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Una verità dentro una bugia: infinito Raf al Giovanni da Udine

Standing ovation del Teatrone per il cantautore icona degli anni ‘80 e ‘90

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foto: ©Simone Di Luca

UDINE – Nostalgico, romantico, intimista, malinconico, ma anche euforico, elettrizzante, curioso, in perenne stato di entusiasmo: pochi come lui hanno saputo trasformare in melodia due decadi irripetibili dal punto di vista musicale (ma non solo) del nostro paese.

Partiamo questa volta dalla fine: standing ovation del Giovanni da Udine per Raf, classe 1959, ma che evidentemente i buoni sentimenti ne hanno preservato la fibra perchè gli daresti almeno vent’anni di meno. Occhi umidi nel parterre, saluti, abbracci, ringraziamenti, balli, arrivederci, Infinito.

Una di quelle serate memorabili insomma, da best of, dove non manca un solo pezzo che vorresti ascoltare all’appello e te ne vai – come suggeriscono le didascalie sonore – a casa più ricco; che tu sia spettatore o musicista, sul palco o seduto in platea, galleria, loggione, protagonista di persona, per immedesimazione o di riflesso, di storie d’amore perfette, anche quando finiscono, come una verità dentro una bugia.

“E’ bello allora non è bravo!” Non si sa per quale motivo fin poco tempo fa, forse ancor’oggi, girava questo clichè. Bocciato assolutamente e neanche a dirlo se applicato a Raffaele Riefoli, in arte Raf: di bella presenza (anzi qualcosa di più) e di altrettanta sostanza, il nostro condurrà il proprio pubblico per mano in un viaggio sonoro a ritroso, tra gli anni come giorni che sono volati via, nei migliori sempre anni delle sue – e delle nostre – canzoni con un mestiere senza pari. Rimani tu, Il nodo, applauditissime, partenza.

Metà concerto, non un mistero per l’orecchio più allenato, Raf confessa di essere giù di voce, raffreddato, situazione un po’ analoga a una recente e poco fortunata apparizione a Sanremo; e piace la schiettezza, il suo esser diretto, l’esser avulso da scuse e soprattutto – permettetemelo di dire! – il non avvalersi di quegli effetti vocali di cui ormai tutti imprescindibilmente abusano. Grandissima credibilità a ripagare un pubblico che è cresciuto con lui.

Cambiamento total-black vs total-white: una vera e propria Metamorfosi, come dal titolo di una delle composizioni più vissute, intimissima e che lascia intuire il trascorso nell’affrontare la malattia della moglie che – per chi ha qualche anno di più e si divertiva con la satira politica dei vari Pippo Franco, Oreste Lionello, Leo Gullotta, Martufello – era la prima ballerina del Bagaglino, quella mora, la più bella del mondo insomma, più del sole, più del mare, più del cielo, una vertigine, uh-yeah!

Lo stesso, in vena di dialogo con il pubblico – assoluta novità per chi lo conosce bene – racconta che non sempre è riuscito a terminarla dal vivo e non per problemi di voce quanto per l’emozione che stringe il famoso nodo in gola.

Momento Ottanta voglia di te e tutti a ballare sulle note di Self Control, quando quelli della Italo Disco di cui anche Raf ha fatto parte agli albori non dovevano – secondo le linee guida dei loro produttori – rilasciare dichiarazioni né parlare praticamente mai, al fine di spacciarsi per inglesi o americani, perchè così era più “fico”, citando un appellativo che è nato proprio in quell’epoca.

Se Amore è la parola che ricorre più spesso fra i suoi testi, non vi è altro termine per descrivere il rapporto che ha il pubblico con il suo beniamino, decisamente ricambiato; già, perchè in ogni caso Non è mai un errore. E poi ti volti un attimo e vedi gente con lacrime agli occhi ed è applauditissima la parentesi piano-voce, spaventosamente riuscita con due carichi da novanta degli ottanta: Cosa resterà di questi Anni Ottanta e Gente di Mare. A chiudere grande spazio alla band di ragazzoni, affiatatissima.

Ricapitolando, super romantico-super credibile, insomma bello&bravo: la carriera di Raf si colloca perfettamente nella miglior tradizione cantautoriale italiana che strizza l’occhio al sound internazionale. Abbiamo detto favoloso da solo con il suo piano, alla grande quando c’è da rappare, in un Battito Animale continuo, a perfetto agio nella dance, come si accennava.

Eh già, quella fotografia, che raccoglie in sè l’anima di un’epoca, di un paese, di uno stile vita e di cui ti interroghi in quel famoso brano – caro Raf – l’hai scattata proprio tu.

Won’t you break my heart?
Won’t you break my heart?!

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