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Centri antimobbing in Friuli Venezia-Giulia, 280mila euro nel 2026

Nel 2026 la Regione finanzia con 280mila euro i Punti di ascolto antimobbing di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia: ogni centro riceve la quota massima di 70mila euro

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Mobbing
Mobbing (© Magnific)

FRIULI VENEZIA-GIULIA – Nel 2026 la Regione destina 280mila euro ai Punti di ascolto antimobbing di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia: ciascuno dei quattro centri beneficia del contributo massimo annuale di 70mila euro.

“I centri antimobbing di Trieste, Udine, Pordenone e Gorizia offrono supporto a chi subisce molestie lavorative garantendo un percorso di assistenza completo, che include consulenze legali, psicologiche e mediche. I numeri degli ultimi anni e del primo semestre 2026 confermano come la rete d’ascolto sia diventata un punto di riferimento cruciale per la tutela dei lavoratori in difficoltà. La Regione ha innalzato a 70mila euro il contributo massimo annuale per ogni centro ed esteso il ventaglio delle voci di spesa ammissibili a finanziamento”.

Lo ha detto il assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen parlando dell’attività dei Punti di ascolto antimobbing del Friuli Venezia-Giulia. I dati sono stati illustrati in conferenza stampa il 22 ottobre 2026 a Trieste.

L'assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen

L’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen

Nel 2025 i centri hanno seguito 544 persone e svolto 1.431 colloqui

Il finanziamento massimo per tutti e quattro i centri è legato alla costante crescita del volume di utenza. Nel 2025 le persone seguite sono state 544, di cui 361 donne, per un totale di 1.431 colloqui tra consulenze legali, psicologiche e mediche. Rispetto al 2017, il numero degli utenti è aumentato del 37%, mentre quello dei colloqui è quasi triplicato.

Nel primo semestre 2026 seguiti 351 utenti, 297 al primo accesso

Nei primi sei mesi del 2026 i centri hanno seguito complessivamente 351 persone: 124 uomini e 227 donne. I nuovi accessi sono stati 297. La distribuzione territoriale registra 147 utenti a Udine, 77 a Gorizia, 65 a Pordenone e 62 a Trieste. Tra le 341 schede anagrafiche rilevate, prevalgono le persone con diploma di scuola superiore (155) e i laureati (116), seguiti da chi ha la licenza media (68) e da chi ha quella elementare (2).

Contratti, settore e mansioni degli utenti dei centri

Sul piano lavorativo, i contratti a tempo indeterminato sono 295, in netta maggioranza rispetto ai 40 a tempo determinato o di apprendistato. I dipendenti del settore privato sono 245 e quelli del pubblico 96; tra questi ultimi, i comparti più rappresentati sono le autonomie locali (34) e l’istruzione (30). Le mansioni più frequenti sono quelle di impiegato (94 persone), operaio (35) e insegnante (30).

Nei casi chiusi prevalgono umiliazioni, critiche e violazioni dei diritti

L’esame dei casi chiusi in regione individua tra le cause del disagio i fattori socio-anagrafici (75) e le richieste espresse dalla persona (68). Le azioni vessatorie più diffuse sono umiliazioni e critiche continue (301 episodi), eccesso di controllo (147) e attribuzione di compiti esorbitanti (73). Nella maggioranza dei 375 casi in cui è stato indicato un responsabile, si tratta di superiori o titolari (294); seguono i colleghi di pari grado (72). Quanto al genere dei vessatori, 152 sono uomini, 105 donne e in 84 casi sono coinvolte persone di entrambi i sessi. La principale criticità sul lavoro è la violazione dei diritti (284 casi), seguita dai problemi organizzativi (83).

I dati locali di Trieste, Udine e Gorizia

A Trieste le donne costituiscono il 68% dell’utenza; il 52% degli utenti è laureato e il 74% lavora nel settore privato come impiegato. A Udine i 147 utenti sono 86 donne e 61 uomini; i dati registrano 128 violazioni dei diritti e 134 vessazioni attribuite a superiori. A Gorizia sono state seguite 77 persone, 52 donne e 25 uomini: 56 lavorano nel settore privato e 21 nel pubblico.

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