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Organ Madness Trio, perchè “il jazz è tanta preparazione e molta spontaneità!”

Entusiasmo, curiosità, immaginazione, coraggio: tre decenni di architetture sonore in un dialogo sublime. D’Agaro, Costantini e U.T. Gandhi celebrano trent’anni di musica e amicizia in quel di Ronchi dei Legionari

Massi Boscarol

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Organ Madness Trio. Si esibiranno a Ronchi dei Legionari, presentando il nuovo disco, nella serata di martedì 14 luglio

RONCHI DEI LEGIONARI – Immaginate una conversazione che dura tre decenni. Immaginate tre maestri che si ritrovano, sera dopo sera, per riscrivere la grammatica del suono. È questo lo spirito che anima l’Organ Madness Trio. Martedì 14 luglio (ore 21.15, ingresso libero), la Piazza della Concordia si trasformerà così in un palcoscenico a cielo aperto dove Daniele D’Agaro, Mauro Costantini e U.T. Gandhi celebreranno tre decenni di una vita spesa a inseguire l’incanto.

Non è solo musica, è esercizio di stile, partitura che si fa respiro e battito nel momento stesso in cui viene suonata. Qui ed ora. D’Agaro, con il suo sax tenore che, partito dal Conservatorio di Amsterdam alla fine dei ‘70s, ha attraversato le avanguardie berlinesi e i laboratori di Franco D’Andrea, porta in dono un fraseggio che è ricamo di seta e acciaio. Costantini, imperturbabile all’Hammond, plasma il suono come un artigiano raffinato, cesellando atmosfere che spaziano dal lirismo di Duke Ellington al genio di Yusef Lateef. U.T. Gandhi, alla batteria, è il metronomo dell’anima, il battito elegante che sostiene ogni intuizione, slancio, azzardo.

Daniele D’Agaro, nel raccontare questa lunga avventura, spalanca una finestra sulla genesi del loro fare musica: ci ricorda infatti come l’improvvisazione non sia mai frutto del caso, ma una pratica colta e vivace, citando quasi con un sorriso come persino Mozart amasse cimentarsi in sfide di improvvisazione sulle proprie fughe. Ecco allora che il jazz diventa, nelle mani di questo trio, una forma d’arte che unisce preparazione minuziosa e una spontaneità assoluta.

Dopo aver dato forma al loro sodalizio in due dischi nati sotto l’egida di Stefano Amerio all’Artesuono, il trio sceglie Ronchi come dimora nella quale presentare il lavoro. Una Ronchi che accoglie, che vibra, che sa riconoscere la luce, intercala lo stesso DDA. Martedì sera non ci sarà alcun programma precostituito a imprigionare l’istante. La musica fluirà come acqua limpida, cogliendo l’umore della piazza, le luci che cambiano, il respiro del pubblico. Sarà un viaggio tra i grandi stilisti di un’epoca irripetibile, un gioco di specchi tra le composizioni originali di Costantini e le pagine immortali di chi ha fatto grande il jazz. Do you know Lee Morgan e Gene Ammons?! Tanto per citarne un paio.

È un invito alla bellezza, quello dell’Organ Madness Trio. Un invito a fermarsi, a tendere l’orecchio, fuggire dall’alienazione tecnologica, lasciarsi sedurre dalla grazia di tre musicisti che, dopo tanto tempo e lungi dal voler esser chiamati dinosauri del jazz, ancora giocano con la musica come se fosse la prima volta. Perché in fondo, la cultura è questo: un continuo, eterno, meraviglioso atto di curiosità.

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