Pordenone
Svolta all’ospedale di Pordenone: due interventi mai eseguiti prima in Friuli-Venezia Giulia
Ospedale di Pordenone, eseguiti i primi due interventi di denervazione renale in FVG contro l’ipertensione resistente
PORDENONE – Un importante passo avanti nel trattamento dell’ipertensione arteriosa resistente ai farmaci è stato compiuto all’ospedale di Pordenone, dove lo scorso 13 ottobre sono stati eseguiti con successo due interventi di denervazione renale, i primi in assoluto in Friuli-Venezia Giulia. Le procedure, entrambe concluse senza complicanze, rappresentano una novità per la sanità regionale e offrono una nuova possibilità terapeutica ai pazienti che non riescono a controllare la pressione arteriosa attraverso le cure farmacologiche tradizionali.
Pordenone primo centro in Friuli-Venezia Giulia
Gli interventi sono stati effettuati nella struttura complessa di Cardiologia dell’ospedale di Pordenone, diretta da Daniela Pavan.
A eseguire le procedure è stato il medico Stefano Cortesi, componente dell’équipe di Emodinamica interventistica coordinata da Andrea Pascotto. Entrambi i trattamenti sono stati portati a termine senza complicanze, consentendo alla struttura pordenonese di diventare il primo centro regionale ad aver effettuato questa particolare procedura.
Il risultato è stato raggiunto grazie alle competenze del personale medico e infermieristico dell’Emodinamica interventistica e alla collaborazione con il reparto di Nefrologia, che ha curato la selezione dei pazienti da sottoporre al trattamento.
Ipertensione arteriosa: i rischi per la salute
Secondo quanto evidenziato dall’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (Asfo), le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare una delle principali cause di mortalità nei Paesi industrializzati, dove sono responsabili di circa il 50% dei decessi.
Tra i maggiori fattori di rischio figura proprio l’ipertensione arteriosa, che favorisce lo sviluppo dell’aterosclerosi e delle sue complicanze.
In particolare, nei pazienti che non riescono a mantenere la pressione al di sotto dei 140/90 mmHg, il rischio di sviluppare precocemente patologie come ictus cerebrale, infarto del miocardio e insufficienza renale risulta superiore del 40% rispetto a chi risponde efficacemente alle terapie farmacologiche.
Quando i medicinali non consentono di raggiungere un controllo adeguato della pressione, la denervazione renale può rappresentare un’ulteriore opzione terapeutica.
Come funziona la denervazione renale
La denervazione renale è una procedura endovascolare che agisce sui collegamenti nervosi tra il cervello e i reni, coinvolti nei meccanismi di regolazione della pressione sanguigna.
Il sistema nervoso simpatico, infatti, influenza il flusso sanguigno renale, la ritenzione di sali e l’attività del sistema renina-angiotensina. In alcuni pazienti questi meccanismi possono contribuire a mantenere valori pressori eccessivamente elevati.
L’intervento ha l’obiettivo di ridurre la trasmissione degli impulsi nervosi coinvolti in questo processo, favorendo un migliore controllo della pressione arteriosa.
La procedura viene eseguita in sedazione profonda, attraverso una puntura di una delle arterie femorali. Da qui viene introdotto un particolare catetere ablatore che, mediante l’erogazione di energia a radiofrequenza, agisce sulle fibre nervose associate alle arterie renali.
Con i primi due interventi effettuati con successo, l’ospedale di Pordenone introduce così una nuova possibilità di trattamento per i pazienti affetti da ipertensione arteriosa refrattaria.
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