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Quote latte: le stalle del Fvg sono a rischio chiusura

E’ stata avviata l’esecuzione e il pignoramento dei conti correnti, lasciando gli allevatori senza un euro di liquidità

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FVG – Processi, pignoramenti, ipoteche: gli allevatori di vacche in Friuli Venezia Giulia sono in ginocchio a causa dei procedimenti avviati nei loro confronti per lo sforamento delle quote latte. Un problema che si trascina da oltre 25 anni e che ora, con l’invio di cartelle esattoriali e la richiesta di pagamento di multe pregresse, rischia di stroncare un settore già fortemente colpito dai rincari dei foraggi, introvabili e arrivati a prezzi record, oltre ai costi di produzione del latte. La massima carica del Consiglio Regionale del Fvg, Piero Mauro Zanin, fa notare che queste aziende si sono scontrate negli ultimi anni con il peso della globalizzazione, con la mancanza di ricambio generazionale, con la siccità, con la mancanza di foraggio e ora con l’aumento dei carburanti.
Solo vent’anni fa le aziende zootecniche da latte in Friuli erano più di 10.000, nel 2016 si erano ridotte ad un migliaio e negli ultimi 5 anni c’è stata la chiusura di circa 100 stalle all’anno. Attualmente in Friuli Venezia Giulia abbiamo complessivamente poco più di 500 aziende zootecniche in attività, di cui il 40% con una produzione lorda variabile annua derivata dal latte inferiore, in valore, ai 30mila euro.

Una fotografia chiara, ma quanto mai preoccupante, su cui ha influito pesantemente la vicenda dell’iniquo sistema delle quote latte – ancora irrisolta –  e che ha contribuito alla chiusura delle stalle con molti allevatori che hanno deciso di resistere per principio e con altri che si sono arresi. Da ottobre 2021 più di 150 aziende zootecniche friulane si sono viste notificare una serie di atti esecutivi, quali pignoramenti di crediti presso terzi di ogni natura, di tutti i conti correnti, iscrizioni di ipoteche sui beni mobili ed immobili delle aziende e dei loro titolari, assieme al sequestro del quinto degli stipendi.
Secondo Cospalat la situazione è precipitata ulteriormente nelle ultime settimane: oltre all’invio a tappeto di cartelle e alle intimazioni da parte dell’Agenzie delle entrate, si è avviata immediatamente l’esecuzione e il pignoramento dei conti correnti, lasciando gli allevatori senza un euro di liquidità e con l’effetto immediato di far collassare il sistema.
Per arginare per quanto possibile il tracollo delle imprese e degli allevatori coinvolti, sono state depositate al Tar le richieste di sospensione dei pagamenti, considerando che l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura non ha rispettato i dettati imposti dalla Corte di giustizia europea, con le sentenze che impongono allo Stato italiano di rideterminare gli importi delle sanzioni stabilite ai produttori.

In conclusione, per il massimo esponente dell’Assemblea legislativa il rischio, numeri alla mano, è quello di ritrovarci fra qualche anno senza stalle e quindi senza latte con tutto ciò che questo comporterebbe. Un patrimonio assolutamente da tutelare, una vicenda che va conclusa nel minor tempo possibile per permettere alle poche aziende zootecniche rimaste di concentrarsi sulla ripartenza, sul coinvolgimento delle nuove generazioni, con un piano di rilancio che permetta nel giro di qualche anno di guardare con ottimismo al futuro.

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