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Rinuncia alle cure, in FVG migliora la situazione: i nuovi dati Istat

In Friuli-Venezia Giulia diminuiscono le persone che rinunciano a visite ed esami: dall’8,5% del 2024 a poco più del 6% nel 2025. Il nuovo rapporto Istat evidenzia un miglioramento rispetto alla media italiana

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Rinuncia alle cure, in FVG migliora la situazione
Rinuncia alle cure, in FVG migliora la situazione (© Redazione / AI)

Diminuisce sensibilmente il numero di cittadini che rinunciano a visite mediche ed esami diagnostici pur avendone bisogno. È quanto emerge dal Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (BES) 2026 dell’Istat, pubblicato il 26 ottobre, che evidenzia un miglioramento significativo per il Friuli-Venezia Giulia, in controtendenza rispetto a una situazione nazionale ancora caratterizzata da difficoltà nell’accesso alle prestazioni sanitarie.

Nel 2025, in regione, la percentuale di persone che ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione è scesa dall’8,5% del 2024 a poco più del 6%, collocando il territorio tra quelli con i risultati migliori a livello nazionale.

Rinuncia alle cure in FVG: un calo significativo rispetto al 2024

Il miglioramento arriva dopo un anno particolarmente difficile. Nel 2024, infatti, il Friuli-Venezia Giulia aveva registrato un forte aumento delle rinunce, con oltre 100mila cittadini che non erano riusciti a effettuare almeno una visita o un accertamento necessario.

I nuovi dati mostrano un’inversione di tendenza, con una riduzione di oltre due punti percentuali nell’arco di dodici mesi.

Il Friuli-Venezia Giulia figura tra i territori nei quali l’Istat rileva una diminuzione statisticamente significativa, insieme a Valle d’Aosta, Provincia autonoma di Trento ed Emilia-Romagna.

Il risultato regionale è migliore anche rispetto alla media del Nord Italia, dove la quota di persone che rinuncia alle prestazioni è passata dal 9,2% all’8,7%.

In Italia oltre 5,6 milioni di persone rinunciano a visite ed esami

A livello nazionale il quadro rimane problematico. Nel 2025, secondo l’Istat, il 9,6% della popolazione italiana, pari a oltre 5,6 milioni di persone, ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria necessaria.

Il fenomeno riguarda sia il settore pubblico sia quello privato, convenzionato e non, e interessa principalmente tre motivazioni:

  • Liste d’attesa troppo lunghe: indicate dal 6,5% della popolazione.
  • Difficoltà economiche: segnalate dal 5,2%, per l’impossibilità di sostenere i costi delle prestazioni.
  • Problemi di accessibilità: riguardano l’1,4% dei cittadini, per distanze, trasporti o difficoltà organizzative.

Le percentuali possono sovrapporsi, perché una stessa persona può aver rinunciato per più motivi.

Emergono anche differenze di genere: l’11,2% delle donne ha rinunciato ad almeno una prestazione, contro l’8,1% degli uomini. Le percentuali più elevate si registrano nella fascia tra i 45 e i 54 anni.

Sul piano territoriale, le difficoltà maggiori si riscontrano nel Centro Italia, con il 10,7%, e nel Mezzogiorno, con il 10,3%. La situazione più critica è quella della Sardegna, dove la quota raggiunge il 19,5%.

Liste d’attesa e accesso alla sanità: cosa significano i dati

Il miglioramento del Friuli-Venezia Giulia rappresenta un segnale positivo, ma non significa che siano state superate tutte le criticità del sistema sanitario regionale.

L’indicatore Istat misura infatti la percentuale di persone che, nei dodici mesi precedenti l’indagine, ha rinunciato ad almeno una visita medica o a un accertamento diagnostico di cui riteneva di avere bisogno. Sono escluse le prestazioni odontoiatriche, mentre possono essere comprese anche visite di controllo e accertamenti non urgenti.

Il dato non misura direttamente i tempi medi di attesa né permette di stabilire quante prestazioni siano state effettivamente erogate dal sistema sanitario.

Il tema rimane centrale anche nel confronto politico regionale. L’assessore alla Salute Riccardo Riccardi, durante la recente presentazione delle Linee di gestione della sanità 2027, ha richiamato il miglioramento dei dati sulla rinuncia alle prestazioni, ribadendo però la necessità di intervenire sull’organizzazione dei servizi e sull’appropriatezza delle prescrizioni.

Secondo la Regione, l’attività ambulatoriale è cresciuta negli ultimi anni, passando da circa quattro a cinque milioni di prestazioni.

La sfida sarà ora consolidare la riduzione delle rinunce, garantendo tempi di accesso adeguati e un’assistenza raggiungibile anche dai cittadini più fragili e da chi vive nelle aree periferiche e montane.

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