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Energia, acqua e idrogeno: la strategia del Friuli-Venezia Giulia per affrontare la transizione senza ideologie
Il Friuli-Venezia Giulia punta su acqua, idrogeno, fotovoltaico e nuove tecnologie per una transizione energetica pragmatica, basata su scienza e tutela delle imprese
Energia, acqua e idrogeno come risorse decisive per il futuro del Friuli-Venezia Giulia. È questo il filo conduttore dell’intervento dell’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente, Energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro, che ieri, 24 giugno, ha partecipato a Trieste all’incontro “Transizione. Energia, la crescita oltre le incertezze”, organizzato dal gruppo editoriale Nem al Generali Convention Center.
Un appuntamento dedicato a uno dei temi più sensibili per il presente e il futuro del territorio: come garantire sicurezza energetica, competitività delle imprese, tutela dell’ambiente e sostenibilità dei costi in una fase storica segnata da instabilità geopolitiche, volatilità dei mercati e necessità di accelerare sulla decarbonizzazione.
Transizione energetica, Scoccimarro: “Serve pragmatismo, non ideologia”
Nel suo intervento, Scoccimarro ha richiamato la necessità di affrontare la transizione ecologica ed energetica con un approccio concreto. “Quello dell’energia è un tema quanto mai attuale”, ha sottolineato l’assessore, evidenziando come le scelte dei prossimi anni non possano più essere rinviate né affrontate attraverso contrapposizioni ideologiche.
Secondo l’esponente della Giunta regionale, la transizione non deve essere vissuta come “un dogma calato dall’alto”, ma come un processo capace di tenere insieme due esigenze fondamentali: da un lato la protezione dell’ambiente, dall’altro la crescita economica e la tenuta del sistema produttivo.
Il messaggio è chiaro: il Friuli-Venezia Giulia intende muoversi su più fronti, senza chiusure pregiudiziali ma anche senza affidarsi a soluzioni considerate miracolistiche o troppo lontane nel tempo.
L’assessore regionale Fabio Scoccimarro all’evento
Il nodo del nucleare e il caso Krško
Uno dei passaggi centrali dell’incontro ha riguardato il tema del nucleare e, in particolare, l’ipotesi di un possibile raddoppio dell’impianto di Krško, in Slovenia. Scoccimarro ha precisato di non essere contrario “al nucleare di nuova generazione”, ma ha posto l’attenzione su un elemento ritenuto imprescindibile: la valutazione scientifica del rischio.
L’assessore ha ricordato che nell’area interessata, all’inizio del Novecento, si è verificato un terremoto paragonabile per intensità a quello che nel 1976 colpì il Friuli. Un dato che, secondo Scoccimarro, impone cautela, perché la presenza di rischio sismico sarebbe confermata da decenni di evidenze scientifiche.
La posizione espressa dalla Regione non è quindi di chiusura ideologica, ma di prudenza tecnica. “La politica decide assumendosi la responsabilità sulla base delle rilevanze scientifiche”, ha affermato Scoccimarro, richiamando anche il metodo già seguito per le questioni idrogeologiche del fiume Tagliamento, affrontate con il supporto del premio Nobel Andrea Rinaldo.
Tempi, costi e bollette: i dubbi sul raddoppio della centrale
Oltre agli aspetti legati alla sicurezza, l’assessore ha evidenziato anche le criticità economiche di un eventuale raddoppio della centrale. Secondo quanto riferito, l’intervento richiederebbe da 7 a 10 anni per essere realizzato e comporterebbe un investimento di circa un miliardo di euro a carico dei fondi regionali.
Un impegno significativo, che secondo Scoccimarro non garantirebbe automaticamente benefici diretti per famiglie e imprese. Il motivo è legato al funzionamento del mercato elettrico europeo e al meccanismo del prezzo marginale, che ancora oggi collega il costo dell’energia elettrica a quello del gas.
In questo scenario, ha spiegato l’assessore, non sarebbe possibile assicurare un effettivo abbattimento delle bollette per cittadini e aziende del Friuli-Venezia Giulia. Da qui la necessità di valutare con attenzione l’impatto reale di ogni scelta strategica.
