Seguici su

InnovazioneRegione FVG

Ex aree militari, il FVG prepara la svolta: 200 progetti per rigenerare il territorio

Presentato il Masterplan delle aree militari del Friuli-Venezia Giulia: censiti 480 siti in 107 Comuni, con 52 scenari di rigenerazione e quasi 200 progetti per recuperare le strutture dismesse

Avatar

Pubblicato

il

Foto di gruppo al convegno "Esercizi di futuro aperto. Una strategia per le aree militari dismesse del Friuli Venezia Giulia"
Foto di gruppo al convegno "Esercizi di futuro aperto. Una strategia per le aree militari dismesse del Friuli Venezia Giulia"

Da simboli della Guerra Fredda a nuove opportunità per città, imprese e comunità locali. La Regione ha presentato il Masterplan delle aree militari del Friuli-Venezia Giulia, uno studio strategico che censisce circa 480 siti distribuiti in 107 Comuni e individua quasi 200 possibili progettualità per il recupero delle strutture oggi inutilizzate.

Il documento è stato illustrato a Udine durante il convegno “Esercizi di futuro aperto. Una strategia per le aree militari dismesse del Friuli-Venezia Giulia”, organizzato nell’auditorium del palazzo della Regione. All’incontro hanno partecipato amministratori locali, rappresentanti delle università, professionisti ed esperti di pianificazione territoriale.

Dalla Guerra Fredda a una nuova strategia di sviluppo

Per decenni il Friuli-Venezia Giulia è stato uno dei territori più militarizzati d’Europa. Caserme, depositi, polveriere, fortificazioni e infrastrutture logistiche hanno inciso profondamente sull’organizzazione urbanistica e sociale della regione, soprattutto nelle aree di confine.

Con la fine della Guerra Fredda e la successiva riorganizzazione delle Forze armate, numerose strutture sono state progressivamente dismesse. Molte di esse, tuttavia, sono rimaste a lungo prive di una strategia complessiva di riutilizzo.

Il nuovo Masterplan punta a colmare questo vuoto, inserendo il recupero delle ex aree militari all’interno di una più ampia visione di sviluppo regionale.

«Le aree militari rappresentano una straordinaria opportunità per ridisegnare il futuro del Friuli-Venezia Giulia», ha spiegato l’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante. «Vogliamo trasformare un patrimonio che ha segnato la storia della nostra regione in una leva di sviluppo, rigenerazione e attrattività».

Censiti 480 siti militari in 107 Comuni

Lo studio ha preso in esame circa 480 siti militari, presenti in quasi la metà dei Comuni del Friuli-Venezia Giulia. Tra questi, 178 risultano attualmente non utilizzati a seguito dei processi di dismissione e razionalizzazione delle infrastrutture militari.

Per le aree inattive il Masterplan propone 52 scenari di rigenerazione e quasi 200 ipotesi progettuali, formulate tenendo conto delle caratteristiche dei singoli luoghi, delle necessità delle amministrazioni e delle vocazioni economiche, ambientali e sociali dei territori.

Non si tratta quindi di un modello unico da applicare indistintamente, ma di una serie di soluzioni flessibili, da valutare caso per caso.

Secondo Amirante, il documento rappresenta una vera e propria “cassetta degli attrezzi” per i Comuni, perché mette a disposizione dati, mappe, analisi, georeferenziazioni, metodologie operative e possibili linee di sviluppo.

Parchi, abitazioni, energia e servizi pubblici

Le destinazioni ipotizzate sono numerose. Alcune ex aree militari potrebbero diventare parchi urbani, spazi pubblici, parcheggi o strutture a servizio delle comunità. Altre potrebbero ospitare edilizia convenzionata, funzioni produttive o infrastrutture a sostegno delle imprese.

In determinati contesti il recupero potrebbe prevedere la realizzazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile o la nascita di comunità energetiche. In altri casi, invece, la soluzione più adatta potrebbe essere la demolizione delle strutture esistenti e la restituzione dei terreni all’agricoltura o alla permeabilità naturale.

