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Sicurezza e futuro dell’Europa, il dibattito sulla difesa a Open Dialogues
A Open Dialogues a Udine il dibattito sulla difesa europea: dal videomessaggio dell’ammiraglio Cavo Dragone al confronto tra Jankowski e Techau su responsabilità europea, industria della difesa e fiducia tra Stati
La difesa europea non è soltanto una questione di budget militari, ma di visione strategica, cultura condivisa e fiducia tra Stati. È questo il messaggio emerso nel pomeriggio della prima giornata di Open Dialogues for the Future, il forum internazionale in corso a Udine promosso dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine.
Ad aprire i lavori è stato un videomessaggio dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, che ha richiamato l’attenzione sul cambio di scenario globale provocato dalla guerra di aggressione russa in Ucraina.
Secondo Cavo Dragone, oggi la sicurezza rappresenta la base su cui si reggono economia, innovazione e libertà.
“La sicurezza non è un concetto astratto, è una condizione abilitante: senza sicurezza non esistono investimenti, innovazione o crescita duratura”.
Per l’ammiraglio, la difesa non può più essere considerata un comparto separato, ma la spina dorsale delle società occidentali. In un contesto in cui le minacce colpiscono sempre più spesso reti energetiche, dati e proprietà intellettuale, la resilienza diventa una priorità condivisa.
Il messaggio rivolto a imprese e istituzioni è netto: non basta aumentare le risorse, serve un cambio di paradigma industriale e culturale.
“Siamo ancora lontani dal concepire che l’industria non è solo a supporto del sistema sicurezza, ma deve esserne parte integrante”.
Difesa europea: più responsabilità, meno slogan
Il confronto è poi entrato nel vivo con il panel dedicato agli scenari della difesa europea, che ha visto protagonisti Dominik P. Jankowski, Deputy Secretary General for Policy and Outreach dell’Assemblea Parlamentare Nato, e Jan Techau, direttore del team Europa di Eurasia Group.
Jankowski ha invitato a superare alcune ambiguità concettuali che negli ultimi anni hanno accompagnato il dibattito europeo sulla difesa.
Secondo l’analista, parlare di “autonomia strategica” rischia di creare divisioni tra i Paesi europei. La strada più realistica è invece quella di rafforzare la responsabilità europea nella sicurezza collettiva, mantenendo salda la cooperazione con la Nato.
“Non credo che l’autonomia strategica sia la strada giusta. Dobbiamo aumentare la responsabilità europea nella difesa, piuttosto che inseguire un’autonomia che potrebbe rivelarsi controproducente”.
Jankowski ha ricordato inoltre che la deterrenza resta un pilastro della sicurezza occidentale, definendola una vera e propria “garanzia pubblica”.
In questo quadro, l’Europa è chiamata a compiere un salto di qualità: superare la frammentazione dell’industria della difesa, rendendola più integrata, dinamica e capace di produrre su larga scala.
Il vero nodo europeo: la fiducia tra Stati
L’analisi di Jan Techau ha portato il dibattito su un piano più politico e culturale, evidenziando alcune fragilità strutturali del sistema europeo.
Con il progressivo ridimensionamento dell’ombrello statunitense — o quantomeno con una minore prevedibilità politica degli Usa — l’Europa si trova oggi davanti a un passaggio storico decisivo.
Secondo Techau, la questione non è soltanto economica, anche se il divario tra spesa per il welfare e per la difesa resta significativo.
Il vero nodo è un altro: la fiducia tra gli Stati membri.
“La questione chiave non è il nucleare e non è nemmeno l’aspetto economico. La questione chiave è la fiducia”.
L’Europa, ha osservato l’analista, è storicamente un sistema politico a bassa fiducia, dove le rivalità nazionali sono state a lungo contenute dalla leadership statunitense.
Oggi, senza quel collante esterno, il continente è chiamato a costruire una cooperazione senza precedenti nella sua storia recente.
Una nuova leadership per il futuro dell’Europa
Per Techau, il momento attuale rappresenta un vero bivio per il progetto europeo.
Il continente dovrà dimostrare di saper superare rivalità storiche e diffidenze reciproche, ritrovando una leadership politica capace di guidare una trasformazione profonda.
“Dovremo reinventare un’Europa che, da una posizione di debolezza, sappia dimenticare vecchie rimostranze e gelosie”.
Il riferimento è alla stagione di leadership che, dopo il 1945, rese possibile la ricostruzione del continente e la nascita del progetto europeo.
Oggi, nel mezzo di nuove tensioni geopolitiche, la sfida è costruire un’Europa più coesa, responsabile e capace di garantire la propria sicurezza, senza rinunciare ai valori democratici che ne definiscono l’identità.
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