Piccoli reattori modulari: l’interesse per le tecnologie di nuova generazione
Pur mantenendo una posizione prudente sul progetto di Krško, Scoccimarro ha aperto alla prospettiva dei piccoli reattori modulari, indicati come una possibile opzione futura da osservare con interesse.
Secondo l’assessore, il territorio non avrebbe bisogno di mega-centrali che richiedono tempi lunghi e investimenti imponenti, ma di soluzioni più agili, tecnologicamente avanzate e compatibili con le esigenze di sicurezza e sostenibilità. I piccoli reattori modulari, nelle intenzioni, potrebbero rappresentare una strada più flessibile rispetto ai grandi impianti tradizionali.
Si tratta di sistemi di nuova generazione che, secondo Scoccimarro, potrebbero offrire tempi di realizzazione più certi, investimenti più contenuti e standard di sicurezza più elevati. Una prospettiva che tuttavia resta inserita in un quadro più ampio, nel quale la Regione punta soprattutto su risorse già presenti e valorizzabili.
Idrogeno, l’asse strategico per industria pesante e logistica
Tra le direttrici principali della strategia energetica regionale c’è l’idrogeno, definito da Scoccimarro una chiave essenziale per la decarbonizzazione dei comparti industriali più difficili da riconvertire.
Il riferimento riguarda in particolare settori come acciaierie, manifattura pesante e logistica su gomma, ambiti nei quali la riduzione delle emissioni richiede tecnologie e infrastrutture dedicate. In questo quadro si inserisce il progetto della Valle dell’Idrogeno del Nord Adriatico, sviluppato insieme a Slovenia e Croazia.
Per il Friuli-Venezia Giulia si tratta di una partita strategica non solo ambientale, ma anche industriale. L’idrogeno può infatti diventare uno strumento per accompagnare la trasformazione del sistema produttivo, mantenendo competitività e occupazione in filiere ad alta intensità energetica.
L’acqua, “oro” del Friuli-Venezia Giulia
Se l’idrogeno rappresenta una prospettiva di sviluppo, l’acqua è la risorsa che Scoccimarro ha indicato come il vero patrimonio del territorio. “L’oro del Friuli-Venezia Giulia è l’acqua”, ha ribadito l’assessore, collegando il tema alla governance dell’energia idroelettrica.
La Regione, ha ricordato, è stata la prima in Italia ad approvare una legge che prevede il ritorno al controllo pubblico delle grandi concessioni idroelettriche alla loro scadenza. L’obiettivo è riportare sotto una regia pubblica una risorsa considerata strategica, trattenendo sul territorio il valore generato dallo sfruttamento delle acque.
In questa visione si colloca la nascita di FVG Energia, lo strumento regionale pensato per valorizzare la ricchezza prodotta dall’idroelettrico e orientarla a beneficio del sistema locale.
Fotovoltaico, incentivi e investimenti per famiglie e imprese
Accanto a idroelettrico e idrogeno, la Regione ha affiancato una forte spinta sul fotovoltaico. Scoccimarro ha ricordato gli investimenti messi in campo negli ultimi anni, con centinaia di milioni di euro destinati a sostenere famiglie e imprese.
Grazie al combinato tra risorse regionali e detrazioni statali, migliaia di beneficiari hanno potuto coprire fino al 90% dell’investimento. Un intervento che, nelle parole dell’assessore, dimostra la volontà della Regione di guidare il processo di transizione, anziché subirlo.
La sfida è rendere la produzione energetica più diffusa, autonoma e sostenibile, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili e rafforzando la resilienza del sistema territoriale.
Una strategia fondata su scienza, imprese e risorse locali
Il messaggio lanciato da Trieste è quello di una transizione energetica costruita su più pilastri: scienza, pragmatismo, tutela delle imprese e valorizzazione delle risorse locali. Per Scoccimarro, le sfide dei prossimi anni non si vinceranno con pregiudizi né con l’illusione di soluzioni lontane decenni, ma con decisioni fondate su dati, responsabilità politica e capacità di visione.
Il Friuli-Venezia Giulia punta così a rafforzare il proprio ruolo in una fase decisiva per l’energia: tra idroelettrico, fotovoltaico, idrogeno e nuove tecnologie, l’obiettivo è costruire un modello capace di coniugare transizione ecologica, autonomia energetica e competitività economica.
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