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Lavoratori altamente qualificati: Fvg ai vertici nella classifica italiana

“Questi dati, come quelli sulla capacità di innovazione del nostro territorio”, commenta Anna Mareschi Danieli, vicepresidente di Confindustria Udine

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FVG – I lavoratori altamente qualificati sono essenziali per le economie moderne, poiché stimolano l’innovazione, la produttività e la crescita. Per occupati con competenze elevate si intendono le persone di età compresa tra 25 e 64 anni che svolgono le seguenti occupazioni: manager, professionisti, tecnici e professionisti associati. Nel 2022, in tutta l’UE erano impiegate circa 80 milioni di persone altamente qualificate, pari al 44,2% del numero totale di persone occupate di età compresa tra 25 e 64 anni. La distribuzione degli occupati altamente qualificati a livello regionale varia notevolmente. 106 delle 241 regioni erano pari o superiori alla media dell’UE. In 53 regioni dell’UE, almeno la metà degli occupati era considerata altamente qualificata, con le percentuali più elevate registrate nelle regioni delle capitali e in altre regioni urbane. In particolare, 12 delle 14 regioni dell’UE con la percentuale più elevata di occupati altamente qualificati erano regioni delle capitali. Nel 2022, le quote regionali più elevate di occupazione altamente qualificata sono state registrate a Stoccolma (Svezia, 73,6%), Utrecht (Paesi Bassi, 68,9%), Lussemburgo (67,4%) e Prov. Brabante Vallone (Belgio, 65,8%). Seguono le regioni delle capitali Belgio, Francia, Lituania, Ungheria, Finlandia, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Danimarca e Repubblica Ceca, con quote variabili tra il 62,6% e il 65,6%.
Secondo le analisi dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Eurostat, in Fvg la quota di persone occupate altamente qualificate sul totale degli occupati con età compresa tra 25 e 64 anni è pari al 35,6%, superiore a quella del Veneto (33,9%), delle Province di Bolzano (35,3%) e Trento (34,5%), ma inferiore alla percentuale della Lombardia (38,7%) e dell’Emilia-Romagna (38,9%).

Le regioni rurali, gli ex centri industriali, nonché le regioni ultraperiferiche e periferiche, sono tra le regioni dell’UE con percentuali inferiori di individui altamente qualificati. Nel 2022, erano 24 le regioni dell’UE in cui i lavoratori altamente qualificati rappresentavano meno del 29,5% dell’occupazione totale tra le persone di età compresa tra 25 e 64 anni. Queste regioni erano concentrate principalmente nell’angolo sud-orientale dell’Europa: 10 regioni in Grecia, 6 in Romania e 4 in Bulgaria; comprendeva anche 3 regioni scarsamente popolate nella metà meridionale della Spagna e Panonska Hrvatska in Croazia. Le percentuali più basse di occupati altamente qualificati sono state registrate nelle regioni greche Sterea Elláda (21,8%) e Ionia Nisia (22,3%), nonché nella regione rumena di Sud-Muntenia (22,8%).
“Questi dati, come quelli sulla capacità di innovazione del nostro territorio – commenta Anna Mareschi Danieli, vicepresidente di Confindustria Udine -, confermano ancora una volta che la nostra regione è ben posizionata a livello nazionale, mentre sul piano europeo siamo ancora rimasti indietro. Possiamo e dobbiamo fare meglio. È vitale accrescere la qualità del capitale umano da cui possono attingere le imprese, rendendo il sistema di istruzione scolastica e universitaria più efficiente, più attrattivo anche per studenti e ricercatori stranieri, più differenziato e specializzato al suo interno, con una maggiore mobilità geografica di docenti e studenti e colmando il pesante disallineamento tra i profili oggi disponibili e quelli invece richiesti dal nostro sistema produttivo”.

“È poi necessario rimuovere gli ostacoli all’incontro efficiente tra domanda e offerta di competenze – prosegue la vicepresidente degli industriali friulani -, ad esempio migliorando il collegamento fra università e mondo del lavoro o differenziando i curricula universitari per adeguarli alle reali competenze richieste nel sistema produttivo. Scuole e università dovrebbero essere maggiormente indirizzate a favorire lo sviluppo di esperienze lavorative precoci, in modo da facilitare la successiva transizione nel mercato del lavoro. Da questo punto di vista, l’esperienza degli ITS, fondati sul learning by doing, è illuminante e significativa. Lo testimoniano i dati eccellenti sul successivo placement lavorativo”.
“La via è chiara – conclude Mareschi Danieli -: dobbiamo educare e formare i nostri giovani per una industria sempre più hi-tech e ad alto valore aggiunto, così che la loro creatività e produttività compensi il loro numero minore. Va da sé che lo sforzo di cambiamento richiesto ai soggetti pubblici e ai policy-maker deve essere accompagnato da un altrettanto profondo mutamento del settore privato, delle imprese e dei lavoratori. La sfida per le imprese è di realizzare un salto di qualità di prodotto e di processo, che le porti a essere più grandi, più tecnologiche, più internazionalizzate, così da agire quali incubatrici di una delle più rilevanti dimensioni del capitale umano: la capacità d’innovare. Che è la chiave per riuscire a passare dalla crescita della quantità alla qualità della crescita. Solo in questo modo, creando valore aggiunto, le aziende sono in grado di competere sui mercati e di remunerare in misura crescente i propri collaboratori”.

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