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Ondate di calore in FVG, la Regione ferma i lavori all’aperto nelle ore più calde

Dal 16 giugno al 15 settembre stop al lavoro all’aperto dalle 12.30 alle 16 nei giorni di rischio caldo alto in Friuli-Venezia Giulia per agricoltura, cantieri, strade, florovivaismo e cave

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Lavoro sotto il sole
Lavoro sotto il sole (© Redazione / AI)

Dal 16 giugno al 15 settembre 2026, in Friuli-Venezia Giulia scatta lo stop alle attività lavorative all’aperto nelle ore più calde per tutelare la salute dei lavoratori maggiormente esposti al sole. Il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, di concerto con l’assessore regionale alla Salute e alla Protezione civile Riccardo Riccardi, ha firmato ieri, 15 giugno, un’ordinanza contingibile e urgente pensata per ridurre i rischi legati a stress termico, colpi di calore e temperature estreme.

Il provvedimento riguarda in particolare i comparti agricolo, florovivaistico, edile, stradale e delle cave, ovvero alcuni dei settori nei quali il lavoro fisico all’aperto comporta una prolungata esposizione diretta al sole. La misura prevede il divieto di svolgere attività dalle 12.30 alle 16.00, ma solo nei giorni e nelle aree in cui il rischio sia classificato come “alto” dalla piattaforma Worklimate.

Una misura per proteggere chi lavora sotto il sole

L’ordinanza nasce in un contesto climatico sempre più complesso, segnato da estati caratterizzate da temperature elevate e da periodi di caldo intenso sempre più prolungati. Per la Regione, la tutela dei lavoratori esposti al sole diventa quindi una priorità di sanità pubblica e di prevenzione nei luoghi di lavoro.

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle azioni regionali di prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro, con particolare attenzione ai rischi connessi alle ondate di calore che negli ultimi anni hanno interessato anche il territorio del Friuli-Venezia Giulia, ha spiegato l’assessore Riccardo Riccardi.

Secondo l’esponente della Giunta regionale, la protezione dal caldo assume un valore ancora più rilevante alla luce dei cambiamenti climatici. La protezione dei lavoratori dal caldo è una priorità anche alla luce dei cambiamenti climatici con temperature estreme prolungate. Attraverso la Protezione civile, da anni promuoviamo campagne informative di prevenzione e sicurezza, ha aggiunto Riccardi.

L'assessore alla Salute e alla Protezione civile Riccardo Riccardi

L’assessore alla Salute e alla Protezione civile Riccardo Riccardi

Stop dalle 12.30 alle 16 nei giorni a rischio alto

Il cuore dell’ordinanza riguarda il divieto di lavoro all’aperto dalle 12.30 alle 16.00. La sospensione delle attività si applica nel periodo compreso tra il 16 giugno e il 15 settembre 2026, ma non in modo generalizzato: il blocco vale esclusivamente quando la mappa del rischio pubblicata sulla piattaforma Worklimate indica un livello di rischio alto.

Il riferimento utilizzato è quello relativo ai “lavoratori esposti al sole”, con “attività fisica intensa”, alle ore 12.00. In presenza di queste condizioni, le attività nei settori interessati dovranno essere fermate nella fascia oraria più critica della giornata.

La decisione punta a prevenire situazioni potenzialmente pericolose per la salute, soprattutto nei lavori che richiedono sforzo fisico, utilizzo di attrezzature, presenza in cantieri o campi agricoli e impossibilità di ripararsi adeguatamente dal sole.

I settori interessati dall’ordinanza regionale

Il provvedimento riguarda alcuni comparti particolarmente esposti al rischio caldo. Tra questi figurano il settore agricolo, il florovivaismo, i cantieri edili, le attività stradali e le cave.

Si tratta di ambiti nei quali i lavoratori operano spesso in spazi aperti, con mansioni fisicamente impegnative e in condizioni ambientali che, durante le ondate di calore, possono aumentare in modo significativo il rischio di malori.

L’ordinanza richiama anche il rispetto delle “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare”, già recepite dalla Regione. Le indicazioni valgono non solo per le attività all’aperto, ma anche per gli ambienti chiusi non climatizzati che risentono delle condizioni meteorologiche esterne.

Deroghe per pubblica utilità e protezione civile

Il divieto non si applica alle Pubbliche amministrazioni, ai concessionari di pubblico servizio e ai relativi appaltatori quando siano chiamati a svolgere interventi di pubblica utilità, di protezione civile o attività finalizzate alla salvaguardia della pubblica incolumità.

Anche in questi casi, tuttavia, l’ordinanza stabilisce una condizione precisa: dovranno essere adottate adeguate misure organizzative e operative per ridurre il rischio legato all’esposizione alle alte temperature.

La deroga consente dunque di garantire la continuità degli interventi essenziali, senza però far venire meno l’obbligo di tutelare la salute degli operatori impegnati sul territorio.

Cantieri, possibile anticipo o posticipo degli orari

Per favorire una diversa organizzazione delle giornate lavorative, il provvedimento prevede anche una deroga ai regolamenti comunali sulle attività rumorose temporanee. Nei giorni in cui il rischio risulta elevato, le lavorazioni nei cantieri edili e affini svolte esclusivamente all’aperto e con prolungata esposizione al sole potranno essere anticipate o posticipate di un’ora.

L’obiettivo è permettere alle imprese di riorganizzare gli orari, concentrando le attività nelle fasce meno calde della giornata e riducendo l’esposizione dei lavoratori nelle ore centrali.

Questa possibilità, però, non vale nei Comuni a elevata vocazione turistica marittima. Resta inoltre salva la facoltà dei singoli Comuni di disciplinare diversamente la materia attraverso proprie ordinanze.

Sanzioni per chi non rispetta il divieto

L’ordinanza prevede conseguenze anche sul piano sanzionatorio. La mancata osservanza delle disposizioni comporta l’applicazione delle sanzioni previste dall’articolo 650 del Codice penale, salvo che il fatto costituisca un reato più grave.

La misura conferma quindi l’impostazione urgente del provvedimento, adottato per ragioni di igiene e sanità pubblica in relazione alle elevate temperature e ai rischi derivanti dall’esposizione prolungata al caldo.

Per imprese, enti e lavoratori, il periodo estivo si apre dunque con un nuovo quadro operativo: nei giorni di rischio alto, la fascia centrale della giornata dovrà essere ripensata, mettendo al centro la sicurezza di chi lavora all’aperto.

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