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Trieste, falso allarme sui cani avvelenati: cliniche e Asugi smentiscono l’emergenza bocconi killer
Messaggi vocali parlano di cani avvelenati tra via Rossetti e Ponziana, ma cliniche e autorità smentiscono l’allarme.
Non esiste alcuna emergenza legata a cani avvelenati in città, né tantomeno casi accertati di bocconi contenenti chiodi, spilli o veleno per topi. A chiarirlo sono direttamente le cliniche veterinarie triestine, chiamate in causa dopo la diffusione virale di messaggi allarmistici circolati nelle chat WhatsApp.
Le strutture sanitarie, infatti, in presenza di avvelenamenti o anche solo di sospetti tali, sono obbligate per legge a segnalare alle autorità competenti. E, allo stato attuale, non risulta alcuna comunicazione che faccia pensare a un fenomeno in corso.
Anche Asugi, interpellata direttamente dalle cliniche, avrebbe confermato che non c’è nessuna emergenza veleni a Trieste.
Le chat WhatsApp e i vocali allarmistici
Nei messaggi circolati negli ultimi giorni si parla di una presunta emergenza “da via Rossetti a Ponziana”, con riferimenti a sacchetti di cibo contenenti sostanze tossiche o oggetti pericolosi. Nei vocali si fa esplicito riferimento a “veleni per topi, spilli, chiodi” e altre ipotesi difficilmente verificabili.
Tuttavia, sentite sia la polizia locale sia diverse cliniche veterinarie cittadine, l’emergenza descritta nei messaggi non troverebbe alcun riscontro concreto.
Da una clinica del centro città spiegano chiaramente: “Non abbiamo ricevuto alcun cane in fin di vita”. Un’altra struttura nel rione di San Giacomo, manifestando una certa insofferenza verso il ripetersi ciclico di queste segnalazioni, parla apertamente di “procurato allarme”, sottolineando come la questione riemerga periodicamente senza che vi siano casi reali documentati.
L’unico episodio recente riguarda i piccioni
L’unico avvelenamento registrato nel recente passato a Trieste riguarda alcuni piccioni nel rione di Valmaura, un episodio risalente a diverse settimane fa. Non risultano invece casi di cani avvelenati nelle ultime settimane.
Anche in passato la polizia locale aveva avviato accertamenti su presunti episodi analoghi, ma le analisi effettuate avevano sempre dato esito negativo, anche per la difficoltà di formalizzare le denunce.
Cosa dice la legge sul procurato allarme
La normativa è chiara. L’articolo 658 del codice penale disciplina il reato di procurato allarme presso l’autorità. In caso di segnalazioni infondate che generano allarmismo, si rischiano l’arresto fino a sei mesi o una sanzione da 10 a 516 euro.
Le cliniche veterinarie, come previsto dalla legge, sono tenute a segnalare eventuali casi sospetti. È teoricamente possibile che un episodio non venga comunicato per negligenza, ma il rischio per il professionista è elevato e in passato sarebbero scattate anche denunce nei confronti di sedicenti veterinari.
Un ulteriore elemento emerso riguarda la difficoltà nel raccogliere denunce formali: secondo quanto si apprende, esisterebbe un certo ostracismo da parte dei proprietari nel mettere nero su bianco davanti a un operatore di polizia giudiziaria il presunto avvelenamento del proprio animale.
Nessuna emergenza, ma attenzione alla diffusione di voci
Alla luce delle verifiche effettuate tra cliniche veterinarie, Asugi e polizia locale, non risultano elementi che confermino un’ondata di bocconi avvelenati in città.
L’invito resta quello alla prudenza, ma anche alla responsabilità nella diffusione di messaggi non verificati, che rischiano di generare allarmismo ingiustificato tra i cittadini.
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