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Caduta massi, mappate le strade a rischio nel Pordenonese
Completato nel Pordenonese il primo censimento delle opere contro la caduta massi: mappati 30 km di strade regionali con tecnologie avanzate. Criticità sulla SRPN1 della Val d’Arzino
Per la prima volta il Friuli Occidentale dispone di una mappa completa e scientifica delle opere di protezione contro la caduta massi lungo una parte strategica della rete stradale regionale. L’Ente di decentramento regionale di Pordenone ha infatti completato il primo censimento sistematico delle infrastrutture di difesa presenti su circa 30 chilometri di viabilità montana e pedemontana, con l’obiettivo di programmare in modo più efficace manutenzioni, aggiornamenti e nuovi interventi.
L’attività, affidata dal Servizio viabilità regionale alla società Geomok Srl, ha riguardato tratti stradali situati in aree caratterizzate da elevata pericolosità geologica, classificate dal Piano di assetto idrogeologico nelle categorie di rischio più alte, P3 e P4. Tra le situazioni più delicate emerse dall’indagine spicca la SRPN1 della Val d’Arzino, dove diversi tratti risultano privi di adeguate protezioni o presentano opere che necessitano di manutenzione e aggiornamento.
Una fotografia scientifica per aumentare la sicurezza
Il censimento rappresenta un passaggio significativo per la gestione della viabilità regionale nel Pordenonese, soprattutto nelle aree montane, dove il rischio di caduta massi richiede strumenti di prevenzione sempre più puntuali. A sottolinearne l’importanza è l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, che parla di una svolta nella capacità di pianificazione.
«Per la prima volta disponiamo di una fotografia completa e scientificamente strutturata delle opere di protezione contro la caduta massi presenti lungo un’importante porzione della rete viaria regionale», ha spiegato Amirante, evidenziando come si tratti di uno strumento innovativo e tra i primi in Italia, pensato per programmare gli interventi sulla base di dati oggettivi e di una chiara valutazione delle priorità.
Il lavoro consente ora all’Edr di Pordenone di conoscere con maggiore precisione dove si trovano le opere di difesa, in quali condizioni versano e quali tratti stradali richiedono interventi più urgenti.
L’assessore regionale alle Infrastrutture Cristina Amirante
Barriere, reti, muri e gallerie: cosa è stato censito
Prima dell’avvio del progetto non esisteva un inventario organico delle opere presenti lungo la rete viaria interessata. Le strutture di protezione risultavano censite solo in parte, rendendo più complessa la programmazione delle manutenzioni e degli interventi di messa in sicurezza.
Il censimento ha riguardato diverse tipologie di opere, tra cui barriere paramassi, reti in aderenza, rilevati, muri di contenimento e gallerie artificiali. Si tratta di infrastrutture fondamentali per ridurre il rischio legato al distacco di materiale roccioso e alla sua possibile caduta sulla carreggiata, con conseguenze potenzialmente gravi per automobilisti, residenti e collegamenti locali.
La nuova banca dati permetterà di superare una gestione frammentaria, offrendo una base tecnica aggiornata e consultabile per pianificare gli interventi futuri.
Droni, LiDAR, GPS e Gis
Uno degli elementi più rilevanti del progetto è l’utilizzo di tecnologie avanzate di rilievo territoriale. L’indagine è stata realizzata attraverso rilievi LiDAR da drone, utilizzati per creare modelli tridimensionali ad alta precisione delle aree esaminate.
A questi strumenti si sono affiancati censimenti sul campo con GPS professionali, documentazione fotografica georeferenziata e la costruzione di un sistema informativo territoriale Gis dedicato. Questo consente di associare a ogni opera dati tecnici, immagini, posizione geografica e stato di conservazione, trasformando il censimento in uno strumento operativo per progettisti, tecnici e amministratori.
L’analisi ha inoltre permesso di confrontare le opere esistenti con le aree di pericolosità individuate dal Pai, arrivando così a definire una vera e propria mappa delle priorità di intervento.
Val d’Arzino tra i punti più critici
Dalle verifiche effettuate sono emerse alcune situazioni che richiederanno particolare attenzione nelle prossime programmazioni. Le criticità più significative sono state individuate lungo la SRPN1 della Val d’Arzino, una delle arterie più sensibili dal punto di vista geologico.
In diversi tratti classificati a massima pericolosità, le analisi hanno rilevato l’assenza di adeguate protezioni oppure la presenza di opere che necessitano di manutenzione e aggiornamento. Si tratta di elementi che, alla luce della nuova mappatura, potranno essere affrontati con una programmazione più mirata.
Situazioni analoghe sono state riscontrate anche lungo la SRPN19 di Montereale, la SRPN26 della Val Colvera e la SRPN57 di Campone. Sulla SRPN466 del Piancavallo, invece, il sistema di protezione risulta particolarmente sviluppato, anche se sono stati individuati alcuni aggiornamenti procedurali da valutare.
Prevenzione e investimenti mirati
Il censimento non ha soltanto una funzione conoscitiva, ma punta a incidere concretamente sulla gestione della sicurezza stradale. Grazie al nuovo quadro informativo, l’Edr di Pordenone potrà programmare gli interventi manutentivi secondo criteri oggettivi, aggiornare costantemente i dati disponibili e disporre di una base cartografica digitale avanzata a supporto della progettazione.
«Il valore aggiunto di questo lavoro non consiste soltanto nel conoscere dove si trovano le opere e in quale stato versano, ma soprattutto nel poter pianificare in modo razionale e trasparente gli investimenti futuri», ha sottolineato Amirante. «La prevenzione è sempre più efficace e meno costosa della gestione dell’emergenza».
Il messaggio è chiaro: conoscere in anticipo le vulnerabilità della rete stradale consente di intervenire prima che le criticità diventino emergenze, riducendo rischi per la circolazione e costi per la collettività.
Un modello anche per altre amministrazioni
Secondo la Regione, l’esperienza avviata nel Pordenonese rappresenta uno dei primi esempi in Italia di censimento sistematico e informatizzato delle opere di difesa da caduta massi su una rete viaria estesa. Un modello che potrebbe essere replicato anche in altri territori, soprattutto nelle aree montane e pedemontane dove la fragilità geologica rende indispensabile una gestione preventiva delle infrastrutture.
La conclusione dell’assessore Amirante va proprio in questa direzione: il lavoro svolto conferma l’attenzione della Regione verso la sicurezza delle infrastrutture, la tutela dei territori montani e la capacità di utilizzare strumenti digitali evoluti per migliorare la programmazione pubblica.
Per il Friuli Occidentale, il censimento rappresenta quindi un punto di partenza: non solo una fotografia dello stato attuale delle opere, ma una piattaforma tecnica su cui costruire le prossime scelte in materia di sicurezza, manutenzione e prevenzione del rischio lungo le strade regionali.
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