Cronaca & AttualitàRegione FVG
50 anni dal terremoto del Friuli: Riccardi rilancia su prevenzione e ruolo chiave delle professioni tecniche
A Udine il confronto tra Regione, Università e ordini tecnici per una prevenzione “orizzontale” a 50 anni dal sisma.
A cinquant’anni dal terremoto del Friuli, la Regione rilancia il tema della prevenzione integrata e del ruolo strategico delle professioni tecniche nella costruzione di un sistema capace di affrontare l’intero ciclo dei disastri.
È questo il messaggio emerso dall’incontro operativo che si è svolto a Palazzo Florio a Udine, dove l’assessore regionale alla Salute con delega alla Protezione civile, Riccardo Riccardi, ha incontrato i rappresentanti dei sette ordini e collegi delle professioni tecniche del territorio.
L’appuntamento è stato organizzato in vista del convegno tecnico-scientifico “Dal terremoto del Friuli alla resilienza territoriale”, promosso dall’Università di Udine e in programma a giugno nell’ambito delle iniziative per il 50° anniversario del sisma del 1976.
Superare i “silos verticali” delle discipline
Al centro del confronto, la necessità di superare i “silos verticali” delle singole competenze per costruire una prevenzione realmente trasversale.
«Il programma per il 50° anniversario del sisma, al di là degli aspetti celebrativi, si fonda su capisaldi chiari: trasformare la memoria storica della ricostruzione in indirizzi operativi e strumenti concreti di prevenzione», ha spiegato Riccardi.
L’obiettivo è ambizioso: fare della lezione del 1976 una piattaforma metodologica proiettata al futuro, in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030, consolidando una sinergia stabile tra Protezione civile, Università e professionisti.
«È un’occasione culturale molto importante per adottare strumenti di pianificazione e prevenzione che non si limitino alla singola competenza ma tengano conto della complessità delle relazioni: lo sforzo è quello di superare i silos verticali delle discipline per costruire una prevenzione realmente orizzontale», ha concluso l’assessore.
Un miliardo investito in trent’anni
Riccardi ha inoltre ricordato l’impegno economico sostenuto dalla Regione negli ultimi decenni sul fronte della gestione delle emergenze e della messa in sicurezza del territorio.
«Dal 1994 a oggi abbiamo avuto nove emergenze nazionali e in questa regione si è investito un miliardo di euro in opere: senza quell’investimento i danni sarebbero stati ben più gravi», ha sottolineato.
Un dato che evidenzia come la prevenzione non sia solo un principio teorico, ma una scelta politica e finanziaria concreta, capace di ridurre l’impatto di eventi critici e di rafforzare la resilienza delle comunità.
Il ruolo degli ordini professionali
All’incontro hanno partecipato ingegneri, architetti PPC (Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori), geologi, geometri, periti industriali, periti agrari, dottori agronomi e forestali.
L’iniziativa è stata aperta dal prorettore dell’Università di Udine Andrea Cafarelli e dal prorettore vicario Giorgio Alberti, con interventi, tra gli altri, di Stefano Grimaz, titolare della Cattedra Unesco in Sicurezza intersettoriale per la riduzione dei rischi di disastro e la resilienza dell’Ateneo friulano, nonché responsabile scientifico della Scuola di alta formazione sulla resilienza.
Proprio Grimaz ha presentato una scheda di riflessioni e proposte per la resilienza territoriale, che sarà distribuita agli iscritti degli ordini e collegi coinvolti come materiale preparatorio al convegno.
L’obiettivo è trasformare l’esperienza della ricostruzione friulana in strumenti operativi capaci di coprire l’intero ciclo dei disastri, dalla pianificazione alla gestione dell’emergenza fino alla ricostruzione post-evento.
Verso un manifesto condiviso per la gestione dei rischi
Nel corso del convegno di giugno, ogni portavoce illustrerà la propria esperienza professionale, alimentando un confronto tecnico che culminerà in una tavola rotonda finale.
L’esito atteso è la redazione di un manifesto e di un documento di indirizzo condiviso per la gestione dei rischi, frutto di un lavoro corale tra istituzioni, mondo accademico e professionisti.
Un percorso che punta a rendere strutturale il dialogo tra competenze diverse, rafforzando quella cultura della prevenzione che, in Friuli-Venezia Giulia, affonda le proprie radici nella tragedia del 1976 ma guarda con decisione alle sfide future.
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