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Trumpismo, sovranità e crisi dell’Occidente: il dibattito della seconda giornata di Open Dialogues

A Open Dialogues for the Future a Udine il focus della seconda giornata è sul rapporto tra Europa e Stati Uniti. Baker, Truss e Gardiner criticano le fragilità europee e rilanciano sovranità, difesa e identità occidentale

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Un momento di questa mattina a Open Dialogues
Un momento di questa mattina a Open Dialogues

La seconda e conclusiva giornata di Open Dialogues for the Future, il forum internazionale promosso dalla Camera di Commercio di Pordenone-Udine, si è aperta nell’ex chiesa di San Francesco a Udine con uno sguardo diretto verso Washington. Il confronto della mattinata ha posto al centro il rapporto tra Europa e Stati Uniti, una relazione non solo geopolitica ma anche economica, particolarmente rilevante per il Friuli-Venezia Giulia, territorio che vede negli Usa uno dei suoi principali mercati di sbocco commerciale.

Il panel ha riunito tre voci di primo piano del dibattito internazionale: Gerard Baker, editorialista del Wall Street Journal, Elizabeth Truss, ex primo ministro britannico, e Nile Gardiner, direttore del Margaret Thatcher Center for Freedom. Dai loro interventi è emerso un quadro critico della situazione europea e la proposta di una nuova visione conservatrice transatlantica, fondata su sovranità nazionale, difesa dei confini e contrasto alle ideologie considerate “anti-occidentali”.

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Gerard Baker: la “presidenza personalista” di Trump e il nodo Iran

Il primo intervento è stato quello di Gerard Baker, che in dialogo con il direttore scientifico del forum Federico Rampini ha analizzato la dottrina politica di Donald Trump.

Secondo Baker, quella dell’ex presidente americano è una “presidenza personalista”, in cui le decisioni strategiche sono guidate più dalla personalità del leader che da una teoria politica sistematica.

Nel suo intervento, il giornalista ha affrontato anche il tema del confronto con l’Iran, interpretandolo in una prospettiva storica: “È importante capire che gli Stati Uniti stanno finalmente rispondendo a un nemico che li attacca sistematicamente da 47 anni”, ha affermato Baker, riferendosi alla rivoluzione iraniana del 1979.

Gerard Baker durante il suo intervento

Gerard Baker durante il suo intervento

Allo stesso tempo, l’editorialista ha evidenziato alcune criticità nella gestione del conflitto. Secondo Baker, l’amministrazione Trump non sarebbe riuscita a spiegare in modo chiaro all’opinione pubblica americana le ragioni strategiche della guerra, oscillando tra obiettivi come il cambio di regime e la distruzione del programma nucleare iraniano.

Il giornalista ha inoltre lanciato un monito sul piano militare: gli Stati Uniti starebbero consumando munizioni e sistemi di intercettazione a un ritmo molto elevato, con possibili ripercussioni sulla capacità di risposta in altri scenari strategici, in particolare in Asia.

Liz Truss: “L’Europa ha bisogno di una rivoluzione in stile Trump”

Molto critico nei confronti del Vecchio Continente è stato anche l’intervento di Elizabeth Truss, ex primo ministro del Regno Unito, che ha tracciato un ritratto severo dell’Occidente negli ultimi decenni.

Secondo Truss, negli ultimi trent’anni l’Europa e l’Occidente hanno perso terreno rispetto a potenze come Cina, Iran e Russia, mentre al loro interno avrebbero preso spazio correnti ideologiche ostili ai valori occidentali.

Elizabeth Truss a Open Dialogues

Elizabeth Truss a Open Dialogues

L’ex premier britannica ha puntato il dito contro due fattori in particolare:

  • l’ambientalismo radicale, che a suo avviso avrebbe favorito la deindustrializzazione;
  • le politiche economiche keynesiane, ritenute responsabili di un indebolimento della competitività economica.

Truss ha citato un dato emblematico per descrivere la situazione del Regno Unito: secondo lei, oggi il Paese – Londra compresa – sarebbe economicamente più povero di territori americani come il Mississippi o Porto Rico.

La sua proposta politica è stata netta: “Abbiamo bisogno di una rivoluzione in stile Trump contro le élite che hanno perseguito politiche dannose per decenni”.

Sul tema dell’immigrazione, l’ex premier ha inoltre sostenuto la necessità di rivedere le normative sui diritti umani che, a suo giudizio, finirebbero per equiparare i cittadini ai migranti irregolari.

Nile Gardiner: sovranità e identità per “salvare l’Occidente”

A rafforzare questa lettura è stato Nile Gardiner, direttore del Margaret Thatcher Center for Freedom, che ha definito Donald Trump come “il primo presidente americano apertamente euroscettico”.

Secondo Gardiner, l’approccio trumpiano rifiuta la centralizzazione del potere europeo rappresentata da Bruxelles, privilegiando invece la sovranità nazionale e il controllo dei confini. Per il politologo, il futuro dell’Europa dipenderà proprio dalla capacità dei Paesi europei di recuperare autonomia decisionale e sicurezza interna. Gardiner ha poi concluso il suo intervento con una riflessione identitaria particolarmente forte: “Se perdiamo l’Europa, la civiltà occidentale è spacciata”.

Il programma di chiusura del forum

Dopo il dibattito della mattinata, Open Dialogues for the Future prosegue fino alle 13.00 con gli ultimi appuntamenti della quarta edizione del forum.

Il programma conclusivo prevede:

  • 11:30 – Europa e America Latina: Federico Rampini dialoga con la professoressa Sandra Borda (Universidad de los Andes) sulle nuove geografie del potere globale.
  • 12:00 – La difesa europea alla prova dei fatti: focus sulla guerra in Ucraina con Iryna Terekh, CEO di Fire Points, in videocollegamento.
  • 12:30 – Saluti finali: le conclusioni del forum affidate al presidente della Camera di Commercio Pordenone-Udine, Giovanni Da Pozzo, e a Federico Rampini.

Con la seconda giornata, il forum udinese si conferma così uno spazio di confronto internazionale sulle grandi trasformazioni geopolitiche, mettendo in dialogo analisti, economisti e protagonisti della scena politica globale.

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