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Turismo e identità, il Friuli-Venezia Giulia rilancia i territori con il modello delle comunità

Turismo di comunità e identità al centro del confronto: strategie e modelli per il rilancio del Friuli-Venezia Giulia

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Riqualificazione e identità- il futuro del turismo nel Friuli-Venezia Giulia - Turismo FVG
Riqualificazione e identità- il futuro del turismo nel Friuli-Venezia Giulia

Si è concluso con grande partecipazione e risultati concreti l’evento dedicato alla rigenerazione dei territori e al turismo di comunità in Friuli-Venezia Giulia. L’incontro, moderato dal giornalista Emilio Casalini e promosso da Confcooperative Alpe Adria, ha riunito istituzioni, esperti e realtà locali per delineare un modello innovativo di sviluppo sostenibile.

Fin dall’apertura, gli interventi istituzionali hanno evidenziato la necessità di un approccio integrato e collaborativo, capace di valorizzare il patrimonio culturale e territoriale della regione. Tra i protagonisti Serena Mizzan, Loris Basso, Stefania Garlatti Costa, Pierpaolo Roberti e Mauro Bordin, tutti concordi sull’importanza di fare rete per rilanciare le aree più fragili.

Turismo di comunità: modelli concreti

Il primo panel ha messo al centro il turismo di comunità come leva di rigenerazione, portando esempi concreti da diverse realtà italiane. Dalla Cooperativa La Paranza di Napoli, impegnata nel turismo sociale e inclusivo, alla Cooperativa Corte di Rigoso in Emilia-Romagna, che ha illustrato strategie per rivitalizzare i borghi attraverso il coinvolgimento diretto degli abitanti.

In Friuli-Venezia Giulia, l’Associazione Alberghi Diffusi ha dimostrato come il turismo diffuso possa rilanciare i piccoli centri montani, creando occupazione e preservando tradizioni. A supporto, il professor Francesco Costantini ha sottolineato come questo modello metta al centro persone, identità e patrimonio locale, generando benefici economici e sociali.

Il turismo delle radici come opportunità globale

Ampio spazio è stato dedicato al turismo delle radici, considerato un modello di successo a livello internazionale. Marina Gabrieli del MAECI ha illustrato il progetto finanziato dal PNRR per valorizzare le comunità italiane all’estero e incentivare il ritorno nei territori di origine.

Le testimonianze di Cristina Lambiase e dei rappresentanti dei Comuni delle Radici, tra cui Dogna e Sagrado, hanno evidenziato come memoria storica e identità culturale possano diventare strumenti di sviluppo. Il legame con le proprie origini si conferma così una leva strategica per attrarre nuovi flussi turistici.

Identità, narrazione e sostenibilità

Nelle conclusioni, Emilio Casalini ha ribadito che il futuro dei territori passa attraverso una narrazione condivisa, capace di unire tradizione e innovazione. L’intera giornata ha dimostrato come il turismo possa diventare un motore di crescita economica e coesione sociale, se fondato su valori autentici.

In parallelo, i laboratori con studenti dell’Università di Udine e dell’Istituto Stringher hanno coinvolto le nuove generazioni, segno di un percorso che guarda al futuro con responsabilità e visione.

Un modello per il futuro

L’evento ha confermato che il turismo di comunità e il recupero delle radici identitarie rappresentano una strada concreta per lo sviluppo del Friuli-Venezia Giulia. Un modello che punta su sostenibilità, partecipazione e valorizzazione del territorio, capace di trasformare le sfide in opportunità.

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