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Wedding, la ripresa c’è, ma con un occhio al portafoglio

Le imprese artigiane illustrano l’andamento del mercato delle cerimonie dopo l’allentamento delle restrizioni Covid

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FVG – I segnali di ripresa ci sono, anche se «ci vorrà  tempo prima di tornare ai numeri del 2019». Inoltre, la ripresa è caratterizzata da alcune novità: «Si fa più attenzione al prezzo e, per gli abiti da cerimonia, c’è una certa tendenza alla rimessa a modello», vale a dire chiedere alla sarta un ritocco per innovare un capo presente nell’armadio. Per gli abiti da sposa, si sceglie il nuovo, ma pensando a un modello che possa essere utilizzato anche in altre circostanze. È quanto registra la filiera del wedding di Confartigianato Fvg in piena Primavera 2022, abitualmente la stagione che dà l’avvio alle cerimonie religiose – tra battesimi, prime comunioni, cresime e matrimoni – e a quelle civili, con i matrimoni in municipio e gli eventi da sera e da giorno. Una filiera, quella del wedding, che in Friuli Venezia Giulia riunisce 4.487 imprese, con 9.997 addetti, certifica l’Ufficio studi Confartigianato-Imprese Udine.  Per queste realtà il 2020 è stato l’anno dello stop, tanto che il 90% delle imprese ha registrato un calo d’affari. Nel 2021, rivela ancora lo studio svolto da Nicola Serio, responsabile dell’Ufficio Studi associativo, l’attesa era per un recupero, ed invece «un’impresa su tre , cioè il 33%, ha perso ulteriormente terreno.

FOTOGRAFIA, MODA E RISTORAZIONE. Ora si registra una ripresa trasversale tra le aziende, anche se con qualche novità rispetto all’epoca pre Covid. Tra i fotografi il lavoro «registra un lieve cenno di ripresa, anche se il ritorno ai volumi del 2019 sarà lento», conferma il capocategoria regionale dei fotografi di Confartigianato Fvg, Massimo Semeraro. «Ciò che si nota – aggiunge – è che la ripresa è contrassegnata da una certa accortezza nella spesa». Atteggiamento simile anche nel settore dell’abbigliamento da cerimonia. Se, infatti, per gli abiti da sposa «c’è una netta ripresa», afferma l’imprenditrice Barbara Beltrame, così come «per gli abiti per i balli della maturità o per gli eventi aziendali, per i quali c’è una richiesta importante». Beltrame, tuttavia, evidenzia in questa ripresa «un’occhio di riguardo per il riutilizzo dell’abito». Fatta eccezione per quello da sposa, che naturalmente si vuole nuovo e personalizzato, «per le cerimonie in genere c’è una certa richiesta all’innovazione di ciò che si possiede». Tendenza confermata dalla capocategoria Confartigianato Moda, Gloria De Martin. «Le sartorie che si occupano della rimessa a modello – spiega – stanno avendo un buon flusso di lavoro. Crescono le richieste per gli interventi sartoriali, al fine di rinnovare i capi datati. È tornata anche la richiesta per gli abiti da sposa – prosegue -, sebbene con costi più contenuti». Più articolato l’andamento nell’ambito della ristorazione. Chi rileva ancora un periodo stagnante è il catering di qualità. «Al di là del problema Covid, ciò che si rileva è che non ci sono molte risorse in circolazione tra i cittadini, prenotazioni che si spostavano da prima del Covid saltano e altre si trasformano in una bicchierata», racconta Carlo Madrassi, di Festa Più. «Noi – afferma – abbiamo fatto una scelta di qualità e preferiamo stare fermi, piuttosto che abbassare il livello. Guardiamo in prospettiva».

LA FILIERA DEL WEDDINGIN REGIONE. La filiera del wedding comprende le sartorie per gli abiti da sposa e da cerimonia, a cui si aggiungono le altre imprese della moda per gli abiti di testimoni, parenti ed invitati, i calzaturifici artigianali, i fioristi, i fotografi, i videomaker, le tipografie, il catering e la ristorazione (comprese le brigate di chef e camerieri), le pasticcerie per le torte nuziali ed i confetti, i parrucchieri, le estetiste, le gioiellerie per le fedi nuziali, la produzione di bomboniere, i service, gli allestimenti, le agenzie di eventi, i wedding planner, i noleggi di auto d’epoca e di lusso, le agenzie di viaggi, gli affitti di dimore e sale ricevimenti, ristoranti, pub, discoteche, musicisti, agenzie di spettacoli e molto altro.
In Friuli Venezia Giulia, nel 2020 (ultimi dati disponibili diffusi dall’Istat il 21 febbraio 2022), sono stati celebrati 2.037 matrimoni di cui 379 con rito religioso (18,6%) e 1.658 con rito civile (81,4%). Per i matrimoni religiosi, quelli più interessanti per le ricadute sulla filiera del wedding, il Friuli Venezia Giuli sia nel 2020 che nel 2021 è stato all’ultimo posto nella classifica delle regioni italiane per percentuale sul totale di matrimoni con rito religioso.
Nell’anno pre-pandemia (2019) la percentuale di cerimonie in chiesa era stata di appena il 28,2% in Friuli Venezia Giulia, il 33,3% nel Nordest e 47,4% in Italia. Nel 2004, in regione, le cerimonie nuziali erano state 4.468; una quindicina di anni dopo, nell’anno pre-pandemia, si era perso un matrimonio su quattro, -27%.
Nel 2021, dai primi dati provvisori sui matrimoni totali disponibili per il comune di Udine, dopo il minimo del 2020 (155), c’è stato un buon recupero di celebrazioni (257), con un dato poco al di sotto del livello pre-pandemia di 267 cerimonie, ovvero -4 per cento.

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