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Cronaca

Il sindaco Alberto Felice De Toni dà il benvenuto agli alpini

“Gli alpini sono, tra le nostre genti, una presenza calorosa che si manifesta in tutte le occasioni più significative”

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UDINE – Pubblichiamo il discorso di benvenuto che il sindaco di udine Alberto Felice De Toni ha pronunciato venerdì sera in piazza Libertà rivolgendosi alle migliaia di penne nere presenti.

Come Sindaco di Udine sono particolarmente orgoglioso di ospitare la 94ª adunata nazionale degli Alpini e lieto di porgere il saluto dell’Amministrazione comunale e il benvenuto di Udine alle Autorità militari e civili presenti, ai vertici dell’ANA, a tutte le Sezioni partecipanti e a tutti coloro che parteciperanno a questo straordinario evento.
La prima adunata si è svolta sul Monte Ortigara nel settembre 1920 per ricordare le migliaia di caduti durante la battaglia del monte Ortigara e della prima guerra mondiale in generale.
Oggi – a distanza di oltre 100 anni – ribadiamo qui il legame profondo che ci unisce alle Penne Nere, che unisce non solo noi friulani, ma tutti gli italiani.

Gli alpini sono, tra le nostre genti, una presenza calorosa che si manifesta in tutte le occasioni più significative: quelle della festa e della gioia e quelle della difficoltà e del dolore. Il terremoto del 1976 ha rappresentato la dimostrazione più alta del senso di solidarietà e di dedizione che gli alpini sanno esprimere. La sera del 6 maggio i militari in armi della Brigata Julia prestavano i primi soccorsi scavando a mani nude tra gli edifici crollati, e nei mesi successivi realizzeranno prefabbricati, case per anziani e scuole. Così un legame già forte diventerà profondo e fraterno.
Come scrive l’alpino e scrittore Giulio Bedeschi: «Non è cosa da poco, a questo mondo. Ecco il senso, il gusto dell’Adunata, vale la pena di accorrere, di ritrovarsi. È un gigantesco atto d’amore collettivo, alla buona s’intende, senza complicazioni, da alpini insomma. Ma non giudicateli dall’apparenza, allegri e burloni come sono; quelli camminano in centomila, ma potete moltiplicarli a volontà, non finiscono più perché si portan dietro i loro morti, dispongono perfino di un loro paradiso, il paradiso di Cantore”.
Vale la pena di ricordare la parte iniziale del discorso che Papa Giovanni Paolo II rivolse agli Alpini d’Italia il 19 maggio 1979, quando l’adunata si svolse a Roma e il Papa con il cappello di alpino sulla testa si rivolse agli alpini con queste parole: “Anziani, reduci da tante battaglie, feriti forse e mutilati, graduati e umili soldati, cappellani militari, decorati e benemeriti, giovani che appartenete a questo corpo generoso e coraggioso ricevete il mio saluto più cordiale”.

Quarant’anni dopo, in occasione del Centenario dell’Associazione nazionale alpini, il presidente Mattarella ricordava che le penne nere “identificano una lunga e nobile tradizione di coraggio, sacrificio e dedizione incondizionata a servizio della nostra comunità”.
Non c’è, infatti, alcun campo del sociale che non veda presenti gli alpini, dalle manifestazioni sportive a quelle culturali, dal tempo libero all’assistenza. Lo spirito alpino, fatto di dedizione e di volontà di concorrere al bene comune, ha sempre offerto una splendida dimostrazione della sua capacità e generosità, e nel contempo un profondissimo legame con la Patria e con la storia patria nell’affermazione dei più alti ideali di libertà e democrazia, che celebriamo anche attraverso l’esposizione gioiosa e festante del Tricolore.
In quel Tricolore che è stato issato poc’anzi, e che da settimane si erge a vessillo di democrazia e libertà nelle strade e nelle piazze della nostra città, è racchiuso l’indimenticato sacrificio dei vostri Caduti, ma anche l’emblema di un’Italia ancora capace di coesione e fratellanza, della quale siete testimoni con il vostro senso civico, la vostra umanità, il vostro impegno in prima linea nelle missioni internazionali di pace, così come al fianco delle popolazioni colpite da tragedie o calamità naturali. Ovunque si posi il nostro sguardo, nell’Italia di ieri e di oggi, osserviamo il patrimonio inestimabile degli interventi portati avanti con determinazione, competenza e passione dagli alpini in armi e in congedo. Perché, come ripetete spesso, con un entusiasmo che non si affievolisce, “Una volta indossato il cappello, si è Alpini per sempre”. Insomma essere alpini è uno stile di vita.

