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Immigrazione, Roberti: «Necessario un maggiore presidio dei confini nazionali»

L’assessore ha partecipato questa sera al convegno “”Rotta balcanica – Capolinea Trieste” organizzato dal Sap

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FVG – “Dal Governo ci aspettiamo un intervento forte sulla rotta balcanica e sui Paesi che si trovano lungo il suo percorso. A livello internazionale, l’italia non è un Paese di primo ingresso in Unione europea e non deve quindi essere trattato come tale. Sul fenomeno migratorio in quest’area geografica é fondamentale una cooperazione con la Croazia, che rappresenta il confine esterno dell’Ue, e la Slovenia. Da un lato servono azioni coordinate per combattere i trafficanti di esseri umani e dall’altro é necessario un maggior controllo dei confini nazionali”. È quanto dichiarato dall’assessore regionale alla Sicurezza e immigrazione Pierpaolo Roberti a margine della conferenza intitolata “Rotta balcanica – Capolinea Trieste”, organizzata nel capoluogo regionale dal Sindacato autonomo di Polizia, nel corso della quale sono intervenuti l’inviato di guerra Fausto Biloslavo, l’ex dirigente della Polizia di Stato ed esperto di cooperazione internazionale Giuseppe Colasanto e il segretario regionale del Sap Lorenzo Tamaro.

Evidenziando come il Friuli Venezia Giulia, pur avendo circa la metà della popolazione della Slovenia accoglie cinque volte il numero di immigrati accolti da quest’ultima nazione, Roberti ha rimarcato che “è importante che ci sia un’attenzione mediatica sulla rotta balcanica che ogni giorno porta centinaia di migranti sul suolo del Friuli Venezia Giulia e di conseguenza in Italia. Il fenomeno dell’immigrazione clandestina produce effetti importanti sia dal punto di vista economico – basti pensare ai rilevanti costi per la pulizia delle aree boschive dove le persone che transitano lungo la rotta balcanica abbandonano zaini e vestiti – sia sociale, perché incide sulla percezione della sicurezza. Nonostante l’impegno delle Forze dell’ordine ci sono aree di Trieste, ma il fenomeno riguarda anche altre nostre città come Udine, che non vengono più fruite. Non possiamo accettare che fette delle nostre città e parti del nostro territorio vengano sottratti alla comunità e alla cittadinanza”.

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