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I colpi di scena non sono mai troppi: Testimone d’accusa al Teatrone

Vanessa Gravina protagonista di una pièce di Agatha Christie, correva l’anno 1953

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foto: Vanessa Gravina e Giulio Corso, protagonisti di Testimone d'accusa di Agatha Christie

UDINE – L’attesissima tre giorni all’insegna di assassini, vittime, avvocati e simulatori griffata Agatha Christie arriva finalmente al Giovanni da Udine. Poirot, il suo alter ego con baffi e papillon ha compiuto da poco un secolo di vita, e i biglietti per le rappresentazioni teatrali vanno spesso – molto spesso – a ruba.

Si diceva, 28-29-30 marzo. Alcune linee guida: format pressoché standard, identico, innovativo e rassicurante allo stesso tempo. Il più classico tra gli ambienti chiusi, personaggi tutti descritti con decise quanto rapide pennellate, ben definibili e collocabili come statuine di una collezione, trama intricata benchè estremamente formale; non c’è quell’umorismo già definito queer (che oggi ha perso qualsiasi significato) e tipico dei suoi paladini ma senza dubbio protagonista è anche qui la più tipica delle femme fatale, dalla quale ti aspetti la chiave di volta dell’opera; e poi il freddo burocrate, il classismo che permea la società, c’è il perdigiorno, il cinico poliziotto che fa il minimo indispensabile per non avere fastidi, il solerte giudice, c’è chi dice la verità e naturalmente c’è chi mente. Sì, ci sono davvero tutti.

L’aula del tribunale e il foyer dello studio legale con tanto di caminetto fanno da sfondo alle due ore abbondanti in cui scivola via veloce la rappresentazione. La protagonista indiscussa: Vanessa Gravina, donna di ghiaccio fino ad un certo punto e nessuna parentela con la nostra Carla, da Gemona, straordinaria attrice degli anni Sessanta e Settanta. A fianco a lei Giulio Corso, con un personaggio di bella presenza e dubbia sostanza – come si suol dire – a guisa di contraltare maschile. Ma il pubblico del teatro non mente mai e all’applausometro la spunta con una certa misura Paolo Triestino, solerte avvocato tutto d’un pezzo di Sua Maestà La Regina che ha granitica fiducia nelle istituzioni, fino a. Per tutti, per lui in particolare, ovazione finale.

Sì, e poi c’è anche un’impiegata decisamente superficiale: chiaro sin dall’inizio quali siano i preferiti della scrittrice inglese (e forse anche della regista Geppy Gleijeses) e quali meno, cosa che del resto non ha mai celato mai nelle proprie opere indipendentemente dal ruolo di colpevoli o di innocenti che questi assurgeranno in seguito.

Curiosità: i giurati vengono scelti tra il pubblico in maniera quasi imparziale. Curiosità 2: Roberto Valerio, direttore artistico della stagione di prosa, sorride compiaciuto (e a ben donde!) in platea.

Così pare che la mannaia della perversione esponenziale del politically-correct potrebbe colpire anche casa AC: si vocifera di alcune variazioni da apportare nei racconti, alcune correzioni (se così possiamo chiamarle) per non suscitare la permalosità di alcuni. E allora perchè non cambiare anche la trama potremmo chiederci, perchè non variare il modus operandi di chi investiga, sostituire il movente, invertire vittime ed assassini, aggiungere personaggi tout court. In ogni caso è Agatha stessa che ci fa capire come ai suoi tempi – in questo caso immediato dopoguerra – le persone se hanno una reputazione, una posizione sociale e soprattutto soldi, vengono stimate, in caso contrario di meno. Era così anche anche nel 1953, pensate!

Tornando a noi, avulsi dallo spoilerare: avete presente i fuochi d’artificio di Ferragosto gran finale modello mitragliatrice e che ti aspetti sempre un’ultima lampata, un ultimo botto?! Ecco, così i finali della Christie: enne rimpalli vittima-carnefice e ritorno e soprattutto colpi di scena a ripetizione, che ti spiazzano se non la conosci e se la conosci ti spiazzano lo stesso. E che non sono mai troppi. 

Replica stasera alle 20.45 e giovedì alle 19.30. Biglietti ancora disponibili al Teatro Nuovo Giovanni da Udine 

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