Come ha detto il presidente Scarpa celebrando il 150° di costituzione delle Truppe Alpine: «Dobbiamo dimostrare ancora una volta che il valore dell’amicizia, il desiderio di stare assieme, il ricordare per non dimenticare, il fare, siano motivo valido per dimostrare questo senso di appartenenza che ci accomuna in quanto fondamenta della nostra vita associativa».
Sono certo di rivolgermi a voi anche a nome dei miei concittadini: il vostro è il volto dell’Italia migliore, di un’Italia buona nella quale abbiamo oggi più che mai bisogno di riconoscerci e ritrovarci.
Pochi giorni fa – presentando con una conferenza stampa al Castello di Udine la 94ª Adunata – ricordavo che la città di Udine è alpina di grandi tradizioni, tant’è che la quinta volta che accoglie la manifestazione più importante per le Penne Nere. Oltre 3000 persone hanno lavorato per oltre un anno all’organizzazione di questa adunata, ha detto il presidente della Sezione di Udine, Dante Soravito de Franceschi. E io devo ringraziare tutto il personale del Comune che ha operato per rendere più accogliente e sicura la manifestazione. 

Il manifesto che accompagna la 94ª Adunata ha visto premiare proprio una penna nera friulana. Ogni elemento illustrato nel poster ha un significato e un collegamento con la storia di Udine e del Friuli dal monumento all’alpino realizzato nel 1936 all’interno della caserma Di Prampero al campanile del colle di Udine. Mi piace sottolineare di questo poster la raffigurazione di tre portatrici carniche, intente a trasportare le loro pesanti gerle per rifornire le postazioni dei reparti alpini lungo il fronte montano. Si tratta di un riconoscimento a una storia femminile che ritroveremo anche nella Resistenza, come ci ricorda la medaglia d’oro al valore militare a Paola Del Dìn, Renata, che dice “Quando arrivano gli alpini per la 94ª adunata nazionale voglio esserci”. E aggiunge: “La città deve accoglierli con riconoscenza per quello che hanno significato della nostra storia, per quello che hanno fatto nel 1976, con il terremoto”.
Oggi noi – l’Ana e il Comune – abbiamo voluto unirci in difesa delle donne in uno striscione che è stato esposto in piazza della Libertà, e che, come ha detto il presidente Soravito de Franceschi “fa parte di un progetto di sensibilizzazione che a noi alpini sta molto a cuore”. Ed io, come Sindaco di questa città, non posso che unirmi all’Ana in questa necessità di tolleranza zero verso chi non rispetta le donne e sentirmi ancora più fiero e orgoglioso di essere qui con gli alpini a festeggiare e ad emozionarmi osservando la sfilata di 90mila penne Nere.
E ascoltando la fanfara della Brigata Iulia, che si esibì per la prima volta a Monfalcone nel 1967. Oggi è uno dei complessi musicali dell’esercito fra i più conosciuti al mondo, ma soprattutto rappresenta l’interpretazione squillante dei valori più densi che uniscono gli alpini alle genti. “Dai fidi tetti del villaggio/i bravi alpini son partiti/Mostran la forza e il coraggio/nei loro volti franchi e arditi”.

Sono i primi, inconfondibili versi di Valore alpino, l’inno delle Penne nere, canto militare ufficiale di tutte le truppe alpine. Ancora una volta a dimostrare valori come la solidarietà, il coraggio e l’umanità.
Sei mostre a Udine e Gemona raccontano storia, canti e memoria degli alpini. Un viaggio nel passato e nel territorio. Un percorso temporale e geografico a cominciare dalla mostra “Amare la patria. Alpini, eroine ed eroi della grande guerra e della Resistenza” allestita in castello, a Udine; a “Le sezioni Ana all’estero e l’emigrazione alpina” a Palazzo Morpurgo; a “Gli alpini sessant’anni fa in Vajont” In Galleria Tina Modotti; a “Quasi quarant’anni di amicizia senza frontiere” nella Casa della Confraternita, in castello a Udine; infine alla “Mostra degli alpini” alla Cittadella alpini del Parco Moretti.
Ma la storia dell’impegno della Iulia sul piano umanitario e militare non riguarda solo il passato. Mozambico, Albania, Bosnia, Kosovo, Libano, Afghanistan e oggi Ungheria sono tante le missioni cosiddette “moderne” che hanno visto la presenza della brigata Iulia dal 1993 al confine jugoslavo ad oggi. Così come è continuato il sacrificio, dal Monte Ortigara, luogo simbolo del sacrificio alpino, agli 8 caduti quasi tutti a Herat, in Afghanistan.
Domenica ci sarà il passaggio della stecca alla città di Vicenza dove si terrà l’adunata il prossimo anno. Saremo forse un po’ tristi. Ma se penso a questa esperienza che stiamo per vivere assieme penso di poter dire che si tratta di un prezioso gioiello da incastonare nella nostra memoria per guardarlo ogni tanto rimanendo sbalorditi dalla sua bellezza e impressionati per i tanti messaggi che lascia noi e a coloro che verranno.

Viva gli Alpini – Viva Udine – Viva l’Italia

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