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Il finale di Odissea di Nolan nasconde una riflessione sull’intelligenza artificiale che sta facendo discutere

Odissea di Christopher Nolan: il filosofo Luca Taddio interpreta il finale del film tra memoria, tecnica e intelligenza artificiale

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Christopher Nolan, regista dell'Odissea
Christopher Nolan, regista dell'Odissea ( © Depositphotos)

Non è soltanto uno dei maggiori successi cinematografici dell’anno. Odissea, il nuovo kolossal scritto e diretto da Christopher Nolan, si sta imponendo sia al botteghino sia nel dibattito culturale. Dopo l’uscita nelle sale italiane il 16 luglio, il film ha raccolto quasi 10 milioni di euro nei primi quattro giorni, richiamando circa 1,2 milioni di spettatori, mentre a livello mondiale ha superato i 260 milioni di dollari d’incasso nel weekend d’esordio, segnando il miglior debutto della carriera del regista.

Con Matt Damon nel ruolo di Ulisse, Anne Hathaway nei panni di Penelope e Tom Holland in quelli di Telemaco, il film riunisce un cast di primo piano che comprende anche Zendaya, Robert Pattinson, Charlize Theron e Lupita Nyong’o. Ma dietro lo spettacolo e la grandiosità della produzione si nasconde una riflessione che va ben oltre il mito greco.

Attenzione: da qui sono presenti spoiler sul finale

L’epilogo del film affronta il rapporto tra memoria, tecnica e intelligenza artificiale, offrendo una chiave di lettura che ha attirato l’attenzione del filosofo Luca Taddio, docente dell’Università di Udine.

Secondo Taddio, l’immagine conclusiva di Ulisse immagina un futuro in cui la scrittura è scomparsa e soltanto il canto continua a tramandare la memoria del mondo. Il punto, però, non è stabilire una superiorità dell’oralità sulla scrittura, bensì interrogarsi su cosa accade quando una civiltà affida completamente la propria memoria agli strumenti tecnici che ha creato.

Il cavallo di Troia come metafora della tecnologia

Nella lettura proposta dal filosofo, Ulisse non porta soltanto il peso della distruzione di Troia. Rappresenta anche l’uomo che ha inaugurato una civiltà capace di affidare il proprio destino all’ingegno tecnico.

Il cavallo di Troia diventa così il simbolo di una tecnologia che entra promettendo salvezza, ma che può trasformarsi anche in uno strumento di dominio. Un’immagine che richiama il presente, dove lo sviluppo tecnologico procede spesso più rapidamente della capacità dell’uomo di governarne gli effetti.

Conservare tutto non significa ricordare

Uno dei temi centrali della riflessione riguarda il significato stesso della memoria. Nell’epoca dei cloud, degli archivi digitali e dell’intelligenza artificiale, fotografie, documenti e conversazioni vengono conservati praticamente senza limiti.

Per Taddio, però, accumulare dati non equivale a ricordare. La memoria digitale conserva informazioni, mentre quella umana costruisce significati, interpreta il passato e lo trasforma in esperienza. Un archivio può custodire documenti, ma non è in grado di attribuire loro un senso.

Il valore delle storie

È proprio per questo che il film restituisce importanza al racconto. Secondo il filosofo, ciò che sopravvive davvero al crollo di una civiltà non sono soltanto i documenti, ma le storie che continuano a essere narrate.

Ogni volta che un racconto viene tramandato cambia leggermente forma, adattandosi al presente senza perdere il proprio significato. È questa capacità di rinnovarsi che mantiene viva la memoria collettiva molto più di un semplice archivio.

L’intelligenza artificiale e il rischio di una memoria perfetta

La riflessione arriva infine al rapporto con l’intelligenza artificiale. Delegare alle macchine il compito di conservare informazioni è sempre più semplice, ma ricordare significa anche selezionare, interpretare e perfino dimenticare.

Secondo Taddio, una memoria assoluta potrebbe trasformarsi in un limite alla libertà. Se nulla viene dimenticato, ogni individuo rischia di rimanere imprigionato nel proprio passato, senza la possibilità di rielaborare la propria storia.

Una domanda che riguarda il futuro

Il finale di Odissea trasforma così il mito di Ulisse in una riflessione sul presente. La vera contrapposizione non è tra parola e scrittura, ma tra una memoria che accumula e una memoria che comprende.

La domanda lasciata da Nolan riguarda direttamente il futuro dell’umanità: quando le macchine saranno capaci di ricordare tutto, saranno ancora gli esseri umani a dare un significato a ciò che viene conservato?

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