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Hai raccolto dei funghi? In FVG puoi farli controllare gratis prima di mangiarli

In Friuli-Venezia Giulia i funghi raccolti per uso personale possono essere controllati gratuitamente dagli Ispettorati micologici. Ecco dove andare, come portarli e gli errori da evitare

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Funghi nei boschi - Dove farli controllare in FVG
Funghi nei boschi - Dove farli controllare in FVG (© Depositphotos)

Un cestino pieno di porcini, finferli o altri funghi trovati durante una passeggiata nei boschi può essere una delle soddisfazioni dell’autunno. Ma quando anche un solo esemplare lascia qualche dubbio, affidarsi all’esperienza, a una fotografia trovata su internet o a un’app sullo smartphone può essere pericoloso.

In Friuli-Venezia Giulia esiste un servizio forse non conosciuto da tutti: i cittadini possono rivolgersi agli Ispettorati micologici delle Aziende sanitarie per far verificare gratuitamente la commestibilità dei funghi spontanei raccolti per uso personale. Una possibilità particolarmente utile proprio in questo periodo, nel pieno della stagione della raccolta.

Il controllo del micologo è gratuito

Il principio è semplice: prima di mettere in padella un fungo sulla cui identificazione non si è assolutamente certi, è possibile portare il raccolto a un micologo abilitato del servizio sanitario pubblico.

Gli Ispettorati non si limitano a riconoscere le specie: verificano la commestibilità e possono fornire indicazioni anche sul corretto utilizzo, sulla conservazione e sulle eventuali modalità di cottura. I funghi giudicati velenosi, non commestibili o non identificabili vengono invece esclusi dal consumo.

Il Ministero della Salute raccomanda espressamente di non consumare funghi spontanei che non siano stati controllati da un vero micologo quando vi siano dubbi sulla specie e ricorda che il servizio rivolto ai raccoglitori privati è gratuito.

Dove far controllare i funghi in Friuli-Venezia Giulia

Nell’area dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, per il 2026 il servizio stagionale è attivo dal 14 settembre al 30 novembre. A Udine l’Ispettorato riceve in via Chiusaforte 2 il lunedì e il giovedì dalle 15.30 alle 17.30; a Gemona del Friuli, in via Dante 163, il lunedì dalle 15.30 alle 17.30. Negli altri giorni è possibile concordare un appuntamento con gli ispettori. A Palmanova, in via Molin 21, l’accesso avviene invece su appuntamento.

Nel territorio dell’Azienda sanitaria Friuli Occidentale sono indicate le sedi dell’Ispettorato micologico di Pordenone, in via della Vecchia Ceramica 1, e San Vito al Tagliamento, in piazzale Linteris 4. Anche qui la certificazione di commestibilità dei funghi raccolti per autoconsumo è gratuita. Prima di recarsi in sede è opportuno verificare telefonicamente orari e modalità di accesso.

Per l’area Giuliano Isontina, a Trieste il servizio per i privati è disponibile presso il Mercato ortofrutticolo di Riva Ottaviano Augusto 12, dal 1° settembre al 30 novembre, dalle 8 alle 10. A Gorizia l’Ispettorato si trova in via Vittorio Veneto 169 ed è aperto il lunedì e il giovedì, da giugno a novembre, dalle 8.30 alle 9.45; negli altri giorni è possibile richiedere un appuntamento.

Non portate al controllo soltanto “il fungo dubbio”

C’è un dettaglio particolarmente importante. Al micologo andrebbe presentato l’intero raccolto, e non semplicemente l’esemplare che ha attirato l’attenzione.

ASFO avverte infatti che un campione non è sufficiente: tra i funghi lasciati a casa potrebbe nascondersi proprio una specie tossica. Gli esemplari dovrebbero inoltre essere raccolti interi e in buone condizioni, così da conservarne le caratteristiche necessarie al riconoscimento.

Anche il trasporto conta. Le indicazioni sanitarie raccomandano contenitori rigidi e aerati, come i tradizionali cestini, evitando i sacchetti di plastica. Il Ministero ricorda inoltre di non raccogliere esemplari troppo giovani o deteriorati e di evitare aree potenzialmente contaminate, per esempio ai bordi di strade molto trafficate o nelle vicinanze di siti industriali.

App e fotografie non sostituiscono il micologo

Fotografare il fungo e chiedere un parere su un social network può sembrare una scorciatoia. Non lo è.

Il Ministero della Salute raccomanda esplicitamente di non affidarsi alle applicazioni per smartphone né ai giudizi formulati attraverso semplici fotografie pubblicate online. Per distinguere specie simili possono infatti essere determinanti caratteristiche che una fotografia non permette di valutare adeguatamente.

Lo stesso vale per molti metodi tramandati dalla tradizione. Aglio, prezzemolo, cucchiaini d’argento o altri presunti “test” durante la cottura non permettono di stabilire se un fungo sia velenoso. Sono credenze prive di affidabilità e potenzialmente pericolose.

Nemmeno la cottura trasforma automaticamente una specie velenosa in un alimento sicuro: il Ministero sottolinea che le tossine responsabili delle sindromi più gravi possono resistere alla cottura e ad altri trattamenti domestici.

Anche i funghi commestibili vanno preparati correttamente

Una volta accertata la specie, non significa che ogni fungo possa essere mangiato in qualsiasi modo. Alcune specie considerate commestibili richiedono cotture adeguate o trattamenti preliminari, che il micologo può indicare al momento del controllo.

In generale viene raccomandato di consumare funghi in quantità moderate, in buono stato di conservazione e correttamente cotti. Il Ministero sconsiglia inoltre il consumo ai bambini e durante la gravidanza.

Se dopo aver mangiato funghi compaiono disturbi

Nausea, vomito, diarrea o altri disturbi dopo il consumo di funghi non controllati non devono essere sottovalutati.

Il Ministero raccomanda, in caso di sintomi dopo aver consumato funghi non verificati, di recarsi immediatamente al Pronto soccorso e di portare con sé tutto ciò che è rimasto: funghi crudi, cotti e anche gli scarti della pulizia. Anche eventuali fotografie scattate prima della preparazione possono essere utili agli specialisti. Chi ha mangiato gli stessi funghi dovrebbe essere avvisato.

Non bisogna invece affidarsi a rimedi casalinghi: il Ministero ricorda, tra l’altro, che il latte non è un antidoto.

In FVG si possono raccogliere al massimo 3 chili al giorno

Alla sicurezza alimentare si affiancano poi le regole per la raccolta. In Friuli-Venezia Giulia il limite ordinario è fissato a 3 chilogrammi di funghi al giorno per persona, salvo le particolari eccezioni previste dalla legge.

Per la raccolta ordinaria servono l’autorizzazione e il pagamento del relativo contributo; esiste inoltre un sistema specifico per la raccolta a fini turistici. Dal 2025 il contributo indicato dalla Regione è di 60 euro per l’intero territorio regionale, mentre il permesso turistico giornaliero è di 10 euro.

La precauzione più semplice, quindi, è anche quella che può evitare le conseguenze più serie: quando non si è completamente certi di ciò che è finito nel cestino, prima della cucina vale la pena fare una tappa dall’Ispettorato micologico. Il controllo per l’autoconsumo è gratuito e affidato a professionisti appositamente formati: un piccolo passaggio in più dopo una giornata nel bosco che può fare una grande differenza.

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