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Kito Chain, primo piano industriale sul tavolo: la Regione chiede un nuovo confronto

Presentata in Regione la prima bozza del piano industriale Kito Chain per lo stabilimento di Fusine. Gli esuberi potrebbero scendere da 19 a 16

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L'incontro nella sede della Regione a Udine
L'incontro nella sede della Regione a Udine

La vertenza Kito Chain di Tarvisio entra in una nuova fase. Nella sede della Regione a Udine è stata presentata una prima bozza di piano industriale, giudicata dagli assessori regionali Sergio Emidio Bini e Alessia Rosolen come un passo avanti importante, ma ancora bisognoso di ulteriori approfondimenti tra le parti.

All’incontro hanno preso parte i rappresentanti dell’azienda, le Rsu, le organizzazioni sindacali territoriali Fim e Fiom, Confindustria Udine e il sindaco di Tarvisio Renzo Zanette. Al centro del tavolo il futuro dello stabilimento di Fusine, realtà produttiva inserita nel gruppo Columbus McKinnon, e la gestione degli esuberi annunciati dall’azienda.

La Regione: «Disponibili ad accompagnare il percorso»

La posizione della Regione è stata espressa con chiarezza dagli assessori Bini e Rosolen: l’Amministrazione regionale conferma la propria disponibilità ad accompagnare il percorso verso una composizione della vertenza, ma ritiene necessario un ulteriore confronto.

«La bozza di piano industriale presentata rappresenta un passo avanti importante – hanno evidenziato gli assessori –. Per questo invitiamo le parti a un ulteriore confronto di approfondimento».

Secondo la Regione, il documento illustrato dall’azienda apre margini di discussione tra proprietà e sindacati. L’obiettivo è arrivare a un quadro più definito, capace di coniugare la tenuta occupazionale con il rilancio produttivo dello stabilimento.

Esuberi ridotti da 19 a 16, resta il nodo occupazionale

Uno dei temi principali resta quello degli esuberi. L’azienda ha confermato il numero iniziale di 19 lavoratori coinvolti, prospettando tuttavia una possibile riduzione a 16 esuberi, anche a seguito di alcune dimissioni volontarie già intervenute.

Si tratta comunque di un passaggio delicato, soprattutto per un territorio come quello di Tarvisio e dell’area montana, dove ogni realtà industriale rappresenta un presidio economico e occupazionale significativo.

La crisi, secondo quanto illustrato dall’azienda, sarebbe legata alla riduzione della domanda dei prodotti a più basso valore aggiunto e al minore assorbimento dei costi fissi. Un quadro che rende necessario un riposizionamento produttivo dello stabilimento.

Fusine come centro di eccellenza per produzioni a valore aggiunto

Il piano industriale presentato individua una prospettiva precisa: trasformare lo stabilimento di Fusine in un centro di eccellenza per alcune produzioni a maggiore valore aggiunto, rafforzandone il ruolo strategico all’interno del gruppo Columbus McKinnon.

Per raggiungere questo obiettivo, la bozza prevede investimenti orientati in particolare a tre ambiti: ammodernamento di alcune linee produttive, digitalizzazione e controllo qualità. Interventi che, nelle intenzioni aziendali, dovrebbero consentire allo stabilimento di aumentare competitività, efficienza e specializzazione.

Proprio su questi aspetti la Regione ha chiesto alle parti un confronto più dettagliato, ritenendo necessario chiarire tempi, modalità, ricadute industriali e impatti occupazionali del piano.

Nuovo tavolo in vista

La vertenza Kito Chain non è dunque chiusa, ma la presentazione del piano rappresenta un primo elemento concreto su cui costruire un confronto. La Regione ha già manifestato la disponibilità a convocare un ulteriore incontro, qualora il dialogo tra azienda e sindacati lo rendesse necessario.

La partita si giocherà ora sulla capacità delle parti di trasformare la bozza in un progetto industriale più compiuto, con garanzie chiare sul futuro dello stabilimento e sulla tutela dei lavoratori.

Per il Friuli-Venezia Giulia, e in particolare per l’area tarvisiana, il caso Kito Chain assume un valore che va oltre il singolo sito produttivo: riguarda la possibilità di mantenere attività industriali qualificate anche nelle zone montane, sostenendo occupazione, competenze e continuità produttiva.

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