«Ogni area ha una propria vocazione», ha sottolineato l’assessore. «L’obiettivo è individuare la soluzione più efficace per ciascun territorio».

Il Masterplan distingue inoltre tra interventi di soft regeneration, meno invasivi e basati sul riuso progressivo degli spazi, e operazioni di deep regeneration, che comportano trasformazioni urbanistiche e infrastrutturali più profonde.

Un pilastro del nuovo Piano di Governo del Territorio

Il Masterplan rappresenta uno degli elementi centrali della Variante al Piano di Governo del Territorio, lo strumento con cui la Regione intende accompagnare le trasformazioni urbanistiche, economiche e sociali dei prossimi decenni.

La strategia punta a preservare l’equilibrio tra i 215 Comuni del Friuli-Venezia Giulia, limitando la concentrazione della popolazione nei centri maggiori e rafforzando l’attrattività delle aree interne, montane e periferiche.

Il recupero delle ex infrastrutture militari può avere un ruolo decisivo in questa prospettiva. La disponibilità di superfici già urbanizzate, infatti, consente di insediare nuove attività e servizi senza occupare ulteriori terreni liberi.

Il documento integra anche le principali politiche regionali in materia di rigenerazione urbana, mobilità ciclabile, politiche abitative, infrastrutture, sviluppo economico e transizione energetica.

L’obiettivo del consumo di suolo zero

Uno degli aspetti più rilevanti del progetto riguarda la riduzione del consumo di suolo. Recuperare edifici e superfici già compromesse permette di evitare nuove espansioni urbanistiche e di riportare a nuova vita spazi spesso collocati in posizioni strategiche.

«La rigenerazione delle aree dismesse è uno degli strumenti più importanti per perseguire l’obiettivo del consumo di suolo zero», ha evidenziato Amirante.

Il riutilizzo delle strutture esistenti potrà inoltre essere collegato alle future opportunità di finanziamento regionali, nazionali ed europee, facilitando la costruzione di progetti sostenibili anche dal punto di vista economico.

Il ruolo dei Comuni e la richiesta di una nuova legge urbanistica

Il Masterplan non definisce automaticamente il futuro delle singole aree, ma propone un metodo condiviso. Le decisioni dovranno essere sviluppate attraverso il confronto tra Regione, amministrazioni comunali, cittadini, imprese e soggetti proprietari.

Durante il convegno è stata ribadita la necessità di una pianificazione di area vasta, capace di superare interventi frammentati e di mettere in relazione le scelte locali con le strategie regionali.

Amirante ha inoltre richiamato l’urgenza di dotare il Friuli-Venezia Giulia di una nuova legge urbanistica, superando una normativa ritenuta non più adeguata alle trasformazioni contemporanee.

Secondo l’assessore, anche l’innovazione tecnologica, dall’intelligenza artificiale alle nuove tecniche costruttive, potrà contribuire alla progettazione di città più sostenibili, efficienti e competitive.

Una nuova identità per i luoghi della memoria militare

La sfida non sarà soltanto urbanistica. Le ex caserme e le infrastrutture militari costituiscono anche una parte importante della memoria storica del Friuli-Venezia Giulia.

La loro trasformazione dovrà quindi trovare un equilibrio tra conservazione, riuso e nuove funzioni, evitando che il passato venga cancellato ma impedendo, allo stesso tempo, che grandi superfici continuino a rimanere abbandonate.

Il Masterplan prova a trasformare questi luoghi in nuovi motori di sviluppo territoriale, capaci di generare servizi, abitazioni, lavoro, energia e spazi verdi.

«L’urbanistica è prima di tutto un percorso culturale», ha concluso Amirante. «Solo da una visione condivisa possono nascere le trasformazioni che disegneranno il futuro del nostro territorio».

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie di Diario FVG e segui la nostra pagina Facebook

Clicca per commentare

You must be logged in to post a comment Login

Tu cosa ne pensi?