Cronaca & Attualità
Caldo estremo, la Fillea: «Nei cantieri si continua a lavorare anche a 40 gradi»
Caldo estremo nei cantieri: la Fillea Cgil denuncia tutele insufficienti e chiede norme strutturali per i lavoratori.
La tutela dei lavoratori dal caldo estremo è ancora largamente sulla carta. È questa la denuncia lanciata dalla Fillea Cgil, il sindacato delle costruzioni e del legno-arredo, che nel corso di una conferenza stampa a Trieste ha chiesto regole più efficaci, controlli e una revisione delle deroghe previste per chi continua a lavorare all’aperto durante le ondate di calore.
Cantieri aperti nonostante le temperature record
Secondo la segretaria regionale Elisabetta Faidutti, non è accettabile che la scelta di sospendere o meno le attività nei cantieri venga lasciata alla discrezionalità delle singole imprese. Il sindacato ritiene inoltre necessario intervenire sulle deroghe previste per i lavori di pubblica utilità, sottolineando che il rispetto dei tempi di consegna non può prevalere sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
La Fillea evidenzia come, nonostante temperature superiori ai 35 gradi e punte vicine ai 40 gradi percepiti, la maggior parte delle attività sia proseguita regolarmente. Emblematico, secondo il sindacato, il caso dei lavori di asfaltatura in corso a Udine, portati avanti in condizioni definite particolarmente gravose. Una situazione ritenuta paradossale, considerando che proprio questo tipo di attività è considerato a rischio anche con temperature inferiori ai 35 gradi.
Le criticità coinvolgono anche altri settori
L’allarme non riguarda soltanto il comparto dell’edilizia. Le deroghe previste dalle ordinanze interessano anche altri ambiti produttivi, tra cui il settore portuale, come hanno evidenziato i rappresentanti territoriali dei lavoratori per la sicurezza Moreno Rosa Uliana della Fillea e Daniele Vatta della Filt-Cgil.
Secondo il sindacato, in assenza di un sistema efficace di controlli e monitoraggio, le norme e le ordinanze rischiano di rimanere soltanto sulla carta. A questo si aggiunge la mancanza di una rilevazione sistematica degli infortuni, delle malattie professionali legate alle alte temperature e dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali collegati alle ondate di calore.
Il peso delle scadenze del Pnrr
Secondo la Fillea, anche le scadenze del Pnrr rischiano di favorire un’accelerazione dei lavori proprio nei periodi in cui le ore effettivamente lavorabili in sicurezza dovrebbero essere ridotte. Una pressione che, secondo il sindacato, può incidere negativamente sulle condizioni di lavoro nei cantieri durante i mesi più caldi.
La richiesta: servono misure strutturali
Per la Fillea è necessario intervenire con una revisione complessiva di norme, regolamenti e contratti, affiancata da un rafforzamento dei controlli. Secondo Faidutti, i cambiamenti climatici non possono più essere affrontati con misure emergenziali, ma richiedono interventi strutturali in grado di garantire la salute dei lavoratori, rendere realmente efficace il ricorso agli ammortizzatori sociali e tutelare anche le imprese dal rischio di conseguenze economiche legate al mancato rispetto delle scadenze contrattuali.
L’esigenza, conclude il sindacato, riguarda non solo chi opera nei cantieri, ma anche i lavoratori impiegati in agricoltura, trasporti, logistica, distribuzione postale e tutti coloro che svolgono la propria attività in fabbriche, scuole e altri luoghi di lavoro non adeguatamente climatizzati, sempre più esposti agli effetti delle ondate di calore.
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