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Udine, rapina a una donna con stampella: confermata in appello la condanna a quasi 5 anni

Rapina nel parcheggio dell’ospedale di Udine: confermata in appello la condanna per una 28enne

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Arresto - Rapina ospedale udine
Arresto ( © Depositphotos)

La Corte d’Appello di Trieste ha confermato la condanna nei confronti di una donna di 28 anni, ritenuta responsabile di una violenta rapina avvenuta nel 2023 nel parcheggio dell’ospedale di Udine. La pena stabilita resta quella del primo grado: quattro anni e otto mesi di reclusione, circa 2mila euro di multa e il pagamento delle spese processuali.

La giovane, nata a Udine, è difesa dall’avvocato Emanuele Izzotti, che continua a sostenere la tesi dell’errore di persona. Nonostante ciò, i giudici hanno ritenuto sufficienti gli elementi raccolti nel corso del procedimento per confermare la responsabilità dell’imputata.

I fatti: la rapina ai danni di una donna fragile

L’episodio risale al 19 ottobre 2023. Secondo quanto ricostruito, la 28enne, insieme a un complice, avrebbe strappato il portafoglio a una donna con difficoltà di deambulazione, spingendola con violenza.

La vittima, affetta da pluripatologie e costretta a muoversi con una stampella, ha tentato di opporsi, ma è stata colpita con una manata alla spalla. Nel portafoglio erano presenti anche due anelli con pietre preziose, per un valore complessivo di circa 400 euro.

Durante la fuga, un passante ha provato a intervenire per bloccare la rapinatrice, ma è stato colpito dal complice con un pugno alla tempia, riportando una prognosi di cinque giorni.

Le prove e i riconoscimenti

Dagli atti emerge che non sono stati acquisiti filmati di videosorveglianza né impronte digitali utili alle indagini. Tuttavia, due testimoni – appartenenti al personale ospedaliero – hanno riconosciuto la 28enne come autrice della rapina.

Diversa la posizione delle persone direttamente coinvolte: sia la vittima sia il passante aggredito non hanno confermato con certezza l’identità della rapinatrice. Nonostante queste incertezze, il riconoscimento da parte dei testimoni è stato ritenuto sufficiente dai giudici.

I precedenti e la mancata concessione delle attenuanti

La posizione dell’imputata è stata aggravata dai precedenti penali. La donna era già stata condannata nel 2022 per lesioni personali e resistenza, beneficiando in quell’occasione della sospensione condizionale della pena.

Alla luce di queste circostanze e della minorata difesa della vittima, i giudici non hanno concesso le attenuanti generiche né in primo grado né in appello.

La tesi della difesa e il possibile ricorso

La difesa continua a sostenere che si tratti di un errore di persona. Secondo l’avvocato Izzotti, la sua assistita si trovava al momento dei fatti al Sert di via Pozzuolo, dove alle 9:09 avrebbe ritirato un farmaco.

Considerando che la rapina si sarebbe verificata tra le 8:50 e le 9:00, per la difesa risulta impossibile coprire la distanza tra i due luoghi in così poco tempo, sia a piedi sia con i mezzi pubblici.

Inoltre, il legale sottolinea come il riconoscimento da parte della vittima sia stato solo “all’80 per cento”, mentre il testimone aggredito non ha identificato i responsabili. Anche i due dipendenti dell’ospedale, secondo la difesa, si trovavano a distanza dal luogo dei fatti.

Alla luce di questi elementi, l’avvocato ha annunciato la possibilità di un ricorso in Cassazione, una volta depositate le motivazioni della sentenza.

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