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Carburanti, benzina a 1,46 euro in Slovenia e diesel oltre 2,60 in Italia: il governo studia le accise mobili

La tensione internazionale tra Stati Uniti, Israele e Iran si riflette anche sui prezzi dei carburanti nei Paesi europei

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Pompa del carburante
Pompa del carburante ( © Depositphotos)

Le tensioni internazionali tra Iran, Stati Uniti e Israele stanno avendo effetti anche sul mercato dei carburanti in Europa, con ripercussioni che si fanno sentire persino nei Paesi vicini all’Italia. In Slovenia, infatti, il prezzo della benzina ha registrato un aumento arrivando a 1,46 euro al litro, mentre il diesel ha superato quota 1,50 euro.

Si tratta di rincari relativamente contenuti grazie all’intervento del governo di Lubiana, che ha deciso di ridurre le accise per limitare l’impatto sui cittadini. Una misura che interessa non solo gli sloveni ma anche molti italiani, soprattutto del Nord-Est, che da anni scelgono di fare rifornimento oltreconfine per risparmiare sul pieno.

L’intervento della Regione Fvg contro il “turismo del pieno”

Sul tema è intervenuto anche l’assessore regionale all’Ambiente del Friuli-Venezia Giulia, Fabio Scoccimarro, che ha ricordato le iniziative messe in campo dalla Regione per contrastare il cosiddetto “turismo del pieno”.

Secondo Scoccimarro, l’amministrazione regionale ha investito risorse significative per sostenere sia i cittadini sia i gestori degli impianti di carburante.
“Oggi la Regione è al fianco dei cittadini – ha spiegato – con sconti che arrivano fino a 39 centesimi al litro”.

L’obiettivo delle misure regionali è quello di ridurre il divario di prezzo con i Paesi confinanti, evitando che sempre più automobilisti scelgano di rifornirsi all’estero, con ricadute negative per la rete di distributori del territorio.

In Italia il diesel vola oltre i 2,60 euro in autostrada

Intanto in Italia il tema del prezzo dei carburanti resta al centro del dibattito politico ed economico. In particolare il diesel ha superato sulla rete autostradale i 2,60 euro al litro nel servito, alimentando le polemiche sui rincari.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha spiegato che al momento non risultano fenomeni speculativi diffusi, anche se sono stati individuati circa venti casi sospetti attualmente al vaglio della Guardia di finanza.

Dal ministero sottolineano come gli aumenti siano legati soprattutto a un rialzo delle quotazioni dei prodotti raffinati, che ha provocato adeguamenti immediati dei prezzi. Tuttavia, secondo la stessa nota ufficiale, tali incrementi non sarebbero giustificati da una reale carenza di carburante sul mercato.

L’ipotesi delle accise mobili

Proprio per evitare speculazioni legate alle tensioni internazionali in Medio Oriente, il governo sta valutando diverse soluzioni. Tra le ipotesi più concrete c’è quella delle accise mobili.

Il meccanismo prevederebbe che quando il prezzo dei carburanti aumenta, cresce automaticamente anche il gettito IVA per lo Stato. Una parte di queste maggiori entrate potrebbe quindi essere utilizzata per ridurre temporaneamente le accise, alleggerendo il prezzo finale per i consumatori.

L’obiettivo dell’esecutivo è quello di evitare che la crisi geopolitica diventi un pretesto per rincari ingiustificati, garantendo maggiore stabilità ai prezzi di benzina e diesel.

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