Cronaca & AttualitàRegione FVGUdine
Castello di Colloredo, la rinascita a 50 anni dal terremoto
Dopo 14 anni di lavori, il Castello di Colloredo torna alla comunità a 50 anni dal terremoto del Friuli. Riaperta l’Ala Nievo: oltre 8mila metri quadrati recuperati e 26 milioni investiti
A cinquant’anni dal terremoto del 1976, il Castello di Colloredo di Monte Albano torna alla comunità. Sabato 19 settembre si è svolta la cerimonia ufficiale di riconsegna dello storico complesso, mentre da ieri, domenica 20 settembre, l’Ala Nievo è tornata accessibile al pubblico, segnando uno dei passaggi più significativi nel lungo percorso della ricostruzione post-sisma in Friuli.
Un traguardo arrivato dopo 14 anni di cantiere, con interventi che hanno interessato oltre 8mila metri quadrati e che hanno richiesto il rispetto delle prescrizioni della Soprintendenza e l’adeguamento alle attuali normative antisismiche. Negli ultimi anni la Regione ha investito nel recupero del complesso 26 milioni di euro.
Il Castello torna alla comunità cinquant’anni dopo il terremoto
La riapertura assume un valore particolare proprio nel 2026, anno del cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli. Il sisma del 1976 aveva colpito duramente anche il Castello di Colloredo, dando inizio a una vicenda di recupero particolarmente lunga e complessa.
La cerimonia di sabato ha visto la partecipazione, tra gli altri, del presidente della Regione Massimiliano Fedriga, del vicegovernatore con delega alla Cultura Mario Anzil, degli assessori regionali Cristina Amirante e Barbara Zilli, del presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin e del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani.
Fedriga ha collegato la restituzione del Castello alla memoria della ricostruzione friulana, ricordando le vittime del sisma e quanti contribuirono negli anni successivi a dare una nuova prospettiva ai territori colpiti. Il governatore ha definito il complesso un patrimonio capace di rappresentare le “radici” della comunità e il legame tra memoria e futuro.
Il governatore Fedriga durante il suo intervento
Quattordici anni di lavori e oltre 8mila metri quadrati recuperati
Dietro la riapertura c’è un intervento di notevoli dimensioni. Il cantiere si è sviluppato nell’arco di quattordici anni e ha riguardato una superficie complessiva superiore agli 8.000 metri quadrati.
Uno dei lavori più importanti è stata la ricostruzione integrale del Mastio, il grande corpo di fabbrica perduto con il terremoto, ora nuovamente edificato e dotato di una nuova copertura. Sono stati inoltre sostanzialmente completati gli interventi sugli altri corpi del complesso, adottando soluzioni compatibili con la tutela storico-architettonica e con le esigenze di sicurezza antisismica.
Particolarmente significativa è la restituzione dell’Ala Nievo, dove sono stati recuperati anche alcuni affreschi. È proprio questa parte del Castello ad avere riaperto le porte in occasione delle iniziative organizzate tra sabato e domenica per il cinquantenario del sisma.
Un investimento regionale da 26 milioni di euro
Secondo quanto comunicato dall’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, negli ultimi anni la Regione ha destinato 26 milioni di euro al recupero del Castello.
Con la conclusione della fase più impegnativa della ricostruzione, l’attenzione si sposta ora sul futuro utilizzo del complesso. L’assessore alle Infrastrutture Cristina Amirante ha indicato nella valorizzazione la nuova sfida: rendere il Castello accessibile e attrattivo e utilizzarlo come spazio per la cultura, il turismo e le attività legate al territorio. Anche il vicegovernatore Mario Anzil ha sottolineato la necessità di individuare per gli spazi recuperati una funzione capace di consolidarne il ruolo culturale.
Una storia iniziata nel 1302, da Ermes di Colloredo a Ippolito Nievo
Il valore del Castello non deriva soltanto dalla lunga ricostruzione. Le sue origini risalgono al 1302 e nei secoli il maniero ha incrociato alcuni importanti capitoli della storia culturale friulana ed europea.
Dopo le distruzioni del 1511, il complesso venne ricostruito nel Cinquecento anche attraverso gli interventi di Giovanni da Udine. Nel Seicento fu legato alla figura del poeta Ermes di Colloredo, mentre nel secolo successivo entrò nella storia della famiglia di Hieronymus von Colloredo, principe-arcivescovo di Salisburgo e figura legata alla vicenda artistica di Mozart.
Ma il nome più immediatamente associato al Castello resta quello di Ippolito Nievo. Lo scrittore soggiornò a Colloredo e il maniero contribuì a ispirare la descrizione del celebre Castello di Fratta nelle “Confessioni di un italiano”.
Il governatore Fedriga durante la visita all’interno del Castello
Dalla ricostruzione alla valorizzazione
La riapertura dell’Ala Nievo chiude dunque una fase e ne apre un’altra. Dopo il recupero materiale di uno dei luoghi maggiormente legati alla memoria del terremoto, resta da costruire il suo ruolo nel presente.
La Regione indica come prospettiva quella di trasformare gli spazi restituiti in un polo culturale e turistico, mantenendo al centro la storia del complesso e il suo rapporto con il territorio. Nel fine settimana appena trascorso il Castello è tornato simbolicamente nelle mani della comunità; da ora la sfida sarà far sì che questa lunga ricostruzione si traduca in nuove occasioni di conoscenza, visita e valorizzazione per tutto il Friuli-Venezia Giulia.
Continua a leggere le notizie di Diario FVG e segui la nostra pagina Facebook

You must be logged in to post a comment Login