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Cronaca

Recuperò centinaia di infoibati: riabilitato il vigile del fuoco Arnaldo Harzarich

L’assessore Barbara Zilli: “Oggi è il giorno della commozione in ricordo di tutte le persone che hanno perso la vita lungo il confine orientale con la sola colpa di essere italiani”

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PAGNACCO – “La memoria del sacrificio del maresciallo dei Vigili del fuoco Arnaldo Harzarich ci riporta a una drammatica pagina della nostra storia recente, per molto tempo nascosta nel buio delle foibe che, grazie alla tenacia dei testimoni di quei tempi, dei figli di esuli, e grazie all’impegno di molti studiosi e agli scritti dello stesso Harzarich, ha avuto la possibilità di essere riscoperta, conosciuta, letta e studiata da tutti. Oggi è il giorno della commozione in ricordo di tutte le persone che hanno perso la vita lungo il confine orientale con la sola colpa di essere italiani. Ma oggi è anche il momento in cui ricordare significa creare conoscenza: una conoscenza che poggia le radici nella verità di quei fatti”. Così, stamani, l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, intervenuta a Pagnacco, nel piazzale Martiri delle Foibe, a una sobria e sentita cerimonia organizzata dal Comune a ridosso del “Giorno del Ricordo”, a memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale, ai piedi del monumento che ricorda quei fatti, realizzato per volontà degli eredi del maresciallo eroe di Pola, la cui figura è stata commemorata e onorata.

Il 16 ottobre 1943, Arnaldo Harzarich, del 41. Corpo dei Vigili del fuoco di Pola, fu comandato – assieme alla sua squadra – a esplorare la “Foiba di Vines” ad Albona dove rinvenne i primi corpi senza vita degli infoibati. Malgrado le minacce di morte, continuò a esplorare le foibe rinvenendo al loro interno centinaia di corpi senza vita. Condannato a morte da un tribunale del popolo titino, morì nel 1973 da esule in Italia, braccato e privato della sua divisa di vigile del fuoco.

La cerimonia si è svolta in due parti: la prima, a Pagnacco, con la deposizione di una corona al monumento dedicato ai Martiri delle Foibe e la seconda, nella sede del Comando di Udine dei Vigili del fuoco, in via Popone. Vi hanno preso parte, tra gli altri, il sottosegretario del ministero degli Interni con delega ai Vigili del fuoco, Emanuele Prisco, il capo del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco Carlo Dall’Oppio, il direttore regionale dei Vigili del fuoco del Friuli Venezia Giulia Agatino Carrolo, i comandanti dei quattro Comandi dei Vigili del fuoco del Friuli Venezia Giulia, la Medaglia d’oro al Valor militare Paola Del Din, numerosi amministratori comunali, gli allievi dell’istituto scolastico comprensivo di Pagnacco-Martignacco e i rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma.

“Ricordare non è soltanto un dovere civile rispetto a chi non c’è più – ha detto Zilli -: è creare conoscenza e quindi anche un’identità di un popolo che, dalla storia di immane sofferenza di queste persone, ha il dovere di prendere la forza di guardare avanti e di perseverare la verità della storia. Iniziative come questa, realizzate a ridosso del 10 febbraio, fanno crescere in tutti noi la consapevolezza dell’orrore delle foibe: sono momenti importanti di riflessione, soprattutto per i giovani. Sono questi ultimi che devono, in modo critico e attraverso il libero pensiero, approfondire ciò che accadde, farlo proprio e fare in modo di essere persone migliori”.

Zilli ha sottolineato come “il sacrificio di uomini e donne innocenti, gettati al buio a morire con atroce disumanità, siano oggi testimonianza ancora viva che ci invita a essere cittadini consapevoli e capaci di traguardare obiettivi di pace e di sicurezza. I gesti compiuti dal maresciallo Harzarich, a rischio della propria vita per ridare dignità a quella di tanti altri, è l’insegnamento migliore per tutti noi, che dobbiamo essere capaci di scrivere ancora pagine migliori della nostra storia”.

La seconda parte della cerimonia di oggi ha visto quindi la consegna, a Udine, di una divisa dei Vigili del fuoco, da parte del sottosegretario Prisco, ai due pronipoti di Arnaldo Harzarich, presenti alla celebrazione. Un gesto altamente simbolico verso chi fu privato della possibilità di indossare la propria uniforme in seguito proprio a quei ritrovamenti nelle foibe, testimonianza di fatti che allora dovevano restare celati.

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