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Industria 5.0, taglio shock del credito d’imposta: imprese in difficoltà

Taglio del 65% al credito d’imposta Industria 5.0: imprese in difficoltà e cresce la preoccupazione in Fvg

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Massimo Paniccia
Massimo Paniccia

Il decreto legge n. 38 del 27 marzo 2026 introduce un taglio lineare del 65% del credito d’imposta destinato alle imprese che avevano prenotato investimenti entro novembre 2025 nell’ambito della misura Industria 5.0. Una decisione che sta sollevando forti preoccupazioni nel mondo produttivo, in particolare in Friuli-Venezia Giulia.

Il credito, inizialmente pensato per incentivare la riduzione dei consumi energetici – almeno del 3% per impianto o del 5% per processo – rappresentava uno strumento centrale per sostenere la transizione industriale e l’efficienza energetica delle aziende.

Come funzionava il credito e cosa cambia

La legge di bilancio 2025 aveva già ridefinito gli scaglioni di investimento, accorpando le prime due fasce fino a 10 milioni di euro, con aliquote comprese tra il 35% e il 45%, differenziate in base agli investimenti e ai risparmi energetici ottenuti.

Tuttavia, con il nuovo decreto, il credito viene drasticamente ridotto: alle imprese verrà riconosciuto solo il 35% dell’importo originariamente previsto, con un impatto significativo sui piani finanziari già impostati.

Burocrazia e risorse insufficienti: le criticità del sistema

Uno degli elementi che ha inciso sull’andamento della misura è stata la complessità burocratica, legata anche alla presenza di fondi europei. Questo ha rallentato le prenotazioni durante il 2025, concentrate poi nella seconda metà dell’anno.

Nel frattempo, a causa delle poche richieste iniziali, parte delle risorse è stata riallocata su altri capitoli di bilancio, esaurendosi già all’inizio di novembre 2025. Il Governo aveva comunque consentito la prosecuzione delle prenotazioni fino al 27 novembre, promettendo una gestione in ordine cronologico in caso di nuovi fondi.

Con la manovra 2026 sono stati stanziati 1,3 miliardi di euro, rivelatisi però insufficienti rispetto alle richieste cresciute rapidamente a fine anno.

Confapi Fvg: “Imprese penalizzate e fiducia compromessa”

A esprimere forte preoccupazione è Massimo Paniccia, presidente di Confapi Fvg, che sottolinea come molte aziende abbiano già effettuato investimenti rilevanti contando sul credito d’imposta.

Il taglio lineare pregiudica l’equilibrio economico e finanziario delle imprese e mette in discussione la fiducia nelle misure adottate dalle istituzioni”, afferma Paniccia.

Secondo Confapi, la decisione arriva in un momento già complesso per il contesto internazionale e rischia di colpire proprio le realtà più strutturate e innovative.

Appello al Governo: servono certezze per il sistema produttivo

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha aperto al confronto con le categorie, ma ha indicato una disponibilità di risorse ridotta a 763 milioni di euro, rispetto agli iniziali 1,3 miliardi.

Per Confapi Fvg è fondamentale garantire stabilità normativa e certezze alle imprese: “Le risorse per affrontare la crisi vanno trovate, anche a debito, ma non sottraendo ossigeno a chi produce ricchezza attraverso l’innovazione”.

L’auspicio è che si arrivi a una soluzione condivisa che possa tutelare gli investimenti già avviati e sostenere il sistema industriale in una fase particolarmente delicata.

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