Trieste
Trieste, viaggio nei sotterranei: riemerge l’antico acquedotto Teresiano tra misteri e nuove scoperte
Tra sotterranei e documenti storici, riemerge il passato dell’acquedotto Teresiano di Trieste
Cosa unisce le esplorazioni nei sotterranei di Trieste con gli archivi storici della città? La risposta è emersa durante il convegno “L’acqua del passato e le esplorazioni del futuro”, organizzato dalla Società adriatica di speleologia insieme al Museo di Storia Naturale e al Comune di Trieste.
L’incontro ha messo in luce un patrimonio nascosto fatto di gallerie sotterranee, documenti antichi e intuizioni moderne, che raccontano la storia della ricerca idrica cittadina e dell’acquedotto Teresiano del Settecento.
Un chilometro e mezzo sotto la città
Grazie a otto anni di lavoro, oggi è possibile percorrere quasi un chilometro e mezzo di gallerie sotterranee, che da piazzale Gioberti si estendono fino al cuore del Carso, a 130 metri di profondità.
Leda Cipriani e Riccardo Mincigrucci hanno spiegato come la Società adriatica di speleologia sia impegnata da anni nel recupero di questo monumento dimenticato, che rischiava di scomparire.
Il progetto non si ferma qui: è iniziata una nuova fase che punta a recuperare circa 70.000 metri cubi d’acqua all’anno, oggi dispersi. L’obiettivo è restituirli alla collettività, ad esempio per irrigazione o per alimentare le storiche fontane cittadine, come quelle di Piazza Unità, della Borsa e di Ponterosso.
Il valore del volontariato
Secondo Marco Restaino, questa operazione rappresenta “la più grande impresa di volontariato mai vista in città”, resa possibile dall’impegno costante di oltre 50 persone per quasi dieci anni.
Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che ha permesso di riportare alla luce un pezzo importante della storia di Trieste.
Gli archivi come chiave del passato
Accanto alle esplorazioni, un ruolo decisivo lo giocano gli archivi storici comunali. Il geometra Adelio Paladini ha evidenziato come questi documenti siano veri scrigni di informazioni, indispensabili per ricostruire il tracciato dell’acquedotto.
Paolo Guglia ha illustrato l’analisi di una planimetria reinterpretata grazie a tecnologie avanzate come intelligenza artificiale, GPS e GIS, permettendo di confrontare il progetto originale con quanto effettivamente realizzato.
Un’opera ancora piena di misteri
Nonostante i progressi, l’acquedotto Teresiano resta un’opera in continua evoluzione e ancora ricca di enigmi. Francesco Nicosia ha citato il caso della galleria Slep, documentata negli archivi ma mai individuata sul terreno: distrutta o ancora nascosta?
Dai documenti emergono anche dettagli curiosi, come l’uso di tubazioni in legno, più resistenti ma costose, per cui si scelse di utilizzare tronchi provenienti dai boschi demaniali di Postumia.
L’intervento di Maria Teresa
Tra le scoperte più sorprendenti, spicca il coinvolgimento diretto dell’imperatrice Maria Teresa, che scrisse al Conte Nicola de Hamilton per raccomandare un esperto: il consigliere minerario di Idria, Hanptmann.
Una raccomandazione decisiva, che portò il tecnico a diventare uno dei progettisti dell’acquedotto, ancora oggi presente sotto i piedi dei triestini.
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