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Servizio idrico a Trieste, parte l’iter per la nuova concessione dopo il 2027

Avviato l’iter per il nuovo servizio idrico di Trieste in vista della scadenza dell’attuale affidamento al 31 dicembre 2027. Regione: priorità a investimenti, efficienza e tutela dei lavoratori

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Servizio idrico a Trieste, parte l’iter per la nuova concessione dopo il 2027 - Rubinetto
Rubinetto (© Depositphotos)

Avviato il percorso per definire il futuro del servizio idrico triestino. La scadenza dell’attuale affidamento è fissata al 31 dicembre 2027, ma le procedure per arrivare alla nuova concessione sono già entrate nella fase preparatoria. A confermarlo è stato l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, Fabio Scoccimarro, rispondendo a un’interrogazione in Consiglio regionale.

Il tema, ha chiarito l’assessore, sarà affrontato nelle sedi istituzionali competenti, a partire dall’Autorità unica per i servizi idrici e i rifiuti, l’Ausir, organismo chiamato a seguire il percorso tecnico e amministrativo.

Nuovo servizio idrico a Trieste, l’iter entra nel vivo

Secondo quanto riferito da Scoccimarro, già durante l’assemblea d’ambito regionale dello scorso 26 marzo è stato comunicato l’avvio dell’iter e delle procedure in vista della scadenza dell’attuale gestione. Un passaggio rilevante perché apre formalmente la fase che dovrà condurre alla definizione del nuovo modello di affidamento del servizio idrico a Trieste.

L’assessore ha inoltre spiegato che la prossima settimana il tema sarà già all’ordine del giorno del Consiglio di amministrazione di Ausir, con l’avvio del percorso procedurale. Le decisioni sul modello di gara per la nuova concessione saranno invece rinviate alla settimana successiva, dopo il confronto nell’assemblea locale di Trieste.

L'assessore Fabio Scoccimarro

L’assessore Fabio Scoccimarro

Scadenza al 31 dicembre 2027: cosa succede ora

Il punto di partenza è la data del 31 dicembre 2027, quando terminerà l’attuale affidamento. Proprio per evitare vuoti gestionali e garantire continuità a un servizio essenziale, le istituzioni stanno muovendo i primi passi con largo anticipo.

Scoccimarro ha precisato che la Regione non intende sostituirsi agli enti competenti né imporre soluzioni, ma mantenere un ruolo di indirizzo e vigilanza sui principi generali che dovranno guidare il nuovo affidamento. Tra questi, l’assessore ha indicato efficienza, sicurezza, investimenti e tutela sociale.

Una sfida complessa per il territorio triestino

Il servizio idrico nel capoluogo giuliano presenta caratteristiche particolarmente delicate. Scoccimarro lo ha definito una sfida ingegneristica e gestionale di altissimo livello, legata alla conformazione del territorio.

Trieste e l’area giuliana sono infatti caratterizzate da forti dislivelli, che raggiungono quasi i 400 metri sul livello del mare. Questo rende la gestione della risorsa idrica più complessa rispetto ad altri territori, richiedendo reti, impianti e capacità organizzative adeguate a garantire qualità e continuità del servizio.

Regione: “Servizio sempre migliore e investimenti importanti”

La linea indicata dalla Regione è chiara: il nuovo percorso dovrà garantire non solo il mantenimento degli standard attuali, ma un miglioramento progressivo del servizio.

“Il percorso verso la nuova concessione”, ha spiegato Scoccimarro, dovrà essere sostenuto da investimenti importanti e da una capacità finanziaria adeguata, così da assicurare la massima efficienza delle reti e la qualità del servizio ai cittadini.

Il tema degli investimenti sarà quindi uno degli elementi centrali nella valutazione del futuro modello gestionale. Per la Regione, il nuovo affidamento dovrà poggiare su basi solide, in grado di affrontare le esigenze infrastrutturali di un sistema idrico complesso e strategico per Trieste.

Occupazione e indotto, la tutela dei lavoratori resta prioritaria

Accanto agli aspetti tecnici ed economici, Scoccimarro ha posto l’accento su un altro punto ritenuto fondamentale: la tutela del patrimonio professionale e storico legato al servizio idrico triestino.

Attorno a questo comparto ruotano occupati diretti e lavoratori dell’indotto, oltre a migliaia di cittadini che dipendono quotidianamente dal corretto funzionamento del servizio. Per questo, ha sottolineato l’assessore, l’aspetto lavorativo deve restare “in cima alle agende”.

La valorizzazione delle professionalità acquisite sul campo viene indicata come una condizione imprescindibile in qualsiasi scenario futuro. Un messaggio rivolto sia agli enti coinvolti sia ai soggetti che parteciperanno al percorso per il nuovo affidamento.

Ausir ed enti locali al centro delle scelte tecniche

La Regione continuerà a monitorare il percorso, ma le valutazioni tecniche e giuridiche sul modello di gestione più idoneo spetteranno ad Ausir e agli enti locali. Saranno loro a definire le modalità operative e il perimetro della futura concessione.

Scoccimarro ha ribadito che le priorità dovranno restare tre: investimenti, efficienza del servizio e garanzie per i lavoratori. Saranno questi, secondo la Giunta regionale, i pilastri sui quali costruire il futuro del servizio idrico triestino dopo il 2027.

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