesti produttivi. La rigenerazione dei siti contaminati permette infatti di evitare l’occupazione di nuovi terreni naturali e agricoli, contribuendo alla riduzione del consumo di suolo.

«Queste aree sono ora nuovamente sicure, agibili e fruibili, pronte a ospitare nuovo sviluppo senza sottrarre un solo metro quadrato di natura alle future generazioni», ha evidenziato Scoccimarro.

La collaborazione tra Regione, Ministero e Comuni

Il percorso di riqualificazione è stato possibile grazie all’Accordo di programma sottoscritto nel 2023 tra la Regione, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e i Comuni coinvolti.

Il rispetto delle tempistiche e il superamento degli obiettivi ministeriali hanno premiato, secondo l’Amministrazione regionale, il lavoro congiunto delle strutture tecniche, delle amministrazioni locali e delle professionalità impegnate nei cantieri.

Con oltre cinque ettari recuperati, il Friuli-Venezia Giulia compie così un ulteriore passo nel percorso di risanamento ambientale e di rigenerazione delle aree compromesse, trasformando siti inutilizzati in spazi potenzialmente destinati a nuove attività economiche, produttive o di interesse pubblico.

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