Economia & LavoroPordenone
Electrolux, meno esuberi ma nessun accordo: a Porcia resta il nodo della produzione
Electrolux riduce gli esuberi in Italia da 1.250 a 1.190. A Porcia aumenta la quota di lavasciuga che l’azienda è disposta a mantenere, ma l’accordo resta lontano. Nuovi incontri al Ministero il 2 e 3 novembre.
Si riduce il numero degli esuberi previsti da Electrolux in Italia, ma la trattativa sul futuro degli stabilimenti resta aperta. Nell’incontro del 28 ottobre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), la multinazionale ha rivisto il piano occupazionale, portando le eccedenze complessive da 1.250 a 1.190 lavoratori. Per lo stabilimento di Porcia, nel Pordenonese, arriva anche una maggiore disponibilità a mantenere la produzione di lavasciuga, giudicata tuttavia insufficiente dai sindacati.
I prossimi appuntamenti ministeriali del 2 e 3 novembre saranno determinanti per capire se esistono le condizioni per raggiungere un accordo.
Esuberi ridotti di 60 unità, ma il problema degli impiegati rimane
Rispetto al piano illustrato all’inizio di ottobre, Electrolux ha ridotto di 60 unità le uscite previste, intervenendo esclusivamente sul personale operaio.
Il nuovo quadro nazionale comprende 590 operai e 600 impiegati, questi ultimi rimasti invariati rispetto alla proposta precedente. Nel totale sono inclusi anche 150 lavoratori dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi.
A Porcia la revisione comporta una riduzione di circa 30 esuberi tra gli operai, ma per Fim, Fiom, Uilm e Uglm il ridimensionamento resta insufficiente.
Il piano aziendale continua a prevedere uscite volontarie e incentivate distribuite nell’arco di tre anni, dopo il ritiro delle precedenti ipotesi di licenziamenti unilaterali. Le modalità concrete dovranno però essere definite nell’eventuale accordo.
Porcia, Electrolux apre sul mantenimento delle lavasciuga
La principale novità per il sito pordenonese riguarda la produzione delle lavasciuga, uno dei punti più discussi della vertenza.
Electrolux ha aumentato dal 30% al 50% la quota produttiva che si dichiara disponibile a mantenere a Porcia. Un’apertura rispetto alla posizione precedente, che non soddisfa però le organizzazioni sindacali, intenzionate a ottenere garanzie più consistenti sulla continuità delle lavorazioni.
La questione riguarda le prospettive industriali dello stabilimento, non soltanto l’occupazione immediata. La riduzione dei volumi potrebbe infatti incidere nel tempo sulle attività produttive e sulle competenze presenti nel territorio.
Nei giorni precedenti al confronto ministeriale, anche la Regione Friuli-Venezia Giulia, attraverso gli assessori Sergio Emidio Bini e Alessia Rosolen, aveva ribadito la necessità di tutelare Porcia, comprese le attività di ricerca e sviluppo e il Data Center, chiedendo un piano industriale con garanzie concrete.
Le condizioni poste dai sindacati per raggiungere un accordo
Nel comunicato congiunto diffuso il 28 ottobre, Fim, Fiom, Uilm e Uglm hanno individuato alcune questioni ancora da risolvere.
Tra le richieste figura il ricorso ai contratti di espansione, per favorire il ricambio professionale, oppure la definizione di una soglia minima di occupati sotto la quale l’azienda non possa scendere senza procedere a nuove assunzioni, dando precedenza a chi ha già lavorato in Electrolux con contratti temporanei.
Restano inoltre da concordare le garanzie sulla volontarietà delle uscite, l’esclusione formale dei licenziamenti forzati, la rotazione del personale in cassa integrazione, gli incentivi all’esodo e la tutela dei dipendenti con ridotte capacità lavorative.
Per il sito di Cerreto d’Esi i sindacati chiedono invece un impegno vincolante a mantenere gli attuali livelli produttivi fino all’eventuale arrivo di un investitore.
Trattativa decisiva il 2 e 3 novembre
Le organizzazioni sindacali hanno definito la trattativa in una fase cruciale. I nuovi incontri al Mimit, fissati per lunedì 2 e martedì 3 novembre, dovranno chiarire se le aperture aziendali siano sufficienti per avviare la definizione di un’intesa.
Nonostante la riduzione degli esuberi e le modifiche prospettate per Porcia, al momento non è stato raggiunto un accordo definitivo.
Il confronto proseguirà quindi su due aspetti strettamente collegati: la gestione delle uscite e, soprattutto, le garanzie sulla produzione e sul futuro degli stabilimenti italiani.
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